Ravanelli: «La Juve del ’96 è la più forte di tutti i tempi, avremmo battuto anche l’Impero Romano. Se non avessimo vinto Vialli si sarebbe dato alla latitanza» | OneFootball

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·29 gennaio 2026

Ravanelli: «La Juve del ’96 è la più forte di tutti i tempi, avremmo battuto anche l’Impero Romano. Se non avessimo vinto Vialli si sarebbe dato alla latitanza»

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Ravanelli: «La Juve del ’96 è la più forte di tutti i tempi, avremmo battuto anche l’Impero Romano». L’intervista a Penna Bianca

Fabrizio “Penna Bianca” Ravanelli, oggi advisor del Marsiglia, riavvolge il nastro fino al 1996: la Juve sul tetto d’Europa, la grinta di Lippi e quell’Ajax stellare messo al tappeto. In questa intervista a La Gazzetta dello Sport, l’ex bomber analizza il passato glorioso e lo specchia nel presente di Spalletti e Yildiz.

IL GOL ALL’AJAX – «L’avevo studiato, l’avevo immaginato, è stato solo più complicato: la loro sicurezza, palla al piede, poteva offrire l’occasione e, così, me la sono andata a prendere tra Frank de Boer e Vander Sar…».


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LA JUVE PIÙ FORTE DI SEMPRE – «L’Ajax era la squadra più forte del momento, noi, quella notte, diventammo la Juve più forte di tutti i tempi. Sì, la più forte. Avremmo battuto anche l’Impero Romano tanto grande era la nostra personalità, il nostro carattere, la generosità di un gruppo che dava tutto per il compagno, per l’allenatore, per i dirigenti. Qualcosa di unico. Saremmo morti in campo per la maglia, morivamo durante gli allenamenti, dove vedevo compagni vomitare dalla fatica».

VIALLI – «Non c’è giorno che non ci pensi… Gianluca nello spogliatoio mi disse che se non avessimo vinto si sarebbe dato alla latitanza perché non avrebbe retto a un nuovo ko dopo la finale persa a Wembley con la sua Sampdoria e con quella battuta mi tranquillizzò. Ecco, negli ultimi giorni è questo il flash ricorrente nella mia testa».

CHI GIOCHEREBBE NELLA SUA DELLA JUVE DI OGGI – «Yildiz. Un ragazzo che risponde a tutti i requisiti prima citati, anche la generosità tipica di un fuoriclasse: la tecnica non si discute, la dedizione alla causa è qualità rara e va valorizzata».

COME NASCE RAVANELLI IN BIANCONERO – «Da una telefonata, a mio zio: il nostro numero di casa non c’era nell’enorme elenco di una volta, giocavo a Perugia, meglio sfuggire alle offese dei tifosi della Ternana. Boniperti in persona. Ricordo ogni passaggio: mio zio chiama papà Carlo, incredulo. Andammo in sede, firmai per tre stagioni, ma mi feci male alla spalla con la Reggiana: feci una visita accurata, potevo recuperare senza complicazioni, tornai in sede e mi fecero firmare un contratto di cinque stagioni. Due in più…».

IL SARTO DI BONIPERTI – «Non so perché, forse per la giovane età e la mia intraprendenza: prima di un Inter-Juventus, Boniperti venne negli spogliatoi per darci la carica e, io gli feci i complimenti per l’abito che indossava. Mi aveva colpito il tono di marrone… due giorni dopo, era martedì mattina, fui convocato in sede e non capii il motivo: trovai stoffa e sarto e, poco dopo, avevo lo stesso abito, dello stesso colore».

VIA DALLA JUVE – «Una premessa: non sarei mai dovuto andare via, non me lo perdono ancora».

L’ARIA DI MIDDLESBROUGH – «Bella (ride, ndr). Scherzi a parte, fu un’avventura preziosa a livello sportivo, con 34 gol segnati, e personale… mi sono arricchito. Ma era un altro mondo e lo capii già dalla prima serata fuori con i compagni: scazzottata al pub tra di loro dopo l’amichevole con l’Inter, pugni e calci mai visti, io, da solo, a guardare incredulo. La mattina, all’allenamento, come se niente fosse accaduto».

L’ESORDIO – «Esordii con la tripletta al Liverpool: dopo la prima rete, i tifosi in tribuna si mettevano la maglietta a coprire la testa. I miei compagni festeggiavano così».

A BONIPERTI SAREBBE PIACIUTO SPALLETTI – «Sì, di sicuro. Spalletti è simile a Lippi, ma ha anche del Trapattoni…».

JONATHAN DAVID – «Nella scatola di un centravanti ci deve essere anche altro. Sì, quando dice che serve tenere il pallone dopo averlo preso per aiutare i compagni a guadagnare campo ha ragione: David deve dimostrare di essere da Juventus a 360 gradi».

L’EREDE – «Mi rivedo in Pio Esposito: io correvo di più, ma per il modo in cui difende il pallone ci siamo».

IL 1996 – «Ci penso ancora tutti i giorni. Quella Juventus avrebbe battuto l’Impero Romano».

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