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Inter News 24

·28 agosto 2026

Quinta punta? Chivu lancia un messaggio chiaro sui giovani: adesso però servono i fatti

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Le parole di Chivu sui talenti della rosa meritano attenzione, ma il vero banco di prova arriverà quando la stagione entrerà nel vivo

Nella mattinata di oggi, mentre l’Inter era al lavoro ad Appiano Gentile, Cristian Chivu ha parlato ai microfoni di SportMediaset a due giorni dalla sfida contro il Cagliari. Inevitabilmente, tra gli argomenti affrontati, hanno trovato spazio le condizioni di Lautaro Martinez, la crescita di Pio Esposito e anche le valutazioni legate al mercato.


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Ma c’è una frase dell’allenatore rumeno che, più delle altre, merita di essere analizzata con attenzione. Parlando della possibile quinta punta, Chivu ha scelto di non alimentare indiscrezioni e ha ribadito la propria fiducia nei giovani già presenti nell’organico.

PAROLE – «Non mi chiedete di fare nomi al di fuori della mia rosa: stimando tantissimi allenatori, club e calciatori, sarebbe un’impresa impossibile. Il movimento italiano mantiene un ottimo livello complessivo, spinto da individualità in grado di far crescere tutto il campionato, ma i miei restano intoccabili. In avanti, peraltro, abbiamo risorse importanti come Lavelli, Mosconi e Idrissou: che li si consideri la quinta, sesta o settima opzione dell’attacco, la sostanza non cambia».

Una presa di posizione che fa bene all’Inter

Il passaggio è importante perché certifica una volontà precisa: Chivu non considera i giovani semplicemente come elementi da aggregare alla prima squadra, ma li identifica come risorse reali dell’organico.

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È un messaggio che, soprattutto in un club come l’Inter, può avere un peso significativo. Negli ultimi anni il settore giovanile nerazzurro ha continuato a produrre calciatori interessanti, ma il salto dalla Primavera al calcio dei grandi rimane inevitabilmente la parte più complessa del percorso.

Per questo le parole di Chivu sono da accogliere positivamente. Anzi, sarebbe difficile chiedere all’allenatore un messaggio diverso: se un giovane merita, deve sapere di poter avere una possibilità.

Eppure c’è un passaggio ulteriore che non può essere ignorato.

Dai proclami al minutaggio: è qui che si misura la fiducia

Perché parlare di Lavelli, Mosconi e Idrissou come risorse offensive è certamente positivo, ma il vero giudizio arriverà sul campo.

La fiducia nei giovani non può rimanere una dichiarazione da conferenza stampa o un modo per tranquillizzare l’ambiente durante il mercato. Deve trasformarsi in minuti, presenze, responsabilità e occasioni concrete.

Non significa necessariamente lanciare un ragazzo titolare in una partita di Champions League contro una big europea. Significa, piuttosto, costruire gradualmente un percorso: qualche minuto quando il risultato lo permette, una presenza dal primo minuto in determinate partite, una convocazione costante e la possibilità di sbagliare senza essere immediatamente accantonati.

È proprio questa la parte più difficile del lavoro di un allenatore.

L’Inter ha bisogno di crederci davvero

Chivu conosce perfettamente il mondo dei giovani e la sua esperienza sulla panchina della Primavera rappresenta un elemento che può fare la differenza. Proprio per questo, però, le sue parole assumono un valore ancora maggiore.

Se l’Inter vuole davvero valorizzare il proprio patrimonio tecnico, deve avere il coraggio di farlo anche quando la stagione presenterà difficoltà e pressioni. Perché è semplice parlare di giovani ad agosto, quando le gerarchie non sono ancora definite. Molto più complicato sarà concedere spazio a un ragazzo a novembre o febbraio, con una partita importante alle porte e la necessità di ottenere immediatamente un risultato.

Ed è qui che Chivu dovrà dimostrare coerenza.

Il mercato può portare nuovi giocatori, anche nel reparto offensivo. Ma se l’allenatore considera davvero Lavelli, Mosconi e Idrissou delle alternative credibili, allora dovrà trovare il modo di coinvolgerli.

Non per una questione di età, né per fare beneficenza sportiva. Semplicemente perché un giovane diventa una risorsa soltanto quando gli viene concessa l’opportunità di dimostrarlo.

Le parole di Chivu, dunque, piacciono. Ma adesso viene la parte più importante: trasformarle in fatti.

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