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·7 settembre 2026

Quando il Cile è sceso dal podio: la posizione della Roja nel Ranking FIFA

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Il 7 aprile 2016, la nazionale cilena raggiunse il terzo posto del Ranking FIFA. La Roja si piazzò in alto, guardando dall’alto in basso nazionali con tre o quattro stelle cucite sullo stemma. Per un Paese che nel 2002 aveva toccato il fondo con l’84º posto, quello più che un numero era un’impresa.

La gioia fu intensa, ma non durò per sempre. Un anno dopo, la nazionale cilena resisteva nella top 5, essendo la quarta del pianeta. Ad agosto dello stesso anno era già crollata al settimo posto, secondo i dati pubblicati sul sito della stessa federazione.


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Il ranking, che per tre anni era stato motivo di orgoglio, cominciò a trasformarsi in un’anticipazione di ciò che sarebbe arrivato dopo. Perfino le case di scommesse sicure in Cile secondo gli esperti di Redgol adattarono le loro quote a una nazionale che non offriva più le stesse garanzie. Di seguito, come è stata costruita quella vetta, cosa l’ha fatta crollare e dove si trova oggi il Cile.

Terzi al mondo con una generazione irripetibile

L’ascesa fu legata a una generazione d’oro. Alexis Sánchez, Arturo Vidal, Claudio Bravo, Gary Medel, Eduardo Vargas, Mauricio Isla, Charles Aránguiz.

Quel gruppo si conosceva fin dalle categorie giovanili (terzo posto al Mondiale Under-20 del Canada 2007). Sotto la guida di Jorge Sampaoli prima, e di Juan Antonio Pizzi poi, conquistarono titoli inaspettati.

Con la Copa América 2015, in casa, ruppe un digiuno di 99 anni senza trofei continentali. La Copa América Centenario 2016, con quel 7-0 al Messico e un’altra finale vinta ai rigori contro l’Argentina, confermò che non era stato un caso. Il Cile era bicampione d’America e il ranking lo rifletteva .

Dal quarto posto alla caduta libera: cosa accadde nel 2017?

La Confederations Cup Russia 2017 fu l’ultima grande vetrina. Il Cile arrivò in finale contro la Germania e perse 1-0. La sconfitta fece male e il secondo colpo arrivò dopo, quando il ranking rifletté la realtà del campo. Dal quarto al settimo posto in un attimo.

Il sistema di punteggio della FIFA penalizzava i risultati più recenti dando loro più peso rispetto a quelli precedenti, e le vittorie che avevano lanciato il Cile perdevano valore mese dopo mese.

La campagna verso Russia 2018 si complicava giornata dopo giornata, la nazionale iniziò a scendere con poche vittorie che non bastarono. Nel 2017, una sconfitta contro il Brasile lasciò il Cile fuori dal Mondiale e per questo il ranking continuò a scendere. La generazione d’oro non si ritirò di colpo, ma il suo splendore si spense partita dopo partita.

Tre Mondiali fuori: la traversata del deserto

Quello che venne dopo non lo avrebbero immaginato nemmeno i più pessimisti nel 2016. Il Cile non si qualificò per Russia 2018, non si qualificò per Qatar 2022 e non si qualificò per il Mondiale 2026. Tre cicli mondiali consecutivi che pesano nella classifica della federazione internazionale.

I nomi della generazione d’oro scomparvero gradualmente dalle convocazioni e anche il numero di partite vinte svanì. Non fu un cambiamento improvviso, ma progressivo. Questo non lo rende meno doloroso per il tifoso cileno.

La panchina è il riflesso dell’instabilità. Da quando c’era Pizzi, il Cile è passato per Reinaldo Rueda, Martín Lasarte, Eduardo Berizzo e Ricardo Gareca, senza che nessuno riuscisse a invertire la tendenza.

Oggi c’è Nicolás Córdova come commissario tecnico ad interim, un altro segnale di un processo ancora in cerca di direzione. Come parte dei suoi sforzi, il CT è volato in Brasile per recuperare Erick Pulgar, uno dei migliori giocatori cileni del momento.

49º posto a luglio 2026: dove resta la speranza?

Il dato più recente colloca il Cile al 49º posto con 1.458,20 punti. Curiosamente, il punteggio supera quello che aveva quando era terzo al mondo nel 2016. Il fatto è che il ranking ha cambiato più volte il metodo di calcolo. Il confronto diretto, in questo caso specifico, non vale.

Quello che invece vale è la sensazione e il cambio di posizione. Dal terzo al quarantanovesimo posto c’è un abisso. Nonostante tutto, il Cile è ancora lontano dal suo momento peggiore. Quel 84º posto del dicembre 2002, con 468 punti, arrivò dopo la mancata qualificazione al Mondiale Corea-Giappone e nel mezzo di una profonda crisi istituzionale e sportiva.

Da quel baratro emerse una generazione che impiegò un decennio per dare frutti, ma li diede. La domanda è se la prossima impiegherà lo stesso tempo. Le amichevoli più recenti del 2026 (vittorie contro Perù, Capo Verde e RD Congo, sconfitte contro Nuova Zelanda e Portogallo) mostrano una nazionale in transizione che ci prova, ma non ci riesce.

Il ranking dice 49. La storia dice che è già stata peggio e che ha saputo risollevarsi. Resta da vedere se questa volta la strada del ritorno sarà più breve della precedente.

Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🇪🇸 qui.

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