Milannews24
·1 agosto 2026
Ranucci a La Gazzetta: «Ad USA ’94 Baresi era per tutti un punto di riferimento e se siamo arrivati a quella finale molto del merito è suo»

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Raffaele Ranucci ricorda Franco Baresi in un’intervista a La Gazzetta dello Sport. Nel 1994, negli Stati Uniti, lui era il capodelegazione della Nazionale Italiana, l’uomo che diede il famoso abbraccio a Franco dopo l’errore dal dischetto.
Che cosa ha rappresentato Baresi per il calcio italiano?«Il calcio stesso, la Nazionale, la maglia, il rispetto per compagni, avversari e tifosi, la professionalità. È stato un uomo sempre misurato, ma con i suoi silenzi faceva capire tutto e anche fuori dal campo sapeva essere un pilastro. A quel Mondiale c’erano due allenatori straordinari come Sacchi e il suo vice, un certo Ancelotti, c’era un team manager come Gigi Riva, ma Baresi era per tutti un punto di riferimento e se siamo arrivati a quella finale molto del merito è suo».
Ce lo spieghi meglio.«Dopo la prima partita, persa, fu estratto per l’antidoping e io lo aspettai. Cenammo insiemeeio ero preoccupatissimo per quell’inizio poco convincente. Gli chiesi: “Franco, che ne pensi?”. Lui, mentre tagliava il filetto che aveva ordinato, piano piano iniziò a ragionare su come dovesse essere messa la difesa, su quello che andava cambiato…Tutte cose che ha poi trasmesso a Sacchi, che lo ascoltava veramente, e grazie alle quali la squadra è stata tornata sulla strada giusta. Ma soprattutto è stato Franco a dare forza a tutti. Bastava il suo sguardo a trascinare il gruppo».
Torniamo a quel 17 luglio 1994 a Pasadena.Italia-Brasile.«Franco era reduce da un’operazione al ginocchio,nessuno si aspettava potesse recuperare, ma lui si allenò sempre come se dovesse giocare quella finale. Quel giorno scese in campo eandò alla grandissima, ricordo bene l’eleganza e la forza con cui usciva dalla difesa palla al piede… Fece una partita incredibile, poi i rigori, si sa, sono una lotteria. Sbagliò il primo ealla fine sprofondò nello sconforto,lovidi conlemani sulvolto, lo presi stringendolo e glidissi: «Soltanto grandi campioni si assumono grandi responsabilità». Dopo la gara mi chiamò l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta,e mi disse: “Grazie, haidato l’abbraccio che avremmo voluto dare tutti noi italiani”»
Che cosa c’era in quelle lacrime?«Sapeva che sarebbe stato il suo ultimo Mondiale e in quel momento credo sia prevalso il rammarico di aver negato alla Nazionale la possibilità di vincere. Un pensiero sbagliatissimo, un po’ perché il suo non fu l’unico errore dal dischetto, molto perché sono sicuro che senza di lui a quella gara non saremmo mai arrivati»
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