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·14 marzo 2026
Rocco Papaleo: “Romanista per un cucchiaio”

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SPORTWEEK (Emanuele Bigi) – Rocco Papaleo è un tifoso della Roma anomalo perché nasce interista. Quando l’attore lucano dalla sua Basilicata si è trasferito nella Capitale per lavoro tutto si è resettato. “È come se fossi rinato. Lo so, è più comune cambiare moglie che squadra”. Per un periodo si è allontanato dal calcio, poi il cucchiaio di Francesco Totti all’Europeo del 2000 lo ha avvicinato ai giallorossi, così come l’epopea di Daniele De Rossi, che ricorda più nei dettagli. Oggi guarda con curiosità e ammirazione l’era Gasperini.
Che cosa le piace di più della Roma di Gasperini? “Innanzitutto l’approccio della squadra a ogni partita. Ci mette un’energia mista a una determinazione che credo derivi dal lavoro dell’allenatore. È un’idea di calcio che sta dando i suoi frutti. Servirebbero però due o tre giocatori forti per avere a disposizione una rosa più ampia. Un fattore fondamentale nel calcio moderno”.
Ha in mente dei nomi?“Punterei su un paio di esterni tosti che saltano l’uomo, ma non voglio spoilerare. I nomi li suggerirò direttamente a Massara”.
Gasp le piaceva anche prima? “Sì, anche se mi stava un po’ antipatico perché otteneva sempre buoni risultati e aveva un carattere peperino. Ora è nelle mie grazie. Il bello è che si è accordato con la città”.
È contento di avere un centravanti come Malen? “Mi piace, sia quando segna sia quando non ci riesce, perché è sempre dinamico e offre soluzioni. Per il gioco verticale che esprime Gasperini è un calciatore importante”.
Dove spera che arrivi questa squadra? “In Champions League. Il campionato ormai è segnato dallo strapotere dell’Inter. In futuro però si può anche pensare a vincere la Serie A”.
Che ricordi ha del 17 giugno 2001? “Ho visto Roma-Parma a casa di Alessandro Haber, poi sono sceso per strada da solo, con la maglietta della Roma addosso. Ho provato una sensazione bellissima”.
Quali sono i campioni che battono ancora nel suo cuore? “Vengo dalla generazione di Sandro Mazzola e Gianni Rivera, ma il campione che mi ha emozionato di più è Gigi Riva, per il suo legame con la Sardegna e per quella visione di un calcio che non esiste più. Qualche raro esempio continua a esserci. Penso a Totti e a De Rossi. Il cucchiaio a Euro 2000 mi ha fatto avvicinare di nuovo al tifo. L’epopea di De Rossi è quella che ricordo con più dettagli. Per ammirazione verso questo giocatore che ho visto crescere”.
Che cosa ammirava di questi due grandi romanisti? “L’azzardo nel gioco. Era vitale per il calcio. Ci vuole, altrimenti tutto rischia di diventare scientifico”.
Oggi il calcio è diventato asettico? “È cambiato come tutte quelle cose cui ruotano intorno i soldi. Il denaro inquina ogni passione. Vale anche per il mio lavoro di attore e regista. Un tempo era meno asfissiante l’idea dell’esito commerciale. Anche la televisione guardava l’indice di gradimento. Oggi invece gli occhi sono puntati sull’indice di ascolto, come se contasse più la quantità che la qualità”.
Ha iniziato la sua carriera con il teatro canzone. Dedicherebbe un brano a un calciatore della Roma? “Forse a Paulo Dybala oppure a Niccolò Pisilli, un ragazzo di una limpidezza pura che promette di diventare un campione. Ma amo la poesia. Una delle mie canzoni preferite sullo sport è Bartali di Paolo Conte. Sceglierei di raccontare il punto di vista di un bambino tifoso che osserva i suoi miti giallorossi dallo stadio”.
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