Calcio e Finanza
·7 giugno 2026
Rizzetta allo scoperto sul Napoli. E su De Laurentiis: «Da sei mesi ci stiamo conoscendo»

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·7 giugno 2026

Matt Rizzetta esce allo scoperto sul Napoli e sul rapporto con Aurelio De Laurentiis. Il manager italo-americano, presidente del Napoli Basket e del Campobasso, nonché Founder & Managing Partner di Underdog Global Partners, ha raccontato al podcast di Bloomberg “Business of Soccer” la propria visione per il futuro sportivo della città, confermando l’interesse per il club azzurro e il percorso avviato con la famiglia De Laurentiis.
L’idea di fondo è quella di costruire una piattaforma multisport attorno al brand Napoli, partendo dal basket e immaginando un progetto più ampio che possa coinvolgere anche il calcio: «L’idea è unire basket, calcio e, potenzialmente, anche altri sport, creando una vera piattaforma multisport a Napoli», ha spiegato Rizzetta, che avrebbe presentato insieme a un gruppo di investitori statunitensi un’offerta da 2,2 miliardi di euro per il Napoli, respinta da De Laurentiis.
Il presidente azzurro ha più volte ribadito che il club non è in vendita, ma il dialogo tra le parti va avanti. Rizzetta, da parte sua, insiste sulle potenzialità internazionali del marchio Napoli e sul contesto favorevole della città: «Trattativa? Non posso dire molto di più, per ora. Il Napoli è la società in cui ha giocato Maradona. E la città sta vivendo una forte espansione turistica e internazionale. L’America’s Cup è stata assegnata a Napoli, si parla della Formula 1, la Costiera Amalfitana è alle sue spalle. Ho sempre visto Napoli come un marchio straordinario da esportare a livello internazionale».
Nel progetto guidato da Underdog Global Partners rientrano anche altri investitori, tra cui Ariel Investments. Nelle scorse settimane alcuni rappresentanti del fondo sono stati a Napoli, accompagnati dallo stesso Rizzetta e da Joseph Greco, Co-Founder & Managing Partner di UGP. Una presenza che conferma la volontà di approfondire le opportunità legate al territorio, non solo in ambito calcistico.
De Laurentiis, dal canto suo, aveva risposto in maniera netta alle indiscrezioni sull’interesse americano al termine del campionato, durante la conferenza post-Udinese accanto ad Antonio Conte: «E io che faccio, vado in pensione? E poi il problema non è tanto il denaro, i soldi, ma capire se un successore può gestire questa impresa con il cuore». Parole che non avrebbero però fermato i contatti.
Rizzetta parte dal Napoli Basket, club nel quale UGP è entrata da poco e che considera un tassello centrale della propria strategia: «Il Napoli Basket è il nostro progetto più recente e stiamo entrando nel secondo anno di proprietà. È stato un successo che ha superato ogni mia aspettativa. Stiamo costruendo un’arena all’avanguardia che sarà una delle più importanti d’Europa e siamo in dialogo con l’NBA per diventare una franchigia di espansione dell’NBA Europe».
Il ponte tra basket e calcio, secondo Rizzetta, è rappresentato proprio dall’unicità del mercato napoletano: «Napoli è una realtà unica – le sue parole – ed è l’unica grande città con una sola squadra di calcio. Napoli ha semplicemente il Napoli. Se guardiamo alle principali società calcistiche del mondo, tre delle prime quattro sono piattaforme multisport: Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco. Immaginavamo quindi una struttura con il basket, un’arena, il calcio e importanti investimenti nello stadio e nelle infrastrutture. Ritenevamo che, quasi immediatamente, ci saremmo trovati davanti a uno dei 10-15 brand calcistici più preziosi al mondo. E guardando a cinque, sette o dieci anni, Napoli dispone di una comunità internazionale enorme. Napoli è soltanto la quinta città al mondo per numero di napoletani. Ci sono città come San Paolo, Buenos Aires e altre realtà internazionali che ospitano più napoletani della stessa Napoli. Parliamo di un brand che ha potenzialità internazionali enormi».
Ampio spazio, nell’intervista, anche al rapporto con De Laurentiis. Rizzetta ha sottolineato il rispetto per il lavoro svolto dall’attuale proprietà e per il percorso che ha portato il Napoli dal fallimento ai vertici del calcio italiano ed europeo: «Abbiamo trascorso sei mesi a conoscere la famiglia De Laurentiis verso la quale nutro un enorme rispetto. De Laurentiis ha acquistato il club dopo il fallimento, oltre vent’anni fa, e lo ha trasformato in uno dei trenta brand calcistici più preziosi al mondo e in una presenza costante in Champions League. Mi sono avvicinato a lui senza alcun interesse personale immediato. Gli dissi semplicemente che, se fosse esistita un’opportunità di collaborazione, noi avevamo il basket e lui aveva il calcio. Poi le conversazioni si sono evolute e sono diventate più serie. Il punto centrale è sempre stato il tema della legacy. Gran parte delle nostre prime conversazioni riguardava proprio questo. Non puoi semplicemente venderlo a un fondo che pensa di rivenderlo dopo cinque anni a una cifra superiore. Aurelio me lo ha detto chiaramente: ha una responsabilità verso gli oltre cento milioni di napoletani nel mondo. Se un giorno il club dovesse passare di mano, dovrebbe essere affidato alla persona giusta. Per questo ho sentito una profonda responsabilità nel dimostrare che sarei in grado di portare il club nel futuro».
Tra i punti centrali del piano ci sarebbe anche la riqualificazione dello stadio Maradona, considerato da Rizzetta una delle grandi leve per aumentare i ricavi e rafforzare la competitività del club: «Non stiamo parlando di distribuzioni o dividendi, piuttosto di aumentare la base dei ricavi per investire nel club rendendolo più competitivo ma restituendo anche valore alla comunità. La prima cosa che faremmo, e ne abbiamo già discusso in modo piuttosto approfondito con il Comune di Napoli e con il sindaco, sarebbe investire nelle infrastrutture per trasformare lo stadio Maradona in uno dei grandi gioielli del calcio europeo moderno. A Fuorigrotta ci sono ampie aree che possono essere valorizzate e sviluppate e poi c’è il marchio Maradona che ha un potenziale straordinario. E poi investiremmo fortemente nelle infrastrutture necessarie per sviluppare e trattenere quel talento. In che modo? Creando campi, accademie e strutture adeguate per la crescita dei giovani. Ma vorremmo aumentare anche l’attrattività della città a livello internazionale».







































