Calcionews24
·25 luglio 2026
Sculli e Pepe nei guai, l’accusa: «Si fingevano procuratori»

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Accuse pesanti nell’inchiesta che coinvolge Simone Pepe e Giuseppe Sculli, ex calciatori di Serie A finiti nel mirino della Procura di Roma. I due sono indagati insieme all’agente sportivo Luigi Iachini Bellisarii e all’avvocato Alessandro Buccieri.
Il pm Saverio Francesco Musolino contesta, a vario titolo, le ipotesi di falso, esercizio abusivo della professione di agente sportivo e tentata estorsione. Al centro della vicenda ci sarebbe l’attività svolta attorno ad alcuni giovani calciatori, con trattative, accordi economici e mandati professionali finiti ora sotto la lente degli inquirenti.
Secondo l’accusa, Pepe e Sculli avrebbero operato come procuratori senza possedere la necessaria abilitazione. L’attività avrebbe riguardato la gestione di trattative e rapporti economici per giovani promesse del calcio, con il deposito al Coni di contratti che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbero contenuto firme false.
Nell’inchiesta compaiono anche i nomi di Costantino Favasuli, cresciuto nel settore giovanile della Fiorentina, e Davide Bettella, difensore con un passato nei vivai di Inter, Atalanta e Frosinone. I due calciatori avrebbero poi deciso di interrompere il rapporto professionale.
A quel punto, sempre secondo l’accusa, gli indagati avrebbero tentato di ottenere il pagamento di una penale molto elevata in caso di recesso anticipato del mandato. L’unico agente sportivo abilitato sarebbe risultato Iachini Bellisarii, mentre per il pm il lavoro operativo sarebbe stato svolto da Pepe, Sculli e Buccieri.
Gli avvocati Cesare Placanica ed Ernesto Rodriguez, difensori di Sculli e Pepe, respingono con forza l’impianto accusatorio e contestano la ricostruzione della Procura.
«L’ipotesi accusatoria è destituita di ogni minimo fondamento. In particolare, incredibilmente, non tiene in alcun conto il giudizio del collegio di garanzia del Coni che ha disposto una perizia calligrafica che ha dimostrato l’autenticità delle firme ritenute false, dato in veritiero quindi che, malgrado ciò, costituisce il pilastro dell’accusa. Peraltro, come noto all’ufficio inquirente, la stessa presunta persona offesa Costantino Favasuli ha inteso comunicare alla procura la propria volontà non procedere nei confronti degli indagati».
La vicenda resta ora nelle mani della magistratura. L’inchiesta dovrà chiarire il ruolo dei singoli indagati, la natura dei rapporti professionali contestati e la validità degli atti al centro del procedimento.







































