Calcio e Finanza
·19 marzo 2026
Rosangela Mattei, No stadio a San Donato e nipote del fondatore dell'ENI Enrico: «Meno male che il Milan ha scelto San Siro»

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·19 marzo 2026

Lo stadio del Milan a San Donato Milanese è stato messo ufficialmente in soffitta a inizio anno, poco dopo che i rossoneri, insieme all’Inter, hanno concluso l’acquisto dello stadio Giuseppe Meazza a San Siro e delle sue aree limitrofe dal Comune di Milano. Un esito accolto con grande soddisfazione dai comitati cittadini “No Stadio” di San Donato e anche da privati cittadini, in particolare modo da quelli con una storia legata a doppio filo alla cittadina dell’hinterland milanese. Tra questi c’è Rosangela Mattei, nipote del fondatore dell’ENI Enrico Mattei.
«Sono veramente felice della decisione di non fare lo stadio a San Donato – ha dichiarato Rosangela Mattei a Calcio e Finanza –. Non voglio prendermi meriti, ma certamente negli scorsi mesi mi sono battuta per arrivare a questo risultato con lettere indirizzate al presidente del Milan, Paolo Scaroni, ma anche all’Arcivescovo di Milano, Monsignor Delpini».
La storia di San Donato è nata con Enrico Mattei, zio di Rosangela: «Quando da ragazzina ogni tanto andavo a trovare d’estate lo zio Enrico che aveva l’ufficio a San Donato Milanese, nel palazzo dell’ENI c’era anche un appartamento privato dal quale mi affacciavo, e si vedeva tutta questa area verde che include anche l’Abbazia di Chiaravalle». L’Abbazia si trova a circa 1,5 km in linea d’aria dall’area San Francesco, che dal 2023 è di proprietà di SportLifeCity, società controllata al 90% dal Milan e tramite la quale RedBird, fondo che gestisce il club rossonero, ha investito 55 milioni di euro nel corso degli ultimi anni.
Proprio la vicinanza all’Abbazia di Chiaravalle – seppur il progetto stadio non interessasse quelle aree – è stato uno dei punti più importanti delle opposizioni alle quali il piano è andato incontro: «Io ho chiamato anche il priore di Chiaravalle dicendogli che si desse da fare per tutelare l’area, visto che io sono una privata cittadina. È vero che sono la nipote di Enrico Mattei, ma qualcuno avrebbe potuto pensare: “Questa a che titolo parla?”». Un interessamento, quello della signora Mattei, che è stato apprezzato proprio dal priore Stefano dell’Abbazia di Chiaravalle.
«San Donato è cresciuta grazie a Enrico Mattei, il sindaco Squeri non si deve permettere di dire “sì” a Scaroni o a chi per lui, concedendogli quella terra. Che interesse c’era? Adesso si parla di un’arena da 18mila posti e non più dello stadio, ma è una soluzione che non mi piace per nulla», ha proseguito Rosangela Mattei.
«Non esiste alcun motivo per togliere a San Donato quell’area verde. Non si sa quale sia la motivazione. C’è chi dice che ci faranno delle case, chi un grosso supermercato, non si sa nulla. Occupare quell’area significa che a rimetterci sarebbero solo i cittadini di San Donato. Ma anche per l’Abbazia di Chiaravalle. Mi sembra una cosa dove tutti dovrebbero partecipare. Per questa storia avevo mandato anche una lettera a Papa Francesco». Il mantenimento dell’area verde, del resto, combacia con il desiderio dell’Abbazia stessa.
La signora Mattei ha così proposto la sua alternativa: «Posso chiedere a nome di tutti che quell’area, invece di farci cose folli, possa essere dedicata ai ragazzi di San Donato? Magari quei campi da tennis che non hanno più, perché il Comune non è stato in grado di tenerli, o alcune piscine. Così ci sarebbe uno scopo, no? Tutto questo può anche essere redditizio, senza stravolgere la natura di quell’area, in cui poi ci sono degli esemplari di uccelli meravigliosi. È uno dei parchi più belli della zona, che purtroppo è stata un po’ cannibalizzata dal cemento».
«Io se posso mettere una parola a favore di San Donato lo faccio con tutto il cuore, perché mio zio ci teneva tanto e una delle prime cose che ha fatto è stata la piantumazione a San Donato Milanese. A casa sua, al grattacielo, aveva creato un giardino pensile. Una storia che sanno tutti, anche in Comune, sia l’amministrazione che l’opposizione. Io non sono assolutamente contenta se quell’area viene sottratta alla comunità, in quanto area verde, per accordi di qualsiasi tipo fra sindaco e privati. Non sono contenta come cittadina e come nipote di Enrico Mattei. Perché San Donato Milanese era al servizio dei cittadini», ha aggiunto.
Negli ultimi giorni, in merito al grande interessamento del fondo RedBird di Gerry Cardinale al progetto NBA Europe, l’area San Francesco a San Donato potrebbe tornare in auge per un importante opera infrastrutturale che ha, questa volta, come obiettivo il basket e non il calcio. Non ci sono ancora comunicazioni ufficiali, ma negli scorsi mesi Calcio e Finanza aveva già parlato della possibile costruzione di un’arena da 18mila posti.
Come detto, una soluzione che non accontenterebbe chi si è opposto allo stadio, fra cui la stessa Rosangela Mattei, che in quell’area vorrebbe qualcosa per ricordare lo zio: «In città c’è un busto che ricorda Enrico Mattei, che a sue spese ha costruito la chiesa di Santa Barbara, dove ci sono opere di Giò Pomodoro e Cascella. Le porte di quella chiesa sono nella cappellina dei Mattei perché mio zio Enrico, nello stesso periodo, fece edificare la tomba per i genitori a Matelica, terminata nel ’55, anno della scomparsa di sua madre. Lì si trova purtroppo anche lui: dal 1962 ci è dovuto andare anche lui. Mi piacerebbe che quell’area fosse dedicata a mio zio Enrico: fare uno stadio, o comunque togliere la natura, penso sia una cosa da fuori di testa. Non c’è più niente di quello che ha costruito Mattei, compresa l’azienda stessa. Se ci fosse qualcosa intitolato a Mattei in quell’area sarei molto contenta e penso che sia dovuto alla sua memoria. È una cosa che dico anche alla presidente Meloni: parlate tanto di Piano Mattei, ma perché non gli costruite un monumento vicino a Palazzo Chigi?».
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