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Marco Alessandri·27 aprile 2026
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Marco Alessandri·27 aprile 2026
La Serie A ha un problema e si chiama noia. Lo 0-0 del Meazza di ieri sera, in quello che doveva essere il match clou della 34ª giornata, è stato invece il peggior spot possibile per il calcio italiano, in un weekend in cui i riflettori erano già puntati sul nostro campionato per un tema certo non nobile come l'indagine sull'operato del designatore degli arbitri, Gianluca Rocchi.
Un punto che smuove la classifica di Milan e Juve, ma che ha deluso il pubblico presente a San Siro, che a fine match non ha risparmiato le due squadre dai fischi. Il dato sulle occasioni create parla chiaro: 0.65xG per i rossoneri contro lo 0.52xG dei bianconeri. Poco, decisamente troppo poco.
Quello tra Allegri e Spalletti, però, non è stato un caso isolato. Già all'andata, infatti, Juve-Milan era finita a reti bianche, con la sola differenza che all'epoca sulla panchina di Madama sedeva Igor Tudor. Restando a ieri, quello del Meazza è stato il terzo pari a reti bianche di giornata, dopo Hellas-Lecce e Fiorentina-Sassuolo. Di nuovo, non proprio il modo miglior di promuovere il prodotto.
Il conto degli 0-0 sale così a 30 in Serie A, un numero altissimo. Nei Top 5 campionati europei, nessuno tiene il nostro passo. La Premier è a 23, la Ligue 1 a 18, la Liga spagnola a 13 e la Bundesliga, infine, conta appena 12 match senza gol.
Con due partite ancora da giocare questa sera, c'è il rischio che si vada a ritoccare il record di stagione, quando alla 7ª giornata gli 0-0 furono addirittura quattro e i gol in totale solamente undici.
A guidare la classifica speciale è il Parma, che per ben 6 volte ha chiuso un match a porte inviolate. Poi Verona e Cremonese a 5 e il gruppetto formato da Como, Lazio, Genoa, Pisa, Fiorentina e Lecce a 4.
Guardando le squadre coinvolte, si capisce bene come tante volte siano 0-0 dettati dalla paura o dalla mancanza di motivazioni. Perché, allora, non prendere l'esempio della Serie B, uno dei campionati più incerti e avvincenti al mondo?
Grazie ai playoff e ai playout, infatti, attualmente non c'è un solo club che non abbia un obiettivo. La corsa alla promozione è una delle più belle di sempre, con tre squadre per due posti ad appena 180' dalla fine. Bagarre anche in zona playoff, dove a parte il Palermo e il Catanzaro, certe di essere rispettivamente 4ª e 5ª, dal Modena 6º alla Carrarese 10ª tutte possono sognare.

Dietro, infine, nessuno è certo di nulla, nemmeno il Padova 14º che, con una serie di combinazioni difficili, potrebbe scivolare dal 14º posto al 18º, il che significherebbe retrocessione.
Qualcosa, insomma, andrebbe ripensato anche per quanto riguarda la Serie A. Magari istituendo il playout, cosa che già dimezzerebbe le squadre "tranquille" e - quindi - senza più alcuna motivazione. Lo stesso sistema sarebbe probabilmente complicato per Scudetto e posti Champions, ma una soluzione anche per le posizioni che valgono le coppe potrebbe arrivare dall'istituzione di un playoff per, ad esempio, la Conference League.
Fantasia, per ora. Tra la FIGC senza un presidente, la Nazionale a casa dal Mondiale e priva di Ct e il caos dell'indagine sull'operato del designatore degli arbitri, probabilmente il format della Serie A non è la priorità del momento. Sembra chiaro, però, che prima o poi si debba cambiare, in un modo o nell'altro. Il nostro calcio ha già perso troppo tempo e, soprattutto, appeal.
📸 STEFANO RELLANDINI - AFP or licensors
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