Inside Futbol
·28 settembre 2026
Quattro cambi al Tottenham di De Zerbi, ma resta un grosso problema

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·28 settembre 2026

Alex Pantling/Getty Images
Roberto De Zerbi ha preso in mano gli Spurs alla fine di marzo, sostituendo Igor Tudor alla guida, con i Lilywhites ancora alla ricerca della loro prima vittoria in Premier League dell’anno solare.
Terzo allenatore alla guida del Tottenham nella scorsa stagione, il tecnico italiano ha rapidamente rimesso la squadra in carreggiata, ottenendo una vittoria entro tre partite e guidando una serie di cinque risultati utili in sette gare per assicurare la permanenza nella massima serie.
In estate è seguita una grande ricostruzione, con oltre 300 milioni di sterline spesi mentre De Zerbi ha ricevuto un forte sostegno per portare i rinforzi necessari a realizzare la sua visione tattica per la nuova stagione. Eppure, dopo cinque partite, gli Spurs sono di nuovo alla ricerca di una vittoria in Premier League.
La pausa per le nazionali è arrivata come una gradita tregua per la squadra del nord di Londra e, sebbene le prestazioni siano visibilmente migliorate e non sembrino più così prive di direzione come la scorsa stagione, resta ancora molto da sistemare. Il loro primo gol in campionato è arrivato soltanto alla quinta giornata, a sottolineare che, nonostante i progressi fatti sotto De Zerbi, c’è ancora un tassello mancante.
Inside Futbol analizza i cambiamenti portati da De Zerbi agli Spurs, evidenziando al tempo stesso l’unico aspetto che deve essere sistemato quando tornerà la Premier League.

In questa stagione, De Zerbi ha plasmato la squadra londinese attorno a un doppio mediano a centrocampo, con un trequartista mobile che agisce davanti a loro, mantenendo con decisione questa struttura in tutte e cinque le gare di campionato.
Con il trio di centrocampo che ruota in fase di possesso, ai terzini è stata concessa maggiore libertà, adattando il loro posizionamento in base a dove si muove il pallone e aiutando anche a innescare il pressing quando il possesso viene perso.
Il Tottenham ha fatto del possesso un pilastro dell’approccio di De Zerbi, piazzandosi terzo in campionato con una media del 60,6 per cento, in aumento rispetto al 49,9 per cento prima del suo arrivo. Questo dominio ha anche alimentato molta attività con il pallone, con gli Spurs primi in campionato per dribbling tentati, conduzioni totali e conduzioni progressive, anche se questo controllo non si è ancora tradotto con continuità in una minaccia realmente incisiva nell’ultimo terzo di campo quando conta di più.

Nel puro stile di De Zerbi, con l’ex stella del Brighton Jan Paul van Hecke accanto a Micky van de Ven al centro della difesa, l’allenatore ha chiesto maggiore fisicità, soprattutto con gli Spurs che invitano deliberatamente gli avversari a pressarli, caratteristica chiave della loro costruzione dal basso.
In estate, anche il centrocampo è stato rinforzato dagli arrivi di Sandro Tonali dal Newcastle United e di Mateus Fernandes dal West Ham United, con entrambi i giocatori che portano una forte presenza fisica in mezzo al campo. De Zerbi ha schierato l’italiano titolare in ogni partita, mentre il portoghese è comparso nell’undici iniziale tre volte finora. Insieme, i nuovi arrivati hanno aggiunto un’ulteriore dimensione all’intensità degli Spurs a centrocampo.
Pur essendoci stato un chiaro passo avanti rispetto alla scorsa stagione, un problema che deve ancora essere risolto è il calo di intensità nel corso delle partite, qualcosa che De Zerbi ha affrontato dopo la recente sconfitta contro l’Aston Villa quando ha definito la sua squadra “incostante”. La pausa per le nazionali dovrebbe dare al tecnico degli Spurs tempo prezioso per rifinire la condizione fisica della squadra e fare in modo che il problema appartenga al passato.
De Zerbi ha portato Van Hecke dal Brighton per la sua forza fisica e la capacità di impostare da dietro, e finora lo ha impiegato in ogni minuto della stagione di Premier League. Dopo cinque partite, l’olandese è primo in campionato per passaggi lunghi e intercetti.
Il primo dato sottolinea il cambiamento nell’approccio del Tottenham, con maggiore enfasi sui difensori nel trovare la linea successiva, dato che la coppia olandese è incoraggiata a superare dal basso la prima ondata di pressione..
Questo ruolo aggressivo dei centrali aiuta gli Spurs a creare superiorità numerica nella costruzione, cosa che si è vista chiaramente in campo. Il tassello mancante, però, è stato il passaggio decisivo per trasformare quel controllo in occasioni nitide. Che dipenda dagli interpreti o dal processo decisionale è discutibile, ma con la pressione per gol e vittorie in crescita, gli Spurs dovranno trovare presto la risposta.

Finora Richarlison, Omar Marmoush e Dominic Solanke hanno tutti giocato centralmente sotto De Zerbi, con richieste diverse rispetto a quelle di un classico numero nove, dato che ci si aspetta da loro un contributo maggiore alla costruzione anziché il semplice restare alti sul campo.
Questa fluidità crea un dilemma per i difensori avversari, che devono decidere se seguire l’attaccante e lasciare spazio agli inserimenti oppure mantenere la posizione e consentirgli di abbassarsi per ricevere il pallone.
Dominic Solanke è stato l’esempio più chiaro di questa tattica e, anche se gli Spurs devono ancora farla funzionare con continuità, offre un’altra strada per scardinare le difese. I Lilywhites hanno segnato finora solo un gol su azione, peraltro con Solanke fuori dal campo, mentre l’altro è arrivato da calcio piazzato. Se gli Spurs riusciranno a unire questi movimenti a una maggiore incisività, potrebbe diventare una parte fondamentale del piano offensivo di De Zerbi.
Il tassello mancante è evidente: la concretezza. Questa può arrivare solo con una produzione costante di occasioni nell’ultimo terzo di campo, aspetto sul quale De Zerbi è stato critico, sottolineando che servono decisioni migliori per portare il pallone in zone pericolose.
Gli Spurs hanno viaggiato a una media di 14,2 tiri a partita, ma solo 2,2 grandi occasioni, evidenziando il divario tra la loro attività offensiva e una minaccia reale. Per tutto il loro movimento e possesso, finora all’attacco è mancato il guizzo decisivo.
In definitiva, è qui che sta il problema. Il centrocampo ha mostrato di saper far progredire il pallone in modo efficace, mentre la difesa ha dimostrato la capacità di mantenere la porta inviolata, come visto negli 0-0 contro il Nottingham Forest e l’Everton. L’ultimo pezzo del puzzle resta nella trequarti offensiva.
L’estate ha portato molti volti nuovi, con un attacco rinnovato che comprende Omar Marmoush, Savio e Mykhailo Mudryk, insieme ai giocatori rientrati come Mohamed Kudus e Dominic Solanke. Che si tratti di ruggine o semplicemente del processo di costruzione di nuove intese, gli Spurs hanno bisogno che quel reparto offensivo inizi a funzionare il prima possibile.
Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🏴 qui.







































