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·27 gennaio 2026

Protesta contro Villarreal-Barça a Miami: la Liga porta i calciatori in tribunale

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La Liga va fino in fondo contro i calciatori. Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo AS, la lega ha formalmente avviato l’iter legale affinché sia un giudice a stabilire se i calciatori della Primera División abbiano dato vita a uno sciopero illegale durante la 9ª giornata di campionato, quando le squadre rimasero ferme per 15 secondi dopo il fischio d’inizio contro il piano di gar giocare Villarreal-Barcellona a Miami.

Per la Liga, quel gesto sarebbe stato contrario alla legge sullo sciopero. Di tutt’altro avviso il sindacato dei calciatori AFE, che – pur non avendo ancora ricevuto formalmente la denuncia – sostiene che non si sia trattato di uno sciopero, bensì di una semplice protesta rientrante nella libertà di espressione.


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I rapporti tra la Liga e il sindacato attraversano una fase di forte tensione. Dopo anni di relativa collaborazione, le due istituzioni sono tornate allo scontro, questa volta per le conseguenze legate al cosiddetto Plan Miami della lega. I calciatori avevano lamentato una totale mancanza di coinvolgimento e di informazioni nel progetto di disputare Villarreal-Barcellona a Miami lo scorso dicembre, iniziativa poi naufragata. Da qui la decisione dei giocatori di fermarsi simbolicamente per 15 secondi nella 9ª giornata di campionato, un gesto di protesta contro la gestione della lega che, secondo LaLiga, avrebbe contribuito anche al fallimento del progetto statunitense.

Il confronto tra le parti è proseguito anche dopo l’annuncio del ritiro di Relevent, la società promotrice dell’operazione negli Stati Uniti. In quell’occasione, il presidente dell’AFE David Aganzo ribadì che non si poteva parlare di sciopero illegale, mentre il numero uno di LaLiga Javier Tebas rispose apertamente di voler affidare la decisione a un giudice. Un passaggio che ora si è concretizzato, anche se la lega ha nel frattempo ritirato la richiesta iniziale di risarcimento danni, stimata in circa 8 milioni di euro.

Un tentativo di evitare il contenzioso giudiziario era stato fatto a dicembre, con una mediazione presso il SIMA (Servizio Interconfederale di Mediazione e Arbitrato). L’incontro, durato poco più di un’ora, non aveva però avvicinato le posizioni delle parti, rimaste ferme sulle rispettive convinzioni. A questo punto, sarà la giustizia a stabilire se quel breve stop in campo possa essere qualificato come sciopero illegale o come semplice forma di protesta.

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