Hellas Verona FC
·18 settembre 2026
Serie BKT 2026/27 | Le parole di mister Marco Baroni prima di #VeronaVicenza

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·18 settembre 2026

Verona - Le dichiarazioni dell'allenatore gialloblù Marco Baroni, rilasciate all'antivigilia di Hellas Verona-Vicenza, match valido per la 5a giornata di Serie BKT 2026/27, in programma domenica 20 settembre alle ore 15, allo stadio 'Bentegodi'.
Il divieto preventivo ai tifosi del Vicenza toglie di fatto uno spettacolo importante per chi ha questo derby nel sangue. Qual è il suo parere? “È chiaro che c’è dispiacere, perché come uomo di sport è evidente che il calcio sia del pubblico e della gente. In Italia c’è una forte componente preventiva, perché ancora prima che escano i calendari si parla di trasferte che possono essere vietate. Sembra quasi che questa componente preventiva sia l’unica soluzione. Non voglio addentrarmi in queste disquisizioni, se non per rimarcare fortemente il grande dispiacere, perché il calcio, lo spettacolo, è della gente, dei tifosi, del pubblico”.
La squadra non sembra essere allenata da ex difensore: siete tra le prime per gol fatti, ma avete ancora qualcosa da migliorare a livello difensivo? “Siamo la squadra che subisce meno tiri in porta, però purtroppo c’è qualcosa da regolare dal punto di vista dell’equilibrio. C’è tanto da lavorare, questo è un percorso che abbiamo intrapreso insieme. La direzione è chiara, però all’interno di questo percorso ci sono degli step che dobbiamo migliorare insieme alla squadra. Siamo consapevoli, ci lavoriamo tutti i giorni, ne parliamo e ricerchiamo una forte identità e un forte equilibrio, perché tutto passa anche dalla continuità non solo da partita a partita, ma anche all’interno dei 90 minuti. Questa è una delle componenti su cui stiamo fortemente lavorando".
Che squadra è il Vicenza? “Il Vicenza è una squadra molto pericolosa, che ha un organico importante. Ci sono delle individualità buone, ma principalmente la forza è il collettivo. È una squadra che attacca molto bene la porta, mette dentro palloni, sa andare in verticale. Sicuramente sappiamo benissimo che sarà una partita difficile, ma ci siamo preparati su questo aspetto”.
Abbiamo visto una squadra molto talentuosa dal punto di vista tecnico, ma che a livello caratteriale va ancora fortificata. Che impatto ha avuto il risultato di Benevento su questa settimana? “Arriviamo da una sconfitta forse impronosticabile per l’andamento della partita e per quelli che erano i valori in campo. Ne siamo tornati arrabbiati e delusi per primi. C’è stato un forte dolore, sia personale che della squadra. Questo l’ho percepito, lo abbiamo sentito e avvertito, e credo che ci dia sicuramente la possibilità di crescere. Dobbiamo farlo, ne siamo consapevoli, lo vogliamo e lo desideriamo. La squadra sa che deve migliorare. Lo sapete, a me non piace parlare di tempo perché noi non ne abbiamo. La verità è questa, però dobbiamo correre contro il tempo e migliorare velocemente questi cali, queste situazioni in cui non c’è una percezione del pericolo. Magari su un calcio d’angolo o su un giocatore che viene dentro risalendo pensi che da lì non si possa fare gol e quindi vai a complicarti una prestazione che fino a quel momento era stata molto buona. Adesso c’è il derby e credo che all’interno di questa partita ci siano tutte quelle componenti per cui sai benissimo dove non puoi mancare”.
Come sta Ekuban? “Lui era fermo, quindi stiamo lavorando sul suo ricondizionamento. In questo percorso ha avuto un piccolo risentimento, ma non c’è nessun tipo di lesione. Abbiamo leggermente rallentato per una settimana. Sono convinto che già dopo la sosta il giocatore sarà a pieno regime con la squadra, ne sono quasi sicuro”.
Suslov è pronto fisicamente per giocare dal primo minuto? E pensa di impiegarlo in mezzo o largo a destra? “Quando ho parlato della sosta, intendevo che può essere anche un momento in cui possiamo lavorare su qualcosa di diverso da questo punto di vista. Per quanto riguarda Suslov, è soprattutto un problema suo: deve ritrovare prima di tutto l’atteggiamento. Ha attraversato un momento in cui ha pensato ad altro, anche giustamente, perché lo sapete, ne abbiamo parlato. È chiaro che spesso il corpo è facile riportarlo dentro, la testa invece è un po’ più difficile. Stiamo lavorando su questo. Il ragazzo fino adesso mi ha dato grandissima disponibilità, quindi sarà compito mio principalmente, ma anche suo, aumentare sempre di più questa dedizione, questa attenzione e questa voglia di stare all’interno della squadra più mentalmente che fisicamente”.
Dopo le vittorie contro Cagliari e Arezzo si era ricreato entusiasmo intorno alla squadra. Quanto può incidere una grande prestazione nel derby per ritrovarlo? “Io qui faccio un piccolo passo indietro. Se avete visto, dopo la partita con il Cagliari e dopo quella con l’Arezzo, ho cercato di evitare di parlare perché mi sembrava ci fosse un’euforia eccessiva. Avrei dovuto smorzarla io con delle parole, ma ho pensato che non fosse il momento di fermarla. Vi voglio però parlare di equilibrio, che è tutto ciò che nella vita mi ha portato poi a raggiungere qualcosa di importante. Non mi piacciono gli alti e bassi, quindi come non ero euforico dopo le vittorie contro Cagliari e Arezzo, non sono ora pessimista. So che c’è da fare un percorso. In un percorso di costruzione con così tanto rinnovamento ci sono degli inciampi. La cosa importante è che questi aiutino a migliorare. Io sono convinto che anche queste battute siano qualcosa che ci deve rafforzare. Quindi la prendo veramente come un’occasione di crescita”.
A Benevento c’è stato un ritocco dell’impronta tattica. È una strada alternativa o continuerete a lavorare sullo stesso sistema? “Noi non usciamo dai doppi esterni e dalla difesa a quattro. All’interno abbiamo un centrocampo fatto di tre uomini, dove ci può essere un vertice alto o basso. Nel vertice alto effettivamente ci può anche passare una punta, quindi diventare un 4-2-3-1 con un attaccante, oppure un 4-2-3-1 con un centrocampista che poi in costruzione si può anche abbassare e diventare un 4-3-3. Non varieremo questo sistema perché abbiamo iniziato un lavoro in cui credo e in cui crede molto anche la squadra. All’interno di questo, però, è chiaro che ci possono essere delle soluzioni che possiamo valutare. La sosta ci può permettere anche questo, così come il recupero di alcuni giocatori”.
Dopo cinque giornate è corretto definire il derby come il primo spartiacque del campionato? “No, non è uno spartiacque. È una partita fondamentale, importantissima. Mi dispiace parlare della sosta perché per me il derby si gioca come se non ci fosse un domani. Questo è il sentimento che ho portato alla squadra. Un derby si prepara, si attende e si va in campo per giocare con una prestazione di altissimo livello sotto tutti gli aspetti, perché altrimenti non ne esci. Poi il risultato spesso è una componente di ciò che porti in campo. In questo momento testa a questa partita, che è importante proprio per la rivalità e per tante situazioni. È un’altra di quelle partite importanti. Noi abbiamo bisogno di gare difficili per alzare il nostro livello. Questo è il messaggio che dò alla squadra e anche all’esterno”.
Quanto è importante avere una rosa ampia, considerando anche il peso dei giocatori subentrati? “È fondamentale. Quando parlo di venti titolari è una cosa che ricordo tutti i giorni alla squadra. Per me spesso il risultato cambia nel secondo tempo, nei secondi quarti di gara. Spesso i giocatori che non partono dal primo minuto pensano di essere meno importanti, invece sono i più fondamentali. Questa è una delle cose che ricordo sempre alla squadra, oltre al fatto che avere tutti accesi e concentrati alza il livello dell’allenamento del lavoro della squadra”.
Qual è la situazione degli indisponibili, pensando anche a Serdar, Bega e Frese? “Per quanto riguarda Serdar stiamo lavorando. Il ragazzo sta bene e devo dire che ha anche bruciato un po’ le tappe. È chiaro che deve ritrovare alcuni adattamenti che, comunque, dopo un infortunio come quello che ha avuto, ha bisogno di ritrovare. Però siamo già soddisfatti e oggi, credo domani, chiude la prima settimana interamente con la squadra. Per me questo è già importante. La sosta gli darà ancora lavoro e permetterà anche di smaltire i carichi. Penso che anche Bega da lunedì si riaggreghi al gruppo. Per Frese avevamo parlato inizialmente di quattro o cinque settimane. Credo che anche lui sia vicino al rientro e che possa tornare a disposizione già dopo la sosta, se non nella prima settimana, sicuramente nella seconda”.
Edmundsson sta vivendo un momento difficile. Come sta e, al contrario, cosa ha permesso a Sarr di trovare questa efficacia sotto porta? “Sarr è un ragazzo molto sensibile, che ha bisogno di sentirsi apprezzato e di avere continuità di gioco. Io gliela sto dando e lui sta lavorando tanto per migliorarsi. È un giocatore su cui noi contiamo e credo che, se continua a lavorare così, possa avere una sorpresa personale anche da questo ruolo. Siamo molto contenti. Per quanto riguarda Edmundsson, a Benevento ha toccato 90 palloni, di cui 71 passaggi riusciti. Per un centrale difensivo che si trova a lavorare su una costruzione a cui solitamente non era abituato, è chiaro che questa è una delle componenti su cui deve crescere. Come vi ho detto prima, è un ragazzo meraviglioso, un atleta spettacolare. È normale che, per lui come per tanti altri, qualche errore ci possa stare, però io credo in un miglioramento e in un consolidamento del ruolo da parte sua di altissimo livello. Lo abbiamo portato, sul piano del gioco, a fare qualcosa a cui non era abituato. Credo che presto troveremo l’equilibrio tra le due situazioni. Per la modalità e perché siamo spesso costretti a dover fare la partita, lui sta veramente lavorando molto bene, così come sono cresciuti tutti, anche lo stesso Korac. Da questo punto di vista sono contento del percorso. È chiaro che dobbiamo eliminare gli errori, lo sappiamo benissimo, perché alla fine quello che conta è comunque il risultato”.
Gli errori difensivi visti finora sono soprattutto individuali oppure c’è qualcosa che non sta funzionando nel lavoro preparato in settimana? “È chiaro che ci sono delle cose che dobbiamo migliorare. Faccio l’esempio del primo gol che prendiamo sul calcio d’angolo a Benevento: possiamo fare meglio perché ci sono un paio di posizionamenti in cui siamo un po’ più bassi. Però stiamo lavorando. Sapete che non mi piacciono gli alibi. Quando a fine partita ho parlato di tre partite in otto giorni con dei viaggi, non era per la fatica del viaggio, ma perché di conseguenza si hanno poche ore di allenamento e poco lavoro. Quando giochi partite così ravvicinate, è più il tempo che passi a recuperare che quello che passi a lavorare. Se mi devo prendere una responsabilità, è responsabilità mia, non della squadra, che comunque sotto certi aspetti ha fatto anche bene. Qualche errore secondo me lo abbiamo commesso perché dobbiamo migliorare nel lavoro, quindi mi assumo io le responsabilità da questo punto di vista”.
Avendo vissuto da giocatore partite di questo tipo, avere tutto il pubblico dalla propria parte può essere più una pressione che una spinta? “Per noi la pressione è vita, chi non ce l’ha sta a casa. Noi vogliamo la pressione. Più si alza, più vuol dire che stiamo facendo bene. Quindi, anche se poi non posso non essere coerente con il discorso che ho fatto all’inizio sul piacere di avere tutta la tifoseria, quello che è importante domani è come noi scendiamo in campo. La gente vuole vedere questo: l’atteggiamento, una squadra volitiva, una squadra che va in campo e lotta su ogni pallone. Perché dovremo fare questo, pallone su pallone, metro su metro. Questo è il mantra di queste partite”.
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