Calcio e Finanza
·10 marzo 2026
Ricavi tre volte inferiori, ma utili simili: il confronto nei conti tra Atalanta e Bayern Monaco

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·10 marzo 2026

L’Atalanta vive ancora il sogno europeo: stasera alla New Balance Arena infatti arriva il Bayern Monaco di Vincent Kompany, per la gara d’andata degli ottavi di finale di Champions League. Un confronto che i bergamaschi di Raffaele Palladino si sono meritati grazie all’impresa contro il Borussia Dortmund, con la clamorosa rimonta in casa dopo il ko in Germania. Ora però la sfida che si pone davanti a Scamacca e compagni è di quelle impari, in campo e non solo. Il confronto infatti tra i due club diventa interessante anche guardando ai conti: se il Bayern resta una delle macchine economiche più potenti del calcio europeo, la società bergamasca continua a distinguersi per un modello estremamente efficiente, capace di produrre utili comparabili pur con ricavi molto più contenuti. Entrambe, cosa tutt’altro che frequente nel calcio moderno, chiudono i bilanci in utile: 33 anni di fila per il Bayern, 10 per l’Atalanta (che si appresta a fare 11).
Dietro questi risultati ci sono due modelli molto diversi. Il Bayern Monaco rappresenta uno dei club più forti al mondo dal punto di vista commerciale, con una presenza globale consolidata e una capacità straordinaria di attrarre sponsor e partner. Non a caso, tra gli azionisti del club figurano tre grandi colossi bavaresi come Adidas, Allianz e Audi, aziende simbolo dell’economia della regione che negli anni hanno contribuito a rafforzare ulteriormente la solidità finanziaria del club.
Il modello dell’Atalanta è invece più legato alla valorizzazione sportiva e alla gestione dei calciatori, con una forte capacità di scouting e sviluppo del talento che negli anni ha generato plusvalenze rilevanti. Allo stesso tempo, anche il club bergamasco affonda le proprie radici nel territorio: prima dell’ingresso della cordata statunitense guidata da Stephen Pagliuca, la società era infatti sostenuta da alcune delle principali realtà imprenditoriali locali, a partire dalla famiglia Antonio Percassi, da tempo uno dei simboli dell’imprenditoria bergamasca.
I numeri dell’ultimo bilancio rappresentano bene queste differenze strutturali. Nel bilancio 2024/25 il divario di fatturato è evidente. Il Bayern Monaco ha registrato ricavi complessivi per 978,3 milioni di euro, più del triplo rispetto ai 320,8 milioni dell’Atalanta.
La distanza emerge soprattutto nelle aree commerciali e negli incassi da stadio: i bavaresi generano 439,3 milioni dai ricavi commerciali e 147 milioni dal matchday, mentre il club nerazzurro si ferma rispettivamente a 37,7 e 15,1 milioni. Più contenuta la differenza nei diritti televisivi, con 252,1 milioni per il Bayern contro 138,6 milioni per l’Atalanta.
Se si osservano i ricavi al netto della gestione calciatori, cioè quelli strutturali, il gap resta comunque enorme: 860,6 milioni per il Bayern contro 199,2 milioni per l’Atalanta. La società bergamasca però colma in minima parte la distanza grazie alla valorizzazione dei giocatori: nel 2024/25 ha registrato 121,6 milioni di ricavi da gestione calciatori, leggermente superiori ai 117,7 milioni dei tedeschi.
Nonostante il divario di fatturato, il confronto sugli utili racconta una storia molto diversa. Il Bayern Monaco ha chiuso l’ultimo esercizio con un utile netto di 27,1 milioni, mentre l’Atalanta ha registrato un risultato di 37,9 milioni. Il dato è spiegato soprattutto da una struttura dei costi molto più contenuta: il club bavarese sostiene costi operativi per 790,5 milioni e un costo del personale pari a 443,5 milioni, mentre l’Atalanta si ferma rispettivamente a 185 milioni e 127,4 milioni.

Questo equilibrio si riflette anche nei risultati operativi. Il Bayern genera un EBITDA di 187,8 milioni contro i 135,8 milioni dell’Atalanta, ma dopo ammortamenti e svalutazioni il risultato operativo (EBIT) premia la società italiana: 59,1 milioni contro 38,5 milioni. Una dimostrazione di quanto il modello bergamasco riesca a trasformare i ricavi in profitti con grande efficienza.
Anche la struttura finanziaria dei due club evidenzia situazioni solide, seppur diverse. L’Atalanta presenta debiti finanziari per 54,8 milioni e una posizione finanziaria netta leggermente positiva per 11,1 milioni. Il Bayern Monaco, invece, non ha debiti finanziari e dispone di una liquidità molto elevata, pari a 165,7 milioni, che porta la posizione finanziaria netta a -165,7 milioni (quindi con cassa netta). Sul fronte patrimoniale, il club tedesco può contare su un patrimonio netto di 585,5 milioni, oltre il doppio rispetto ai 248,2 milioni dell’Atalanta.
La differenza di scala tra i due club emerge ancora di più osservando l’andamento degli ultimi anni. Negli ultimi nove bilanci il Bayern Munich ha generato ricavi complessivi per 6,84 miliardi di euro e utili per 251,5 milioni. Nello stesso periodo l’Atalanta ha registrato ricavi per 1,86 miliardi ma profitti complessivi per 230,7 milioni, una cifra molto vicina a quella dei tedeschi nonostante un fatturato di gran lunga inferiore.
Nel dettaglio, il Bayern ha mantenuto una redditività costante nel tempo: negli ultimi nove esercizi ha registrato utili che vanno dai 52,5 milioni del 2018/19 ai 27,1 milioni dell’ultimo bilancio, passando per i 43,1 milioni del 2023/24 e i 35,7 milioni del 2022/23. Anche negli anni più difficili, come quelli della pandemia, il club bavarese è rimasto comunque in territorio positivo, chiudendo il 2020/21 con un utile di 1,9 milioni e il 2019/20 con 9,8 milioni. Un dato che conferma una stabilità quasi unica nel panorama calcistico europeo e che si inserisce in una tradizione ancora più lunga: il Bayern è infatti in utile da oltre trent’anni consecutivi.

L’Atalanta ha seguito un percorso diverso ma altrettanto significativo. Dal 2016/17 la società bergamasca ha chiuso nove bilanci consecutivi in utile, con profitti che in alcuni esercizi hanno superato anche quelli del Bayern. È il caso ad esempio del 2019/20, quando l’utile ha raggiunto i 51,7 milioni, o del 2020/21 con 35,1 milioni. Negli anni successivi la redditività è rimasta positiva, pur con risultati più contenuti – 11,4 milioni nel 2021/22, 5,6 milioni nel 2022/23 e 11,9 milioni nel 2023/24 – fino al ritorno a livelli più elevati nel 2024/25 con 37,9 milioni.

Nel complesso, quindi, i due club hanno accumulato negli ultimi anni profitti molto simili nonostante una struttura economica completamente diversa: il Bayern grazie a una potenza commerciale globale e a ricavi strutturali enormemente superiori, l’Atalanta attraverso una gestione particolarmente efficiente e una forte capacità di creare valore sportivo ed economico attraverso la valorizzazione dei calciatori. Un equilibrio che rende il confronto tra i due modelli ancora più interessante.
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