Calcio e Finanza
·3 maggio 2026
Rocchi a Gervasoni sull’Inter: «Loro non vogliono più vedere quell’arbitro». Il nome di Schenone e perché poteva parlare con l’AIA

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·3 maggio 2026

«Loro non lo vogliono più vedere». È questa la frase che, secondo quanto riportato da Corriere della Sera, è centrale nel portare all’indagine della Procura sul mondo arbitrale. Resta però senza un’identità precisa il «loro» citato in una intercettazione dell’aprile 2025 tra Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni. Un pronome che, a oltre un anno di distanza, la Procura non è ancora riuscita a ricondurre a un nome e cognome all’interno della galassia Inter.
L’indagine ruota attorno a un presunto tentativo di influenzare le designazioni arbitrali. Nell’intercettazione, Rocchi si mostra insofferente rispetto all’insistenza da parte di questo indefinito «loro», che avrebbero chiesto — in un incontro avvenuto a San Siro il 2 aprile 2025 — la designazione di Daniele Doveri per la semifinale di ritorno di Coppa Italia del 23 aprile, con l’obiettivo di “schermarlo” per le successive gare decisive in chiave scudetto (sarà poi designato il giorno successivo, il 3 aprile, per la gara seguente dell’Inter contro il Parma del 5 aprile), e quella di Andrea Colombo per Bologna-Inter del 20 aprile.
Sempre secondo il quotidiano, gli investigatori hanno preso in considerazione anche il possibile ruolo di un intermediario, individuato attraverso un nome di battesimo (“Giorgio”) emerso nei dialoghi. Tra le ipotesi valutate figura quella di Giorgio Schenone, oggi club referee manager dell’Inter, già assistente arbitrale e in passato collaboratore dello stesso Rocchi. Il ruolo del club referee manager, figura di raccordo introdotta dalla FIGC negli ultimi anni, è quello di raccordo tra i club e l’AIA: i contatti tuttavia non avvengono direttamente con il designatore (fattispecie vietata dal regolamento), ma tramite il responsabile indicato dalla CAN per il rapporto con i club, che nella stagione 2024/25 era Riccardo Pinzani e ora è Andrea De Marco.
Tuttavia, gli elementi raccolti non hanno consentito di arrivare a un’identificazione certa, tant’è che nessun dirigente dell’Inter è indagato. Per chiarire la questione, la Procura aveva disposto nuove intercettazioni nella primavera 2025, poi interrotte all’inizio dell’estate su decisione del gip, che ha ritenuto esaurita la loro utilità investigativa visto che non si era riusciti ad arrivare all’identità. Anche le successive audizioni non hanno portato sviluppi concreti, tanto che nell’invito a comparire notificato a Rocchi nei giorni scorsi si continua a parlare di «altre persone» non identificate.
L’inchiesta resta quindi aperta su più scenari: da una semplice coincidenza tra opinioni espresse dal club e decisioni autonome del designatore, a interlocuzioni irregolari nei canali istituzionali, fino all’ipotesi più grave di un effettivo condizionamento sulle designazioni arbitrali.
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