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·26 settembre 2026

Settimana di polemiche arbitrali: gli errori, il VAR e la nuova linea tecnica

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Settimana complessa per gli arbitri, con tante polemiche e diversi episodi discussi. Ma che cosa è successo davvero? Proviamo ad analizzare le situazioni più significative, distinguendo gli errori dalle decisioni che, pur facendo discutere, rientrano nella nuova linea tecnica.

Partiamo dalla partita più chiacchierata, Juventus-Atalanta, dove effettivamente qualcosa non ha funzionato. Se dal vivo la trattenuta di Kalulu su Rowe poteva sembrare poca cosa, rivedendo le immagini si nota come il difensore trattenga in maniera persistente la maglia dell’avversario, che prova ad avanzare per due o tre passi senza riuscire a raggiungere il pallone. A mio giudizio, sarebbe stato corretto assegnare il calcio di rigore e, soprattutto, sarebbe stato necessario l’intervento del VAR.


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Diversa, invece, la valutazione dell’episodio di Bologna-Torino tra Heggem e Oristanio. In questo caso ritengo corretta la scelta di limitarsi al silent check, senza richiamare l’arbitro al monitor. Del resto, lo sforzo iniziale della nuova linea arbitrale è proprio quello di restituire centralità alle decisioni del campo, rendendo il VAR meno invasivo.

Lo stesso ragionamento vale per l’intervento di Yan Couto con il piede all’altezza della testa di Kvernadze in Frosinone-Como. Nonostante l’impressione iniziale restituita dalle immagini, considero sostenibile la decisione di Chiffi. Anche in questo caso, dunque, corretta la scelta di fermarsi al silent check.

Il filo conduttore è chiaro: centralità all’arbitro e meno VAR. È vero, ci sono stati degli errori. Ma riportare il VAR al ruolo originario, quello di intervenire soltanto in presenza di un chiaro ed evidente errore, comporta inevitabilmente il rischio di lasciare sul campo qualche decisione sbagliata, come accaduto in Juventus-Atalanta.

Eppure, c’è un aspetto che personalmente considero molto importante. Gli errori che abbiamo visto finora si collocano nella parte alta dell’asticella: qualche calcio di rigore non assegnato, qualche intervento del VAR mancante, ma non rigori concessi per contatti leggeri o interventi della tecnologia per episodi marginali.

Ed è proprio questa, a mio giudizio, la differenza rispetto al passato. Si può sbagliare anche mantenendo una soglia di intervento più alta, ma almeno oggi, anche negli errori, si riconosce un filo conduttore, una precisa logica tecnica.

L’obiettivo non può essere quello di eliminare ogni errore attraverso la tecnologia, ma di restituire al VAR il suo ruolo originario, lasciando all’arbitro la responsabilità e la centralità delle decisioni.

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