Scommesse e pirateria, Malagò in Commissione: «Serve che il sistema cambi» | OneFootball

Scommesse e pirateria, Malagò in Commissione: «Serve che il sistema cambi» | OneFootball

In partnership with

Yahoo sports
Icon: Calcio e Finanza

Calcio e Finanza

·30 luglio 2026

Scommesse e pirateria, Malagò in Commissione: «Serve che il sistema cambi»

Immagine dell'articolo:Scommesse e pirateria, Malagò in Commissione: «Serve che il sistema cambi»

Giovanni Malagò nella giornata di ieri è tornato a Palazzo Madama, questa volta nelle vesti di presidente della FIGC, per la sua audizione davanti alla VII Commissione del Senato dedicata al disegno di legge di riforma del calcio promosso dal senatore di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi.

Un intervento ampio quello del numero uno federale, che ha toccato il nodo delle scommesse, la questione della pirateria audiovisiva, il vincolo sportivo, la crisi della Nazionale maggiore e il tema degli agenti sportivi.


OneFootball Video


Ti piace Calcio e Finanza? Aggiungici alle tue fonti preferite su Google. Clicca qui!

Malagò: «Il sistema ha bisogno di cambiare»

Malagò non ha usato mezzi termini nel descrivere l’urgenza di un intervento normativo. «Noi abbiamo molto bisogno che qualcosa succeda perché il sistema ha bisogno di modificare alcune regole del gioco» ha dichiarato il presidente federale, definendo il ddl 1902 portatore di «aspetti interessantissimi» pur segnalando che «alcune norme sbattono sui principi dell’autonomia sportiva».

Sul fronte del betting il presidente ha indicato una soglia precisa che darebbe respiro al movimento calcistico. «Se venisse riconosciuto il 2% delle scommesse sarebbe qualcosa che darebbe tranquillità al sistema» ha spiegato Malagò, che ha colto l’occasione anche per rilanciare un appello sul vincolo sportivo.

«Dateci una mano a rivederlo perché c’è un grido di allarme grandissimo» ha detto, collegando la richiesta al percorso di valorizzazione dei giovani che la Federazione intende portare avanti.

Pirateria, numeri che non convincono

Il capitolo pirateria è stato tra i più approfonditi dell’audizione. Malagò ha ammesso di essersi fatto un’idea diversa dello stato del contrasto al fenomeno prima di verificare i dati reali. «Pensavo che le cose andassero meglio ma numeri alla mano non è così – ha affermato. – Mi dicono che le leggi ci sono, mi dicono che manchi l’attuazione per quanto riguarda la sanzione».

Il presidente ha citato anche un elemento che lo ha sorpreso: alcuni Paesi ritenuti più rigorosi dell’Italia nel contrasto alla pirateria avrebbero iniziato a replicare le pratiche. «Devo dire con mio stupore che qualche Paese considerato molto più rigoroso ha iniziato a copiarci e ci sono incidenze anche in Stati a me insospettabili che hanno preso questa non bella abitudine» ha detto Malagò, sottolineando come senza un rafforzamento organizzativo della Guardia di Finanza il lavoro di contrasto resti limitato.

Il fondo antipirateria e la richiesta alla politica

Uno dei passaggi più netti dell’audizione riguarda la destinazione dei proventi del fondo antipirateria alimentato dalle sanzioni dell’Agcom. Il ddl Marcheschi prevede che il 10% di quei fondi venga destinato alla valorizzazione dei settori giovanili. Per Malagò la percentuale andrebbe rivista al rialzo in modo sostanziale.

«Visto che questi sono fondi che vengono detratti al nostro sistema una volta che si entra in questo ordine di idee questa percentuale non dico debba essere al 100% ma non ho capito perché una volta requisiti questi fondi qualcun altro debba beneficiarne e non debbano andare quasi per intero al sistema calcio» ha spiegato il presidente federale aprendo anche alla possibilità di legare parte delle risorse a progetti sociali utili a evitare la reiterazione del reato.

Altri temi

Interpellato sulla crisi della Nazionale maggiore Malagò ha risposto con cautela. «Abbiamo molto chiari gli obiettivi poi vediamo se riusciamo a raggiungerli» ha detto senza sbilanciarsi oltre.

Spazio anche al tema infrastrutture con un richiamo che il presidente aveva già fatto in passato quando guidava il Coni. «Magari ci fosse un piano Marshall» ha detto rivolgendosi ai senatori.

Sul fronte degli agenti sportivi Malagò ha invitato la politica a intervenire con una cornice normativa chiara. «Sappiamo cosa dice l’opinione pubblica. Individuate un equo compenso a livello legislativo rispettando dei player indispensabili e mettendo un tetto» ha concluso.

Le tre criticità del decreto

Il presidente federale ha infine indicato tre punti del disegno di legge ritenuti in contrasto con l’autonomia sportiva.

Il primo riguarda l’obbligatorietà di convocazione in Primavera per i calciatori formati da almeno tre anni nel club, principio che la Figc condivide ma che secondo Malagò non può essere imposto per legge. «Cercherò di fare un gentleman agreement e di dare anche forme di incentivi ma non puoi obbligare» ha spiegato.

Il secondo punto riguarda il numero delle società professionistiche in Italia, attualmente 97 più le seconde squadre di Juventus Inter e Atalanta. Un tema che per Malagò richiede un percorso graduale e non un intervento improvviso. «Nessuno in Italia pensa che sia normale avere 100 squadre professionistiche ma non lo puoi fare con un colpo politico» ha detto.

Il terzo riguarda la missione premiale per le società che impiegano giovani under 23. Su questo fronte la Federazione si sta già muovendo in autonomia. «Ci stiamo muovendo su questo ma non credo debba essere un provvedimento legislativo» ha concluso Malagò.

Prova Sky per 30 giorni. Tutto Sky e Netflix. Senza rinnovo automatico. Poi scegli tu se restare e con quali pacchetti

Visualizza l' imprint del creator