Sampnews24
·12 febbraio 2026
Sampdoria, l’ex Balleri non ha dubbi: «Genova? Mi porto dietro ricordi indelebili e momenti intensi»

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La nuova Sampdoria continua a convincere, e non solo i tifosi: anche chi quella maglia l’ha indossata e difesa per anni guarda con favore al percorso intrapreso. David Balleri, ex terzino destro blucerchiato, ha analizzato il momento della squadra intervenendo in esclusiva ai microfoni di Telenord.
L’ex difensore ha commentato l’impatto del mercato invernale e le prime risposte arrivate dal campo, soffermandosi su identità, solidità e prospettive della formazione di Pirlo. Un punto di vista autorevole, quello di Balleri, che conosce bene l’ambiente e ne interpreta con lucidità umori e aspettative.
Di seguito le sue parole, che offrono una lettura interessante sul presente e sul futuro della Sampdoria.
GLI ANNI A GENOVA DI BALLERI – «Mi porto dietro ricordi indelebili e momenti intensi. Difficile riassumerli rapidamente. Innanzitutto avevo molti top player come compagni di squadra, e questo è un altro aspetto che ti aiuta a crescere e maturare, senza dimenticare la spinta e l’affetto dei tifosi. Se devo citare due momenti direi senza dubbio il mio gol a Torino nel 3-3 contro la Juventus, e il debutto al “Ferraris” contro la Roma. Quella blucerchiata è una piazza esigente, che regala tanto a livello di emozioni, e io ho sempre cercato di onorarla dando il massimo».
SAMPDORIA-PADOVA – «È una partita chiave. Magari il divario tecnico c’è, ma nel calcio le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Se vinci puoi ritrovarti fuori dalla zona pericolo e guardare anche alle squadre che ti precedono. Non è il momento di fare voli pindarici, bisogna tenere in testa l’obiettivo primario, ovvero la salvezza, ma uno sguardo al distacco dai play off continuo a rivolgerlo».
NUOVI ACQUISTI – «L’adattamento è stato sopperito dal coraggio. Chi è arrivato ha dimostrato da subito una volglia di lottare e di fare la partita che ha consentito di andare oltre la conoscenza. E poi parliamo quasi interamente di giocatori italiani, che non ci mettono così tanto ad adattarsi a una nuova realtà. E se ci si riesce a comprendere, è anche più facile creare in breve tempo un gruppo e uno spogliatoio unito».
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