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·12 settembre 2026

Sfuma un'opzione per la Roja: Alfaro rinnova col Paraguay

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La permanenza di Gustavo Alfaro alla guida del Paraguay è ormai una realtà. Anche se mancava ancora una conferma formale, il segnale dato dalla dirigenza è stato abbastanza forte da fugare ogni dubbio. Roberto Harrison, presidente della Federación Paraguaya de Fútbol (FPF), ha pubblicato sui suoi social una foto insieme all’allenatore argentino e una maglia della Nazionale con il cognome del tecnico e il numero 2030.

L’immagine non è stata semplicemente un gesto di protocollo. Ha rappresentato, di fatto, la conferma che il Paraguay ha deciso di prolungare un percorso che ha raggiunto il suo punto più alto nel Mondiale 2026, dove la Albirroja è riuscita ad arrivare fino agli ottavi di finale e a ritrovare una presenza competitiva che negli ultimi cicli mondiali era stata tutt’altro che costante.

Il calcio paraguaiano ha trovato in Alfaro qualcosa di più di un allenatore capace di ottenere risultati. Il tecnico argentino è riuscito a ricostruire un’identità basata su ordine, disciplina tattica, forza mentale e, soprattutto, una capacità competitiva che ha trasformato il Paraguay in un avversario scomodo per chiunque. La Albirroja è tornata a sentirsi capace di competere sui grandi palcoscenici, e questa trasformazione è stata decisiva perché la Federazione scegliesse di portare avanti il progetto.


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La prestazione al Mondiale è stata il principale biglietto da visita per questo rinnovo. Il Paraguay ha superato la fase a gironi e poi ha firmato una delle grandi sorprese del torneo eliminando la Germania ai rigori nei sedicesimi di finale. Non si è trattato soltanto di una qualificazione inaspettata: è stata una dimostrazione della personalità che Alfaro è riuscito a trasmettere alla sua squadra in un torneo dove i dettagli, la concentrazione e la capacità di resistere ai momenti difficili fanno spesso la differenza.

Gustavo Alfaro ha fatto sì che il Paraguay ritrovasse proprio una delle caratteristiche che storicamente avevano identificato il suo calcio: la capacità di competere fino al limite. Contro la Germania, questa forza si è vista in tutta la sua dimensione. La Albirroja ha retto alla pressione, ha portato la gara fino alla lotteria dei rigori e alla fine si è imposta in uno scenario di massima esigenza.

La sfida successiva è stata ancora più grande. Agli ottavi di finale è arrivata la Francia, una delle grandi favorite del torneo. Il Paraguay è stato eliminato, ma ha lasciato ancora una volta un’immagine positiva e ha costretto la squadra europea a giocare una partita molto più complicata di quanto si potesse prevedere. L’eliminazione non ha cancellato quanto ottenuto in precedenza; al contrario, ha confermato che la squadra guaraní era riuscita a stabilirsi su un livello competitivo superiore.

Questo percorso spiega la decisione della dirigenza paraguaiana. La Federazione non ha voluto ricominciare da zero con un progetto che ha appena iniziato a dare risultati, ma dare continuità a una struttura che ha mostrato chiari segnali di crescita. Nel calcio delle nazionali, dove i periodi di lavoro sono necessariamente più lunghi e le partite ufficiali arrivano con minore frequenza, conservare un’idea e uno staff tecnico può essere importante tanto quanto inserire nuovi calciatori.

Il rinnovo di Alfaro, quindi, va inteso come una scommessa sulla stabilità. Il Paraguay non sta soltanto rinnovando il contratto di un allenatore; sta puntando su un determinato modo di competere. L’esperienza del Mondiale 2026 ha dimostrato che la Albirroja può affrontare nazionali di maggiore gerarchia individuale senza rinunciare ai propri punti di forza.

Il Mondiale 2030 è già all’orizzonte

Con la continuità ormai assicurata, Alfaro avrà ora una responsabilità molto maggiore: trasformare il buon Mondiale del 2026 nel punto di partenza di un processo che abbia come traguardo la Coppa del Mondo del 2030.

Il primo obiettivo sarà ancora una volta la qualificazione, anche se non è ancora confermato come si svolgerà il percorso di qualificazione per quell’edizione. Ma l’orizzonte è già definito. Il Paraguay vuole tornare a essere presente al massimo appuntamento del calcio mondiale e, questa volta, non accontentarsi soltanto di rientrare nel torneo, ma farlo con una struttura capace di competere e avanzare.

In parallelo, la Copa América 2028 si presenta come un’altra tappa fondamentale di questo nuovo ciclo. Sarà un’opportunità per valutare quanto può crescere la squadra dopo l’esperienza accumulata nel 2026 e, allo stesso tempo, per inserire nuove generazioni in una nazionale che ha bisogno di mantenere la competitività senza perdere l’identità costruita da Alfaro.

Questo equilibrio sarà una delle principali sfide per l’allenatore argentino. Il Paraguay che ha brillato nel 2026 dovrà evolversi. Gli avversari conoscono già i suoi punti di forza, i calciatori cambieranno e le esigenze saranno maggiori. Per questo, il grande merito del nuovo processo non starà soltanto nel ripetere la formula, ma nel farla evolvere senza perdere ciò che ha reso la Albirroja una nazionale di nuovo rispettata.

La dirigenza paraguaiana sembra avere chiaro che il progetto ha bisogno di tempo. La scommessa è confermare l’allenatore, consolidare un’idea e costruire su una base che ha già dimostrato di funzionare. Il Mondiale 2026 ha portato risultati concreti, ma anche un segnale molto più importante: il Paraguay è tornato a credere di poter competere alla pari contro nazionali di enorme tradizione.

La fotografia pubblicata da Harrison è finita per trasformarsi nel simbolo di questa nuova fase. Il presidente della FPF è apparso accanto ad Alfaro mentre reggeva la maglia del Paraguay con il cognome del tecnico e il numero 2030, accompagnata da un messaggio tanto breve quanto significativo: “2030, eccoci”.

Più che una frase, è una dichiarazione d’intenti. Dopo aver ritrovato protagonismo nel 2026, il Paraguay ha deciso di non fermarsi. Alfaro continuerà al comando e avrà quattro anni per trasformare una buona prestazione mondiale in un vero progetto di nazionale. La scommessa è fatta: continuità, identità e ambizione perché la Albirroja torni a guardare avanti con la convinzione che il suo tetto sia ancora molto più in alto.

/René Aguirre corrispondente di Todo Fútbol

Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🇪🇸 qui.

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