🎙️ Reggiana, Fumagalli: "Cragno? L'avrebbero fatto in tanti. Il fair play è ovunque" | OneFootball

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·5 marzo 2026

🎙️ Reggiana, Fumagalli: "Cragno? L'avrebbero fatto in tanti. Il fair play è ovunque"

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L'attaccante della Reggiana Tommaso Fumagalli ha parlato alla Gazzetta dello Sport dell'episodio di fair play che ha visto coinvolto lui ed Alessio Cragno, portiere del Sudtirol.

Queste le sue dichiarazioni: Tutto istinto?«Sì, ero andato a pressare per recuperare palla, ma quando ho visto che Cragno s’era fatto male mi sono fermato. Per me l’avrebbero fatto in tanti, anche se c’è chi mi dice di no. Io alla Reggiana ho riscontrato valori di questo tipo e mi ci rivedo».


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Sul campo le hanno fatto subito i complimenti gli avversari e anche l’arbitro. Cosa ha pensato?«Un bel gesto, non me l’aspettavo, l’ho pesato soltanto dopo. Con l’adrenalina che c’è quando giochi non ci avevo fatto caso. Poi ci ho ripensato, sono venuti anche gli assistenti a dirmelo. Una bella cosa in un giorno triste per noi, vista la sconfitta».

Segnando sarebbe stato abbracciato dai compagni, fermandosi l’hanno applaudita gli avversari.«Sì, è un po’ strano, ma quando mi sono fermato non ho pensato a queste cose. Se fosse stato il contrario penso che sarebbe stata la stessa cosa, credo nella buona fede delle persone».

Stavate perdendo 1-0...«Era una fase delicata della gara, ma quando un collega si fa male è giusto fare così. Non l’avessi visto ok, ma era lì vicino a me».

Chi le ha scritto per farle i complimenti?«Tante persone, non mi aspettavo così tanti messaggi, non ho mica salvato vite... Evidentemente è stata una cosa insolita, me ne sono reso conto quando mi sono svegliato».

Si è sentito come Di Canio?«Beh sì, dopo sì. Io non so come si sia sentito lui in quel momento, ma alla fine è stato lo stesso gesto. Mi farebbero piacere i suoi complimenti, è stato un grande campione, ma non importa».

Il gesto la ripaga da qualche delusione, tipo i pochi gol?«Mi aspettavo qualche gol in più, è vero, e questa può essere una rivincita, perché qualcuno in questi ultimi anni non mi ha capito, non sa che persona sono. Forse questo gesto ha fatto riflettere qualcuno. Adesso però spero di far parlare di me solo per i gol, anche se quel gesto lo rifarei se ricapitasse».

Lei è passato dalla Terza categoria alla Serie B in pochi anni: dove c’è più fair play?«Se giochi con gli amici in campo si combatte, ma se uno si fa male ci si ferma tutti. In un campionato impegnativo come la Serie B si cerca di sfruttare ogni circostanza per fare risultato, ma il fair play c’è ovunque. Avete visto Joronen? Con il Palermo domenica stava perdendo, ma ha ammesso di aver toccato palla ed è stato concesso al Pescara un corner che l’arbitro non aveva visto».

In campo spesso tendete a ingannare avversari e arbitri con simulazioni e proteste finte.«Tutti cercano di portare l’acqua al proprio mulino. I tuoi tifosi sono contenti, quelli avversari ti insultano, è sempre così. È quasi normale, la malizia ci sta. Penso a Bastoni: ha chiesto scusa ma adesso tutti lo mettono in croce lo stesso, ma va capito: in partita conta vincere e pensi a quello».

Non le sembra più educativo per i ragazzi un gesto come il suo rispetto a una vittoria?«In partita un calciatore ha in testa i suoi interessi, il suo lavoro, i suoi obiettivi. Simulare è sbagliatissimo, sicuramente, però noi giochiamo per vincere. La cosa migliore è stata quella che ha detto Fabregas, che ha difeso Bastoni».

Il suo ex allenatore al Como: l’ha sentito?«Mi ha scritto un ragazzo del suo staff. E altri collaboratori del club, mi ha fatto tanto piacere».

Fuori dal campo le è capitata una cosa simile?«No, ma istintivamente rifarei lo stesso gesto».

Cragno rischia un lungo stop: tendine lesionato, si deve ancora operare e la stagione è già finita.«Mi dispiace tanto, era appena rientrato e avere una ricaduta non è bello. Gli dico in bocca al lupo e gli auguro di tornare presto, ha fatto una carriera importante e sa che non bisogna arrendersi mai. Io per fortuna non ho mai avuto infortuni gravi, ma lui sa come riemergere, ne sono certo».

Un po’ come è successo a lei quando voleva smettere per andare in azienda a lavorare con suo padre. Cosa l’ha convinta ad andare avanti?«Ero in D alla Giana, giocavo poco, volevo finire l’anno e basta. Mio padre ha un’azienda che fa macchinari da stiro, ho detto: vado a lavorare e gioco per divertirmi. Poi però ho cominciato a trovare spazio e a segnare, mi è venuto qualche stimolo in più, ho fatto gol e sono andato al Como».

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