Calcionews24
·18 febbraio 2026
Razzismo Vinicius, dura condanna di Diaz (AS) a Prestianni: «Ci sono ancora esseri che non si evolvono nel mondo! Messaggio davvero terrificante»

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·18 febbraio 2026

Il calcio è diventato “meno sport” da ieri sera. È l’amara sentenza di José Félix Díaz, direttore di AS, che nel suo editoriale odierno punta il dito contro l’ennesimo episodio vergognoso che ha visto protagonista, suo malgrado, Vinicius Jr. durante la sfida tra Benfica e Real Madrid. Al centro della polemica c’è il gesto dell’argentino Gianluca Prestianni, colpevole di aver riportato il calcio “nella caverna” con un comportamento inqualificabile.
Díaz si rivolge direttamente al giocatore del Benfica: «No, Prestianni, in questa occasione non hai dato un calcio al pallone, quello che hai fatto è stato lanciare un terrificante messaggio al mondo che ci sono ancora esseri che non si evolvono, che rimangono ancorati alla convinzione di essere migliori degli altri».
La dinamica è tristemente nota: una discussione, la bocca coperta per celare le parole, la reazione di Vinicius che corre dall’arbitro per denunciare l’insulto e finisce, paradossalmente, ammonito per aver celebrato il gol davanti a una gradinata ostile. Mentre il protocollo antirazzismo si attivava timidamente, il gioco proseguiva come se nulla fosse. Ma il peggio, secondo Díaz, è arrivato dopo. Non solo con le provocazioni di Otamendi (che mostrava la Coppa del Mondo a Vinicius), ma con la reazione istituzionale del club portoghese, reo di aver tentato di minimizzare l’accaduto sui social media, postando immagini di Prestianni che si copre la bocca con la maglia come prova di innocenza.
Qui l’attacco del direttore di AS si fa istituzionale: «Con questo, si dimostra ancora una volta che il calcio non si evolve in questo senso. Al Benfica preoccupa solo, come ad altri club in situazioni simili, che non ci sia alcuna sanzione. La lotta contro il razzismo, magari un altro giorno quando ci verrà meglio».
La conclusione è un misto di rassegnazione e rabbia verso un sistema che protegge i carnefici e punisce le vittime, trasformando il calcio nel “rifugio dell’intollerante”. Díaz chiude con una previsione amara su come finirà questa storia: «È stata una notte triste, ma potrebbe essere una delle migliori se si andasse fino in fondo al caso, ma non dubitate che l’argomento tra poche ore sarà quello che non ci sono prove». E così, fino alla prossima volta.
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