Calcionews24
·14 marzo 2026
Rakitic non ha dubbi: «Modric può giocare per altre due o tre stagioni. Ai playoff tiferò per l’Italia di Gattuso»

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C’è un’immagine scolpita nella storia del calcio croato che spiega meglio di mille parole il legame tra Ivan Rakitic e Luka Modric. Mondiale 2018, ottavi contro la Danimarca. Pochi attimi prima dei rigori, Rakitic riunisce i compagni in cerchio. Modric aveva appena fallito il penalty decisivo nei tempi supplementari. «Luka ci ha tirato fuori dai guai tante volte, stavolta tocca a noi aiutare lui», sussurra Ivan. Risultato? Croazia avanti, trascinata dal rigore decisivo calciato proprio da Rakitic. «Era il minimo che potessi fare per il mio amico», racconta oggi l’ex centrocampista del Barcellona, ritiratosi dal calcio giocato lo scorso luglio.Oggi Rakitic è a Milano per la tappa del World Legend Padel Tour, e a fargli il tifo a bordo campo c’è proprio il suo gemello calcistico, Modric. Tra abbracci e sorrisi al Padel Zenter, La Gazzetta dello Sport ne ha approfittato per una lunga chiacchierata con l’attuale direttore tecnico dell’Hajduk Spalato.
IL SEGRETO DI MODRIC E IL SOGNO SCUDETTO COL MILAN – «Sinceramente no [non mi fa effetto vederlo ancora in campo, ndr], perché Luka è diverso da tutti gli altri. Ha una passione incredibile e fisicamente pare ancora un ragazzino. Solo uno [spera il Milan di tenerselo?, ndr]? Per come lo vedo io, Modric può andare avanti per altre due o tre stagioni almeno. L’Inter ha sette punti in più e ovviamente è la favorita, ma il derby di domenica ha dimostrato che il Milan non è lì per caso e può giocarsi le sue chance. Mancano ancora parecchie partite e nel calcio mai dire mai. Conoscendo Modric, poi, non si sarà rassegnato di certo. Anzi, vi posso dire che ha ancora una gran voglia di alzare trofei. Chi lo sa [se ci riproverà l’anno prossimo in caso di mancato scudetto, ndr]. Ma state tranquilli che se Luka restasse al Milan, lo farebbe per vincere. Perché la prima cosa per lui è il bene della squadra. Se serve che Modric faccia il Gattuso [giocando da mediano, ndr], allora lo fa. È sempre stato intelligente, semplicemente un leader».
IL RAPPORTO CON GATTUSO E IL TIFO PER L’ITALIA AI PLAYOFF – «Un grande. Avevo affrontato Rino da avversario e mi ero subito reso conto fosse un tipo tosto, ma nel senso buono. A Spalato, conoscendolo meglio, ho scoperto che abbiamo tante cose in comune. Entrambi siamo molto esigenti, per esempio. Di sicuro farò il tifo per voi e per Rino. Non è facile, perché i playoff nascondono sempre insidie, giocandosi in partita secca».
LA CROAZIA SENZA LA GOLDEN GENERATION E LA NUOVA VITA DA DIRIGENTE PADELISTA – «Anche la squadra di oggi è forte e attrezzata. Ci sono giovani interessanti, come per esempio Sucic che gioca da voi, all’Inter. Poi in un torneo così particolare è complicato fare pronostici, ma sono fiducioso. Ma no [nessuna carriera nel padel, ndr]. Giocavo a tennis, quindi mi è venuto naturale provare anche il padel. Il mio lavoro è un altro, all’Hajduk. E sto studiando con l’Uefa Executive Master, anche se non so ancora cosa farò in futuro».
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