Milannews24
·27 giugno 2026
Rabiot Milan, perché trattenerlo sarebbe il primo vero colpo interno del nuovo corso di Amorim

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·27 giugno 2026

Le parole di Adrien Rabiot al termine della sfida della Francia contro la Norvegia non hanno chiuso le porte al Milan. Anzi. Il centrocampista ha semplicemente ribadito quella che, in questo momento, è la sua unica priorità: la Coppa del Mondo. Una risposta prevedibile, professionale e rispettosa della competizione che sta disputando. Ma proprio questa attesa rende ancora più importante una riflessione: il Milan deve fare di tutto per trattenere Rabiot e consegnarlo ad Amorim come punto fermo del nuovo progetto tecnico.
Negli ultimi anni il Milan ha investito molto su giocatori giovani e di prospettiva. Una scelta condivisibile, ma che spesso ha lasciato scoperto un aspetto fondamentale: l’esperienza internazionale.
Rabiot rappresenta esattamente ciò che serve in una squadra che vuole tornare a vincere. Ha giocato ai massimi livelli con club prestigiosi, è protagonista con la Francia e conosce perfettamente la pressione delle grandi competizioni. In uno spogliatoio che si appresta ad aprire un nuovo ciclo tecnico, avere un calciatore con questo bagaglio può fare la differenza tanto quanto un grande acquisto offensivo.
Il gioco di Amorim richiede centrocampisti completi, capaci di occupare tanto campo, accompagnare l’azione e allo stesso tempo garantire equilibrio nelle transizioni.
Rabiot possiede tutte queste caratteristiche.
Corre, recupera palloni, ha qualità nella gestione del possesso e sa inserirsi senza palla. Non è soltanto un interditore, ma nemmeno un semplice regista. È uno di quei centrocampisti moderni che riescono a interpretare più ruoli durante la stessa partita.
Per un allenatore che basa molto del proprio calcio sull’intensità e sull’organizzazione collettiva, un profilo del genere rappresenterebbe una sicurezza.
Spesso si associa la leadership ai grandi discorsi negli spogliatoi.
In realtà esiste anche un’altra forma di leadership: quella che si costruisce con il rendimento, con la continuità e con l’esempio quotidiano.
Rabiot appartiene a questa categoria.
Non è un personaggio sopra le righe, ma un professionista che raramente sbaglia atteggiamento. Ed è proprio questo tipo di figura che può aiutare il Milan a gestire i momenti difficili della stagione, quando il talento da solo non basta.
Ogni nuovo ciclo ha bisogno di alcuni punti fermi.
Cambiare allenatore significa inevitabilmente modificare principi di gioco, gerarchie e abitudini. Se, oltre a questo, venissero stravolti anche gli uomini più affidabili della rosa, il rischio sarebbe quello di ripartire completamente da zero.
Confermare Rabiot significherebbe invece garantire continuità tecnica e offrire ad Amorim un giocatore già pronto per guidare il centrocampo fin dal primo giorno di ritiro.
Negli ultimi anni il Milan ha spesso perso giocatori importanti proprio quando erano diventati riferimenti della squadra.
Il nuovo corso dovrebbe invertire questa tendenza.
Le grandi squadre non crescono soltanto acquistando talenti, ma soprattutto trattenendo quelli che fanno già la differenza.
Se davvero la società vuole aprire una nuova fase ambiziosa, allora il primo messaggio deve essere chiaro: i migliori restano.
È giusto attendere la fine della Coppa del Mondo, rispettando i tempi del giocatore. Ma quando il torneo sarà concluso, il Milan dovrà accelerare senza esitazioni.
Perché Rabiot non rappresenterebbe soltanto un ottimo centrocampista da aggiungere alla rosa. Sarebbe il simbolo di una squadra che vuole smettere di ricostruire ogni estate e iniziare finalmente a costruire una vera identità.
Il nuovo Milan di Amorim avrà bisogno di qualità, intensità e personalità. Rabiot racchiude tutte e tre queste caratteristiche. Per questo motivo, prima ancora di pensare ai prossimi acquisti dopo Goncalo Ramos, la società dovrebbe considerare la sua permanenza come una delle priorità assolute del nuovo progetto.
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