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·25 maggio 2026
Pisacane: «Mio padre è l’uomo a cui devo di più! Futuro? Sarà a Cagliari, faccio fatica a vedermi altrove»

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La vittoria storica del Cagliari al Meazza contro il Milan ha chiuso una stagione destinata a restare nella memoria rossoblù, culminata con una salvezza dal sapore speciale! Protagonista assoluto del finale è stato Fabio Pisacane, allenatore capace di dare identità, coraggio e compattezza alla squadra.
Ospite negli studi di Sky Calcio Unplugged, Pisacane si è raccontato a tutto tondo: dagli inizi del suo percorso in panchina alla gestione di uno spogliatoio giovane, fino alle scelte tattiche e al rapporto con i senatori. Sullo sfondo resta il futuro, che nelle sue idee continua ad avere forti tinte rossoblù, insieme al legame profondo con il padre. Vi riportiamo le dichiarazioni:
GENERAZIONE – «Il pezzo del puzzle più importante è la gestione delle risorse umane. Ho capito che con questa generazione la parola o costruisce un ponte o alza un muro. Devi centellinare le parole e capire gli stati d’animo. Essendo nati in un’era tecnologica, a volte per loro le immagini valgono più delle parole».
MINA – «Con Yerry ho un rapporto autentico. L’ho sostituito a fine primo tempo a Pisa, a Udine l’ho tolto dopo 10 minuti. Il rispetto e la credibilità te li guadagni attraverso queste azioni, e oggi abbiamo un legame grandissimo».
PALESTRA – «Sembra il calciatore che ti costruisci alla PlayStation, con ’99’ in accelerazione. Ha una falcata disarmante, sembra un leopardo. Non si aspettava di giocare titolare, ma a Napoli davanti a 70.000 persone ha mostrato una personalità fuori dal normale. Deve solo mettere dentro ancora un po’ di comprensione del gioco».
FUTURO – «Nella mia scala dei valori la riconoscenza è fondamentale. Per tutto quello che Cagliari mi ha dato e mi ha visto crescere, faccio fatica a vedermi lontano da qui. Non andrei mai allo scontro con questa società, il mio futuro sarà a Cagliari per provare a fare un campionato ancora più importante».
LEGAME CON IL PADRE – «Mio padre è l’uomo a cui devo di più. Mi ha fatto mettere dentro resilienza e fame. A 13 anni mi sono trovato paralizzato dalla testa ai piedi in coma per 20 giorni. In quel momento drammatico, lui faceva di tutto e mi diceva che sarei tornato a giocare a calcio, faccio fatica a vedere un futuro senza mio padre. Non ho mai avuto paura di niente in questi ultimi 27 anni, perché dopo la malattia ho dato valore a ogni singolo minuto della mia esistenza, però la cosa che più mi spaventa è svegliarmi domani e sapere di non avercelo più accanto».
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