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·16 aprile 2026

Sabelli racconta: «Che riconoscimento il rinnovo col Genoa, De Rossi una persona speciale. Su Mihajlovic…»

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Il difensore del Genoa, Stefano Sabelli, fresco di rinnovo con i rossoblù, si racconta così e parla degli obiettivi della squadra di De Rossi

Stefano Sabelli è uno dei punti di fermi del Genoa: la maglia rossoblù l’ha indossata 123 volte. Il Corriere dello Sport di oggi ospita una sua intervista.


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IL RINNOVO AL 2028 – «Un riconoscimento non tanto a quello che ho fatto in campo in questi anni, ma a tutto il resto. Penso di essermi sempre comportato bene, so che persona sono stato ogni giorno e sono felice di continuare questo percorso meraviglioso».

GENOVA HA DIFETTI – «Beh, sul traffico ci possiamo lavorare. Quando smetterò torneremo a Bari, perché mia moglie è di lì e decide lei (ride, ndr) ma qui stiamo davvero bene. In una parola direi che Genova e il Genoa per noi sono passione».

GLI INCONTRI A ROMA: ALBERTO DE ROSSI E BRUNO CONTI – «Bruno chiamò noi del 1993 e creò una squadra che non esisteva. Un grande gruppo, vincemmo tre scudetti giovanili. In Serie A ci siamo io e Politano, ma con tanti ragazzi siamo ancora in contatto. E il merito è di Bruno e di Alberto De Rossi, un maestro di calcio e di vita devastante. Se oggi sono così, se lavoro nel calcio in questo modo, è merito loro».

DE ROSSI PADRE IN TRIBUNA COL SASSUOLO – «Quando è arrivato il mister ho scritto al mister (dice proprio così, ndr) per chiedere se venisse anche lui».

ARRIVA DANIELE E SCRIVE AD ALBERTO – «Esatto. Per me sono persone speciali. De Rossi lo conoscevo come giocatore perché quando ero nelle giovanili della Roma ci allenavamo con i grandi: lui era informatissimo su tutti i risultati di noi ragazzi. E poi era un allenatore in campo, non avevo dubbi che sarebbe diventato così. Per prima cosa bravo. E poi schietto e diretto. Abbiamo un bellissimo rapporto, ci capiamo, sono contento di averlo qui. L’amore che ha per questo lavoro è forte, ha un’aura incredibile. Quando entravo nello spogliatoio della Roma c’erano lui e Totti, oggi i ragazzi del Genoa trovano me e Ekuban, non è proprio la stessa cosa… Ma cerchiamo di trasmettere ai più giovani valori e senso di appartenenza che, ammetto, non sempre vedo nel calcio».

DA RAGAZZINO NON FACEVA CALCIO – «No, tutt’altro. Facevo pattinaggio a rotelle come mia sorella, a La Rustica. Poi ho dovuto scegliere».

PATTINA ANCORA – «Se oggi rimetto i pattini mi spacco tibia e perone».

DE ROSSI SI È ANCHE PRESO GLI APPLAUSI DELLO STADIUM – «Giusto, ma in assoluto non penso che si debba essere per forza simpatici agli altri. Diffido sempre da chi piace a tutti, mi sa di finto».

I SUOI SOPRANNOMI: SABELLAO E SABELLINGHAM – «Non scherziamo, me li hanno dati gli altri, Sabellao soprattutto è diventato virale e mi fa sorridere, quasi quasi lo registro… Ci sono giocatori che nascono con un talento immenso, nel mio caso non è stato così, ma ho lavorato tanto. Non sono lo stesso di qualche anno fa».

A PROPOSITO DI SOPRANNOMI: UNO PER DE ROSSI – «Leonida».

A COSA PUÒ PUNTARE IL GENOA – «Non mi piace prendere in giro la gente, men che meno i tifosi. Il primo obiettivo deve essere sempre quello di mantenere il Genoa in A senza patemi. Non bisogna mai abbassare la guardia, avete visto cosa è successo alla Fiorentina? Investi e bastano un paio di cose che vanno male e ti ritrovi nella lotta per non retrocedere. Poi, visto che la nostra è una società in crescita, dobbiamo continuare ad avere l’obiettivo di vincere sempre, ogni partita, partendo da una salvezza tranquilla. Di sicuro, una piazza e dei tifosi così, sempre in 30mila, meritano palcoscenici importanti».

COME FESTEGGERETE LA SALVEZZA – «Qualche idea c’è, vediamo…».

IL MOMENTO DEL CALCIO ITALIANO – «Magari i problemi c’erano anche quando i Mondiali si facevano o si vincevano, ma non mi piace parlare di cose a caso, lo fanno già tanti».

MIHAJLOVIC – «Mia moglie è la sorella di Alessandro Vogliacco, mio compagno qui al Genoa che ora gioca a Salonicco. Quindi siamo i cognati di Virginia Mihajlovic, la figlia di Sinisa. Io non lo conoscevo bene, ma lei e i suoi fratelli sì. Se sono persone così è merito di chi li ha cresciuti. Sono certo che, ovunque sia, sarà molto orgoglioso della sua famiglia».

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