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·5 febbraio 2026
Roma, Castan sicuro: “Difesa di ferro. Tutti con Gasp”

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CORRIERE DELLO SPORT (Chiara Zucchelli) – Dieci anni fa, di questi tempi, Leandro Castan stava vivendo il momento più duro della sua vita. Aveva sconfitto il tumore alla testa, ma – tornato in campo – dopo una brutta partita contro il Verona, Luciano Spalletti lo aveva messo fuori con toni netti. E allora, visto che la vita è una cosa e i trend virali un’altra, l’ex difensore centrale riparte proprio da qui: “So che su Instagram c’è questa moda di pubblicare le foto del 2016 e del 2026. Mi ha fatto sorridere. All’epoca ero furioso, ma della scelta di Spalletti discussi i modi bruschi. Detto questo, era e resta uno degli allenatori migliori che ho avuto”.
“Ora tocca a me allenare, ispirandomi a Tite e Rudi Garcia, soprattutto per l’approccio umano. E anche un po’ a De Rossi, che è un amico e un punto di riferimento per quello che sta facendo. Ho iniziato a San Paolo al Real Soccer. Guido l’Under 20, penso sia corretto partire dai ragazzi. Come modulo prediligo il 4-3-3, ma non alla Zeman. Un po’ più equilibrato”.
“Con Gasperini e la sua difesa a tre, uno contro uno, mi sarei divertito. Forse avrei preso qualche cartellino giallo, ma lui mi piace da pazzi e per un difensore come me sarebbe stato bellissimo. Comunque alla Roma hanno tutto. Devono solo isolarsi. Non ascoltare quello che viene detto fuori Trigoria e non lasciar uscire le cose che succedono nel centro sportivo. Roma è magnifica, ma se non reggi la pressione devi andare in terza categoria. In ogni caso, ora hanno tanti giocatori bravi, a partire da Svilar. E poi Wesley, che con la Roma attacca tanto. Forse in nazionale avrà compiti più difensivi, ma Carlo Ancelotti è il maestro dell’equilibrio. Già sta andando bene al primo anno in Italia, che è sempre il più complicato, con Ancelotti diventerà ancora più forte”.
“Io amo il calcio offensivo, quello con il pallone che mi fa brillare gli occhi, ma al gruppo del 2013 era proprio difficile fare gol. Tuttavia nel 2014 cambiò tutto. Ero al top della mia carriera. Faccio l’allenatore anche per questo: il tumore mi ha tolto delle cose. Vorrei riprendermele in panchina. Ho perso tutto in un attimo, credo di poter insegnare ai ragazzi che si è prima uomini e poi calciatori. Alla fine ha fatto pace con quel 2016. Ero davvero arrabbiato, anche con me stesso perché avevo avuto un problema più forte di me e volevo dare la colpa a qualcuno. Me ne sono fatto una ragione. Però, visto che non so perdere, aspetto la mia rivincita”.








































