Sampnews24
·19 giugno 2026
Sampdoria, il fascino si è spento: la panchina ora fa paura

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La Sampdoria cerca il nuovo allenatore, ma il quadro è molto più complesso rispetto al passato. Quella blucerchiata, un tempo considerata una piazza ambita e capace di sedurre tecnici di profilo diverso, oggi appare meno semplice da accettare.
Le ultime tre stagioni hanno lasciato il segno: risultati negativi, cambi continui, instabilità tecnica e un ambiente che ha perso parte del proprio appeal. La scelta del successore di Attilio Lombardo diventa così un passaggio delicatissimo per il futuro del club.
Il dato più evidente riguarda la lunga lista di allenatori passati sulla panchina blucerchiata nell’ultimo triennio. In rapida successione si sono alternati Andrea Pirlo, Andrea Sottil, Leonardo Semplici, Alberico Evani, Massimo Donati, Angelo Gregucci e infine Attilio Lombardo. Una girandola continua che non può non pesare nelle valutazioni di chi oggi viene contattato dalla società. Diversi tecnici, infatti, potrebbero essere frenati proprio dal timore di entrare in un contesto complicato, dove la pressione è alta e il margine d’errore appare molto ridotto.
La Serie B è un campionato duro, lungo e spesso imprevedibile. Per questo alla Sampdoria servirebbe un profilo capace di conoscere bene la categoria, gestire le difficoltà e dare subito una struttura chiara alla squadra. I blucerchiati non possono permettersi un’altra stagione di transizione confusa: occorrono identità, equilibrio e una guida tecnica abituata a convivere con pressioni importanti.
Il problema, però, è che proprio la recente instabilità rende meno immediata la ricerca di un allenatore disposto ad assumersi questo rischio.
Nelle idee di Jesper Fredberg restano vive anche alcune piste straniere, con i nomi di Ryan Mason e Bo Henriksen ancora presenti nelle valutazioni. Una scelta di questo tipo rappresenterebbe però un segnale forte e, allo stesso tempo, rischioso.
La Sampdoria ha bisogno di ripartire, ma deve farlo scegliendo con lucidità il profilo giusto. Il fascino della piazza resta, ma oggi non basta più il nome del club: serviranno garanzie, progetto e stabilità per convincere un tecnico a entrare davvero nel nuovo corso blucerchiato.







































