Selvaggi: «Io vorrei vedere il Cagliari tra le squadre che lottano per l’Europa! Esposito va tenuto anche se meriterebbe di fare il salto di qualità» – ESCLUSIVA | OneFootball

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·2 giugno 2026

Selvaggi: «Io vorrei vedere il Cagliari tra le squadre che lottano per l’Europa! Esposito va tenuto anche se meriterebbe di fare il salto di qualità» – ESCLUSIVA

Immagine dell'articolo:Selvaggi: «Io vorrei vedere il Cagliari tra le squadre che lottano per l’Europa! Esposito va tenuto anche se meriterebbe di fare il salto di qualità» – ESCLUSIVA

Franco Selvaggi, ex attaccante del Cagliari, ci ha concesso un’intervista esclusiva sull’attualità dei rossoblù, il futuro di Fabio Pisacane e tanto altro ancora

Franco Selvaggi è stato protagonista con la maglia rossoblù tra il 1979 e il 1982 segnando 28 reti in 85 partite. L’ex giocatore del Cagliari ha parlato con noi di CagliariNews24 in esclusiva sulla stagione della squadra di Fabio Pisacane, il futuro di Andrea Belotti e non solo. Le sue parole:

Il Cagliari ha conquistato la salvezza dopo una stagione tra alti e bassi. Come valuta l’annata vissuta dai rossoblù? Cosa avrebbero potuto fare senza i tanti infortuni che hanno martoriato la squadra?


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«Io ho sempre pensato che quello che dai al calcio, lui ti dà. La classifica del Cagliari rispecchia l’andamento che ha avuto la squadra di Pisacane. A venti squadre è davvero arduo retrocedere, la posizione del Cagliari è discreta. Io però vorrei che i rossoblù lottassero, non dico per il campionato, ma almeno per qualificarsi per una coppa europea».

Fabio Pisacane va verso la conferma come affermato dal presidente Tommaso Giulini. Che ne pensa della sua prima stagione alla guida dei rossoblù?

«L’annata di Pisacane è stata positiva, ha centrato gli obiettivi che gli erano stati posti. Al primo anno in Serie A è andata bene e lo riconfermerei alla guida dei rossoblù! Si vede che è una persona perbene, in questi dodici mesi ha capito cosa ci vuole per stare in Serie A, il tutto imparando le dinamiche che gli serviranno per il futuro».

Diverse squadre hanno messo nel mirino il classe 2002 Sebastiano Esposito. Il Cagliari deve provare a trattenerlo o deve monetizzare subito con la sua cessione?

«Me l’hanno dato quand’era piccolo e mi piaceva molto, il ragazzo merita di fare il salto di qualità. In ottica futura io cercherei di rinnovargli il contratto. Le rose non si costruiscono cedendo i più bravi, i giocatori più forti bisogna tenerli, altrimenti è complicato. Lui è un’assoluta certezza per il Cagliari e in più è in piena fase di crescita, è davvero un ottimo talento».

Tra meno di un mese scadrà il contratto che lega Andrea Belotti alla società sarda. Secondo lei gli va proposto il rinnovo?

«Belotti farebbe bene ad accettare una eventuale proposta della dirigenza del Cagliari, magari inserendo dei bonus in base alle presenze, un po’ come si faceva una volta. Non deve pretendere troppo, si possono siglare accordi a prestazione. Nel senso, fai quindici gare ti do una certa cifra stabilito. Funzionava esattamente così ai miei tempi, non ti regalavano nulla e te lo dovevi conquistare!».

In questa stagione una delle rivelazioni è stato senza dubbio l’attaccante classe 2007 Paul Mendy, capace di segnare due gol in pochi minuti contro l’Atalanta. Cosa ne pensa del centravanti senegale?

«Quando è entrato Mendy ha dimostrato di meritare pienamente il posto, ma quello che penso è che con i ragazzi bisogna andare con i piedi di piombo. Per come la vedo io lo terrei e gli farei firmare il contratto lungo. Allo stesso tempo penso che dovrà guadagnarsi il campo con il lavoro quotidiano!».

Qual è il ricordo più bello che ha del periodo trascorso a Cagliari?

«Quelli che ho vissuto con la maglia del Cagliari sono stati tre anni stupendi e ricchi di successi. Il centrocampo con Giuseppe Bellini, Francesco Casagrande e Roberto Quagliozzi era uno spettacolo, giocavamo davvero bene ed io forse ero la ciliegina sulla torta. Ai temi il campionato di Serie A era a sedici squadre, non potevi proprio permetterti di fare passi falsi. Eravamo una squadra davvero divertente da vedere, ma la società era sempre costretto a vendere i giocatori migliori. Oggi troppi presidenti non investono per via delle retrocessioni, io credo che tornare a sedici squadre stimolerebbe la competitività».

Quale pensa che sia il problema del calcio moderno? Molti mettono l’accento sull’estrema tattica fin dai settori giovanili, altri sul dare più valore alla fisicità anziché alla tecnica. Perché stiamo vivendo un’epoca senza i vari Totti o Del Piero?

«Guardi, sono d’accordo con chi sostiene che gli allenatori siano la rovina del calcio, ormai sono tutti identici. Nei settori giovanili si investe davvero troppo poco, trovando allenatori che pretendono di insegnare tattica senza mai aver giocato. La tecnica è la base fondamentale: se non sai stoppare o trasmettere la palla, dove vuoi andare? Manca il vero talento spontaneo, le scuole calcio pullulano di ragazzi forzati e gestiti da dirigenti totalmente improvvisati. Oggi serve un ricambio totale anche nelle squadre giovanili italiane. Quando il sistema non funziona, bisogna rinnovare tutti i vertici basandosi rigorosamente sul merito.

La Nazionale fatica enormemente perché nazioni come Norvegia o Finlandia sono nettamente migliorate. Ai miei tempi li battevamo regolarmente 3, 4 o 5 a 0, hanno imparato dal nostro illustre passato. Prima c’erano istruttori eccellenti, io passavo 20 giorni consecutivi per imparare un singolo dribbling, come per esempio con l’elastico di Rivelino. Oggi il cervello elabora rapidamente ma in realtà si osserva poco, e senza visione non c’è apprendimento. Mancano i veri dirigenti sportivi: devono essere prima di tutto figure di campo, grandissimi esperti sempre attorniati da ottimi osservatori, proprio come amava fare Artemio Franchi».

In questi giorni è stata discussa la scelta del C.T. Silvio Baldini di convocare in Nazionale quasi esclusivamente giocatori dell’U21. Che ne pensa? Azzardo o buona decisione?

«Baldini è una persona stupenda ed eccezionale, un ottimo tecnico, io sono suo amico perché abbiamo fatto il master insieme a Coverciano. Dice sempre la verità che in molti non vogliono sentire! Parla di calcio, parla di cose concrete, alla maniera sua perché ha un cuore d’oro. È un ragazzo stupendo. Io mi onoro della sua amicizia, e lui si onora anche della mia. Ha voluto buttare un sasso nello stagno, a fatto benissimo secondo me. Poi puoi anche perdere, per carità. Però gli dai una scossa, no. FIGC? Io mi fido di Malagò, è un dirigente esperto, mi piacerebbe se formasse un organismo composto da persone del calibro di Maldini, Del Piero e Baggio!».

Si ringrazia Franco Selvaggi per la gentilezza mostrata nel concederci questa intervista

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