Calcionews24
·3 ottobre 2026
Ribéry dalla strada alla panchina: «Il calcio mi ha salvato la vita. Io sono sempre pronto. Quando torno a Firenze è sempre un piacere»

In partnership with
Yahoo sportsCalcionews24
·3 ottobre 2026

Franck Ribéry è stato tra i protagonisti del Festival dello Sport di Trento, evento organizzato da La Gazzetta dello Sport. L’ex attaccante francese ha ripercorso i momenti più importanti della sua carriera, dagli inizi difficili fino alla consacrazione internazionale, passando per Marsiglia, Bayern Monaco, Fiorentina e Salernitana. Un viaggio lungo, segnato da talento, sacrifici, delusioni e rinascite, che oggi lo proietta verso una nuova fase: quella da allenatore.
LE ORIGINI E LA STRADA – «Arrivo dalla strada. Quando arrivi dalla strada impari molto. Impari a non mollare, credere in te stesso e a guardare avanti».
Uno dei passaggi decisivi della crescita di Ribéry è stato quello al Marsiglia, club nel quale ha giocato per due stagioni e dove ha conosciuto una piazza calda, passionale e molto esigente.
L’ESPERIENZA AL MARSIGLIA – «Ho giocato due anni a Marsiglia, un club con tanti tifosi. Due anni bellissimi, una città bella, una passione incredibile. Quando perdi è impossibile girare, ma quando vinci è unico».
IL CARATTERE PER GIOCARE A MARSIGLIA – «Quando vai a giocare a Marsiglia devi essere pronto, devi avere carattere e mentalità».
Il 2006 ha rappresentato la grande svolta internazionale. Dopo il debutto con la Francia, Ribéry si è ritrovato pochi mesi più tardi a giocare una finale del Mondiale.
IL SOGNO MONDIALE CON LA FRANCIA – «Nel 2006 dal debutto con la nazionale a giocare una finale mondiale. Quando l’allenatore ha presentato la lista ed ero convocato, ho realizzato il sogno che avevo da bambino».
In quella Francia c’era anche Zinedine Zidane, punto di riferimento assoluto per il giovane Ribéry.
IL RAPPORTO CON ZIDANE – «Zidane mi ha fatto da chioccia. È uno dei più grandi del mondo. Mi ha insegnato a giocare senza paura, a godermi il momento. Mi ha preso con lui come un piccolo fratello».
Il capitolo più importante della carriera di Ribéry resta quello al Bayern Monaco, dove l’esterno francese ha vinto tutto ed è diventato una leggenda del club tedesco.
LA STORIA AL BAYERN MONACO – «Quando sono arrivato ho fatto subito bene. Ho giocato tanti anni, ho fatto la storia».
Tra i momenti più significativi c’è il biennio 2012-2013: prima la delusione della Champions League persa in casa contro il Chelsea, poi la grande risposta con il Triplete.
IL RISCATTO DEL 2013 – «Già nel 2012 potevamo vincere il Triplete, alla fine abbiamo perso tutto. Abbiamo perso la finale in casa contro il Chelsea. L’anno dopo ci siamo riscattati e abbiamo vinto tutto».
In quegli anni Ribéry ha formato con Arjen Robben una delle coppie offensive più iconiche del calcio europeo.
LA COPPIA CON ROBBEN – «Abbiamo formato una delle coppie più belle della storia del calcio».
Il 2013 resta anche l’anno della grande delusione per il Pallone d’Oro, poi assegnato a Cristiano Ronaldo.
IL PALLONE D’ORO MANCATO – «Quando vinci tutto e fai un anno così è normale che c’è delusione se non vinci il Pallone d’Oro. Ma è il calcio e si va avanti».
Dopo la fine dell’esperienza al Bayern, nel 2019 Ribéry ha scelto di restare in Europa e di accettare la proposta della Fiorentina.
LA SCELTA DI RESTARE IN EUROPA – «Potevo andare in Arabia o in altri campionati, ma amavo troppo il calcio per lasciare l’Europa».
LA DECISIONE DI ANDARE ALLA FIORENTINA – «La Fiorentina era un grande club con un grande tifo. Per questo ho accettato».
IL LEGAME CON FIRENZE – «Quando torno a Firenze è sempre un piacere».
Tra i rapporti più forti costruiti in carriera c’è anche quello con Luca Toni, conosciuto ai tempi del Bayern.
IL RAPPORTO CON TONI – «Ho creato un rapporto forte fin da subito. Siamo stati in albergo insieme per tanti mesi. Ho tanti ricordi con lui».
A Firenze, Ribéry ha visto da vicino la crescita di Federico Chiesa e Dusan Vlahovic, intuendone subito il grande potenziale.
CHIESA E VLAHOVIC – «Quando sono arrivato a Firenze e li ho conosciuti, ho visto subito due giocatori con grande potenziale. Ho consigliato loro di lavorare».
IL CONSIGLIO AI GIOVANI – «Anche arrivare prima degli allenamenti o fermarsi dopo».
L’ultima esperienza italiana da calciatore è stata alla Salernitana, scelta anche per il calore della piazza.
LA SCELTA DI SALERNO – «Sono andato lì perché sapevo del calore della piazza. Mi sono sentito subito a casa».
Ribéry ha poi ricordato il rapporto con Davide Nicola, protagonista della salvezza della Salernitana.
IL RAPPORTO CON NICOLA – «È una persona con un cuore incredibile. Mi sono trovato subito bene con lui. Abbiamo fatto quel miracolo soprattutto grazie a lui».
Il ritiro dal calcio giocato non è stato semplice. A pesare sono stati soprattutto i problemi al ginocchio, che lo hanno costretto a fermarsi.
IL RITIRO DAL CALCIO – «È stato un momento difficile. Non si è mai pronti, ma per i dolori al ginocchio non potevo più continuare. Peccato, mi sarebbe piaciuto continuare».
Subito dopo, Ribéry ha iniziato a guardare al futuro, entrando nello staff di Nicola per capire quale strada intraprendere dopo il campo.
IL PERCORSO DA ALLENATORE – «Ho iniziato tre anni fa, ho fatto UEFA B, poi A e infine il Pro. Ho conosciuto tante persone. Ho capito che ora non sono più un giocatore ed essere allenatore è qualcosa di diverso».
I VALORI DEL CALCIO – «Il rispetto e l’umiltà sono fondamentali nel calcio».
Ripensando al percorso che lo ha portato dalla strada ai più grandi palcoscenici internazionali, Ribéry ha riassunto così il rapporto con il suo sport.
IL CALCIO COME SALVEZZA – «Il calcio mi ha salvato la vita».
Ora l’obiettivo è trasformare tutto ciò che ha imparato da giocatore in una nuova avventura in panchina, partendo dalla gestione del gruppo e delle persone.
LA GESTIONE DA ALLENATORE – «La cosa più importante sarà il rapporto e la gestione con i giocatori, la società, i tifosi».
L’IMPORTANZA DI TUTTO IL GRUPPO – «Non esistono solo i giocatori, ma anche lo staff, i magazzinieri, chi non si vede. Devono sentirsi importanti anche loro».
Fondamentale sarà anche l’eredità degli allenatori incontrati durante la carriera, da Heynckes ad Ancelotti, passando per Nicola, Iachini e Kompany.
GLI ALLENATORI DI RIFERIMENTO – «Heynckes e Ancelotti sono due allenatori importanti da cui ho imparato tanto. Anche Davide Nicola e Iachini mi hanno lasciato qualcosa. Ora mi piace molto Kompany».
Quanto alla sua idea di gioco, Ribéry ha già tracciato una linea chiara.
L’IDEA DI CALCIO – «Un calcio offensivo, di pressing immediato».
LA PRONTEZZA PER LA PANCHINA – «Ti senti pronto per essere un allenatore? Io sono sempre pronto».
Riduci le ripetizioni tra citazioniRendi l’articolo più scorrevole







































