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·10 agosto 2026

Scontro FIGC-CONI dopo la nomina di Bianchedi a capodelegazione della Nazionale

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Diana Bianchedi capodelegazione della Nazionale italiana. La notizia, arrivata domenica 9 agosto tramite l’annuncio di Giovanni Malagò, ha aperto in poche ore un altro caso nell’Italia pallonara. Il ruolo, per la prima volta affidato a una figura non proveniente dal calcio, è finito subito sotto osservazione da parte del CONI, l’ente di cui la stessa Bianchedi è vicepresidente vicario.

Da ore circolano due domande: Bianchedi può ricoprire contemporaneamente i due incarichi? Oppure incompatibilità, opportunità e inconferibilità lo impediscono?


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A rispondere per primo, come scrive la Gazzetta dello Sport, è stato il CONI con una nota ufficiale: «Ai sensi dello Statuto e delle Leggi vigenti, sono stati prontamente attivati gli uffici preposti e gli organismi competenti al fine di valutare eventuali profili di opportunità, inconferibilità e incompatibilità, a tutela della Giunta Nazionale».

Il comunicato richiama esplicitamente l’articolo 7 comma 4, secondo cui «i componenti della Giunta nazionale qualora vengano a trovarsi in situazione di permanente conflitto di interessi sono considerati incompatibili con la carica che rivestono, e debbono essere dichiarati decaduti». Un passaggio che pesa, considerando che Bianchedi siede proprio nella Giunta dell’organo di governo dello sport italiano.

La FIGC, dal canto suo, non arretra. La federazione ha replicato senza esitazioni: «Non si ravvisa alcun conflitto di interessi nella sua nomina». E ha aggiunto che «non c’è né norma statale né statutaria che preveda espressamente un’incompatibilità tra il ruolo di membro di Giunta del Coni e un incarico federale» e che non si ritiene «che l’incarico possa configurare il conflitto di interessi permanente richiamato dall’articolo 7 dello statuto del CONI». Per via Allegri, dove Malagò si è insediato il 22 giugno, si tratta «di un ruolo di rappresentanza».

La scelta di Malagò

Il CONI si interroga, la Federcalcio chiude la partita. E scommette su una scelta mai tentata prima nella storia della Nazionale.

Vista dall’esterno, la mossa di Malagò è apparsa come un contropiede vero e proprio. Il Direttore tecnico Claudio Ranieri e il Ct Roberto Mancini sono stati coinvolti nella decisione condividendola. Il presidente del CONI Luciano Buonfiglio, invece, è stato informato solo poche ore prima dell’annuncio. Anche la Lega Serie A ha appreso la notizia a nomina già formalizzata, mentre tra gli addetti ai lavori non manca chi guarda a Bianchedi come a un profilo estraneo alle dinamiche del calcio.

Va però ricordato il contesto in cui la scelta si inserisce. Per Malagò era necessario introdurre elementi di rottura, personalità di prestigio internazionale, storie sportive capaci di aiutare il calcio a uscire dal proprio isolamento. Una rivoluzione culturale, l’ha definita lo stesso Malagò, che ora dovrà misurarsi con la realtà dei fatti.

L’esordio di Bianchedi da prima donna alla guida della delegazione azzurra si è trasformato, ancora prima di cominciare, in un caso che coinvolge statuti, regolamenti e uffici legali. La FIGC, però, ribadisce la propria posizione: il compito della campionessa di scherma sarà rappresentare la federazione negli appuntamenti ufficiali e ovunque la maglia azzurra sia protagonista.

Resta il tema del significato simbolico legato al ruolo. Gigi Riva, Gianluca Vialli e Gigi Buffon hanno interpretato la carica di capodelegazione parlando direttamente al cuore dei giocatori, portando in dote una carriera vissuta all’insegna del rispetto e della consapevolezza. Bianchedi può costruire la propria versione di quel messaggio, ma la natura del suo racconto sarà inevitabilmente diversa. Palla agli avvocati, dunque, e alle riflessioni degli organi competenti.

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