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·11 gennaio 2026

Sanzioni e minacce sulle Olimpiadi 2026: scontro aperto tra Cloudflare e Serie A

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Dopo la sanzione da oltre 14 milioni di euro inflitta dall’Agcom per la violazione delle norme antipirateria, il caso Cloudflare diventa uno scontro aperto tra l’azienda americana e la Serie A. Il colosso statunitense, che l’8 gennaio l’Agcom ha multato per violazione delle norme sulla pirateria, promette battaglia e non solo legale.

Il suo CEO, Matthew Prince, ha annunciato tramite il proprio profilo X che «sta valutando di interrompere i milioni di dollari in servizi di sicurezza informatica pro bono che stiamo fornendo per le prossime Olimpiadi di Milano-Cortina». Cloudflare valuta anche di «interrompere i servizi di sicurezza informatica gratuiti di Cloudflare per tutti gli utenti con sede in Italia; rimuovere tutti i server dalle città italiane; e interrompere tutti i piani per la costruzione di una sede Cloudflare in Italia o per qualsiasi investimento nel Paese».


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«Sarò a Washington la prossima settimana per discutere di questo con i funzionari dell’amministrazione statunitense e poco dopo incontrerò il CIO a Losanna per illustrare il rischio per i Giochi Olimpici se Cloudflare dovesse ritirare la protezione per la sicurezza informatica», ha aggiunto il CEO. Cloudflare, ricorda lo stesso manager, nel 2024 ha registrato in Italia un fatturato di poco meno di 8 milioni di dollari.

Alle dichiarazioni di Prince ha replicato duramente la Lega Serie A. «Le affermazioni del CEO di CloudFlare, Matthew Prince, sono un cumulo di mistificazioni, minacce e falsità che lascia sbalorditi e che danneggia la stessa azienda americana». La Lega è intervenuta citando Elon Musk (proprietario di X) e James David Vance, vicepresidente degli Stati Uniti d’America dal 20 gennaio 2025, e ha sottolineato che «la sanzione comminata da Agcom, perfettamente motivata, non ha nulla a che vedere con la censura di internet, ma concerne esclusivamente la sacrosanta protezione dei diritti d’autore, sul live sportivo, come sui prodotti audiovisivi cinematografici e televisivi».

Secondo la Lega Serie A, «CloudFlare è stata sanzionata perché è l’unica grande azienda che, per scelta del suo CEO, rifiuta qualsiasi collaborazione con le Autorità, con le forze dell’ordine, con i titolari dei diritti e persino con i giudici e rappresenta per questo la prima e più comune scelta fatta dalle associazioni criminali per gestire i propri servizi illeciti proprio per questa determinazione a consentire atti di pirateria».

Una situazione che, viene aggiunto, «accade non solo in Italia ma in tutto il mondo, come comprovato dalle numerosissime decisioni giudiziarie intervenute contro CloudFlare ad esempio in Francia, Spagna, Belgio, oltre che appunto in Italia». «È falso», prosegue la nota, «che l’Unione europea abbia manifestato preoccupazione nei confronti del sistema italiano di protezione dei contenuti che, tutto al contrario, è stato formalmente giudicato dalla Commissione Europea perfettamente coerente con la normativa europea». Le dichiarazioni del ceo «verranno portate all’attenzione delle Autorità competenti» e, conclude la Lega, evidenziano «l’arroganza di un certo tipo di aziende Tech che pensano di poter operare al di fuori dei propri confini nazionali in spregio di qualsivoglia tutela dei diritti di proprietà intellettuale dei dati personali, dei contenuti premium di cinema, serie TV e sport». L’auspicio finale è «che Prince sia costretto a dimettersi e che un’azienda importante come CloudFlare la smetta immediatamente di raccontare menzogne e soprattutto di proteggere i criminali».

Sul tema è intervenuta infine anche la politica. «Le dichiarazioni del CEO di Cloudflare successive alla sanzione irrogata da Agcom rappresentano un concentrato di mistificazioni e affermazioni false, che tentano di ribaltare la realtà dei fatti e di delegittimare un sistema di tutela dei diritti pienamente legittimo. Non c’è alcuna censura». Così Claudio Lotito, patron della Lazio e senatore di Forza Italia, nonché relatore della norma antipirateria. «C’è, invece, una sanzione motivata e fondata nei confronti di un operatore che ha scelto consapevolmente di non collaborare con le Autorità, con le forze dell’ordine, con i titolari dei diritti e con l’autorità giudiziaria, ponendosi fuori da ogni logica di responsabilità istituzionale».

Per Lotito, «le intimidazioni verbali e le narrazioni vittimistiche non cambiano i fatti: in Italia, come in Europa, la tutela dei diritti non è negoziabile e non sarà sacrificata sull’altare dell’arroganza di chi si ritiene al di sopra delle istituzioni». E ha concluso ribadendo che «la pirateria audiovisiva non è una battaglia ideologica, ma un fenomeno criminale che sottrae miliardi di euro, alimenta circuiti illegali e danneggia lavoratori, imprese, sport e cultura. Difendere questi interessi non è un attacco alla rete: è difesa della legalità. Nessuna multinazionale tecnologica può pensare di operare nei Paesi democratici scegliendo quali leggi rispettare e quali ignorare».

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