Inter News 24
·10 luglio 2026
Ronaldo ricorda: «Con Cuper all’Inter correvamo tre chilometri per scaldarci. Che senso aveva?»

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·10 luglio 2026

Tra gli ospiti del podcast «Futebol Legends» c’è stato anche Ronaldo, che ha ripercorso alcuni dei momenti più significativi della sua carriera, soffermandosi sull’esperienza vissuta all’Inter, sul difficile rapporto con Hector Cuper, sugli infortuni che hanno segnato il suo percorso e sul drammatico episodio vissuto prima della finale del Mondiale del 1998.
Il Fenomeno ha raccontato come, a suo avviso, la preparazione atletica sia profondamente cambiata rispetto ai suoi anni da calciatore, sottolineando le differenze nei metodi di allenamento e nella gestione fisica degli atleti.
PAROLE – «Oggi c’è una grande cura della preparazione fisica, ai nostri tempi l’impressione è che tutto fosse più artigianale e non fossimo supportati al meglio in questo, che ci accorciasse la carriera. Abbiamo avuto lesioni gravi, oggi tutti si allenano in maniera specifica, in base alle caratteristiche di ognuno. All’Inter il nostro allenatore era Cuper: facevamo tre chilometri di corsa solo come riscaldamento. Qual era il senso?»
Ronaldo è poi tornato sul malore che lo colpì poche ore prima della finale del Mondiale 1998, spiegando le sue sensazioni e la volontà di scendere comunque in campo.
MONDIALE 1998 – «Il malore prima della finale del Mondiale ’98? Stavo combattendo contro il fantasma di una crisi epilettica che mi aveva colto di sorpresa, e avevo un desiderio immenso di giocare. Quindi, dovevo dimostrare di poter giocare. Sono corso in ospedale per fare gli esami necessari, per assicurarmi di poter giocare in sicurezza e non morire lì sul campo, capisci? La pressione sui calci di rigore? Ricordo la semifinale del Mondiale ’98 contro l’Olanda: ricordo perfettamente, fu terribile: non so perchè, ma Zagallo mi mise come primo rigorista, avevo 20 anni… Mi ritrovo Van Der Sar, aveva 32 metri di braccia: nessuno ti prepara a una situazione simile, è disumano».
Infine, l’ex attaccante brasiliano ha ripercorso il lungo calvario degli infortuni al ginocchio, spiegando come quelle difficoltà abbiano finito per rafforzarlo anche dal punto di vista umano e professionale.
INFORTUNIO – «Ho subito un intervento al ginocchio circa dieci volte. A 17 anni, al PSV, ho subito il primo intervento per il morbo di Osgood-Schlatter: una malformazione ossea qui sotto il ginocchio che fa un male cane. E poi ne ho subiti altri nove. La rottura del tendine rotuleo è stata terrificante perché non avevo mai ricevuto trattamenti simili in passato, non sapevamo che strada prendere. Tuttavia, avevo una forte convinzione di voler tornare a giocare. Ma non tornerei indietro per annullare tutto ciò che ho fatto, perchè anche grazie agli infortuni sono migliorato moltissimo».







































