Inter News 24
·1 settembre 2026
Rocchi parla dell’inchiesta archiviata: «Mi è esplosa una bomba nella vita. Non ho mai sentito Marotta o i dirigente dell’Inter»

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Dopo la chiusura dell’indagine e la definitiva archiviazione dell’inchiesta che lo aveva visto coinvolto, l’ex designatore degli arbitri Tommaso Rocchi si è raccontato in un’intervista esclusiva concessa al Corriere dello Sport, ripermettendo i momenti più difficili vissuti dal giorno della notifica dell’avviso di garanzia.
ALLA SCOPERTA DI ESSERE INDAGATO – «Mi è esplosa una bomba nella vita… (si interrompe, riprende dopo cinque secondi)… perché? Me lo sarò ripetuto cinquanta volta. Perché a me? Cosa ho combinato? Da impazzire, credimi, Ivan, e le cose sono via via peggiorate. Ho letto e ascoltato di tutto. Ero il mostro. Ma mostro perché? Ho fatto pensieri d’ogni tipo. Chi mi vuole così male? Ho però trovato anche tanta gente amica, c’è chi ha provato a rassicurarmi: a volte sono segnali, mi è stato detto, segnali di un cambiamento e devono essere colti».
COSA E’ CAMBIATO SUBITO DOPO – «Mi sono ritrovato con la vita stravolta, con spiegazioni da dare ai figli, mio padre e mia madre hanno avuto solo parole di sostegno. Una bolla, ecco, ogni tanto mi osservo da fuori e mi auguro di svegliarmi da un incubo. Nell’incubo senti che hai smarrito il codice della vita, che hai demolito il nucleo della sicurezza, che stai precipitando… Ho scelto una vita e un ruolo che sono basati su valori quali l’onestà, la rettitudine, all’improvviso mi hanno trasformato in un mezzo delinquente. E poi quell’enorme vuoto da riempire».
SUL VUOTO DI CUI PARLA – «Quando passi da impegni h24, perché il designatore non stacca mai, al nulla cosmico. Quello che avevo rincorso per anni, un po’ di tempo libero per stare con i miei figli e occuparmi di me stesso, diventa improvvisamente un disagio, un inferno e la mattina vorresti non svegliarti per non dover inseguire qualcosa da fare. Così ogni giorno, per mesi».
SULLA DECISIONE DI AUTOSOSPENDERSI – «Non avrei potuto fare diversamente, rispettando i miei princìpi. Avevo delle responsabilità nei confronti dei ragazzi (gli arbitri, nda). Volevo che finissero la stagione in condizioni accettabili, senza pressioni supplementari».
SE HA MAI SENTITO MAROTTA – «Mai, così come non ho mai avuto, né cercato rapporti con altri dirigenti. Per questo avevo inserito la figura del referee manager, un professionista addetto ai club. Penso che lo conservino anche quest’anno».
SUI RAPPORTI CON SOCIETA’ E DIRIGENZE – «Da sempre tutte le società, pur se in tempi diversi, hanno avuto qualcosa da dire agli arbitri o sugli arbitri e quando dico da sempre non mi riferisco al mio periodo. Io posso garantirti che non ho mai favorito o maltrattato squadre, decidendo sempre in totale autonomia».
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SULLE ALTRE ACCUSE – «C’è ancora un procedimento in corso, ho rispetto del magistrato che se ne sta occupando, così come di quelli di Milano. Ci sarà tempo per chiarire pubblicamente anche questo punto».
LA REAZIONE DEL MONDO ARBITRALE – «Tanti ragazzi hanno chiamato e mi sono stati vicini, Francesco Massini si è comportato in modo esemplare, così come Roberto (Rosetti, designatore europeo, nda) che mi ha permesso di continuare a sentirmi arbitro facendomi fare l’osservatore. Non nego che quando ho ricevuto la convocazione, la prima, per una partita a Bratislava dello Slovan mi sono emozionato proprio come trent’anni fa».
SE HA AVUTO MOMENTI DI SOLLIEVO – «Poche. Ecco, quando i pm hanno chiesto l’archiviazione poiché non sussistevano gli elementi per il rinvio a giudizio. Poche, pochissime… Mi sono ritrovato senza un’identità, senza un lavoro».
SUGLI ERRORI COMMESSI – «Errori ne ho certamente commessi, il principale la scorsa stagione. La linea del Var l’ho toppata, ho trasmesso un messaggio sbagliato, meglio più Var che meno. Anche in termini di comunicazione un grosso errore».
SUL SUO FUTURO – «Non s’è ancora chiuso tutto. E comunque non spetta a me decidere. Io ho soltanto bisogno di riprendermi la vita, di rientrare in questo mondo, il mondo del quale ho fatto parte dalla fine degli anni Ottanta. Sto valutando alcune situazioni, spero di essere messo nella condiz ione di fare delle scelte».
SU ALCUNE FRASI AL TELEFONO – «Al telefono ci vivo, riceverò cento chiamate al giorno. Anzi, le ricevevo prima del 25 aprile. Ma non ho mai oltrepassato la linea della correttezza. Nei fatti».







































