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·19 gennaio 2026

Simonelli: «Milan-Como a Perth forse era una idea un po’ azzardata»

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«Partita all’estero? Oggi non ne abbiamo parlato. Per quanto riguarda la Supercoppa del prossimo anno, come dicevamo, si tende ad andare verso la gara singola, ma sono tutte decisioni che, come ho già avuto modo di sottolineare, dovranno essere prese dal Consiglio. L’idea di disputare una partita fuori dai confini nazionali nasceva con l’obiettivo di aumentare la visibilità del nostro calcio negli altri continenti e in altri Paesi. Quell’ipotesi è poi tramontata per i motivi che conoscete e non credo sia necessario tornarci sopra: probabilmente, col senno di poi, era una cosa forse un po’ troppo azzardata. Tuttavia, quella era l’offerta economicamente più rilevante che era arrivata, ed è per questo che era stata selezionata. Di conseguenza, la struttura della Lega, sulla base di quella decisione, ha portato avanti tutte le attività legate all’organizzazione della partita». Lo ha detto il presidente della Lega Calcio Serie A Ezio Simonelli, in conferenza stampa dopo l’odierna assemblea dei club.

«Alla domanda se in futuro potrà esserci una gara giocata all’estero, io ritengo di sì. Anche alla luce delle indicazioni che ci sono state fornite, ci saranno modifiche ai regolamenti da parte di FIFA e UEFA, che hanno espresso la volontà di disciplinare questo tipo di iniziative. Una volta chiarito il quadro normativo, valuteremo come adeguarci e come individuare eventuali opportunità commerciali per lo sviluppo del prodotto. D’altronde non credo si possa parlare di scandalo: sappiamo che la NFL disputa partite in Europa, che altri sport portano eventi ufficiali all’estero e che lo stesso Giro d’Italia parte spesso da fuori confine. È quindi comprensibile che anche il calcio possa, in determinate circostanze, guardare oltre i confini nazionali. Capisco naturalmente il punto di vista dei tifosi – io stesso sono un tifoso – e il desiderio di vedere sempre la propria squadra giocare nel proprio stadio. Tuttavia, se il sacrificio riguarda una singola partita su 38, o una su 380 complessive fuori dal territorio italiano, e questo serve a valorizzare il prodotto, da tifoso personalmente non avrei nulla da eccepire».


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«Oggi in assemblea siamo partiti con un ricordo commosso del presidente Commisso e del giudice Tosel, che sapete è stato per tanto tempo giudice sportivo. Abbiamo ricordato le due figure con un minuto di silenzio e con contributi dei presidenti presenti, molto toccanti. Poi ci siamo un po’ dilungati su quello che è successo in autostrada, che è una cosa molto grave. Stiamo facendo tantissimo per costruire un’immagine pulita del calcio e queste cose assolutamente non aiutano. Anzi, ho mandato un messaggio di solidarietà che voglio qui rinnovare nei confronti della Polizia, per gli sforzi che fa nel mantenere l’ordine pubblico. So che domani ci saranno anche delle riunioni su questo tema, però il calcio italiano non si può permettere di mischiare lo sport con questioni delinquenziali e con scontri che mettono a repentaglio la salute non solo di chi partecipa, ma anche di chi deve intervenire per sedarli».

«Abbiamo parlato poi dei rapporti con gli arbitri. Abbiamo fatto un incontro a Roma il 15 gennaio scorso con Rocchi, Di Marco e i consiglieri federali della Serie A, oltre a Gravina e Brunelli. Quello che stiamo cercando di ottenere, ovviamente con una grande condivisione di idee da parte della CAN, è avere giudizi il più omogenei possibile. Non che una volta si decida in una maniera e una volta in un’altra, su questo siamo tutti allineati. Vogliamo cercare di avere la maggiore formazione possibile. Faremo un incontro con gli allenatori e con i vertici delle società proprio per chiarire quei punti dubbi e sapere tutti qual è l’interpretazione ufficiale della CAN, e magari discuterla, perché poi non è detto che la posizione ufficiale sia quella giusta in assoluto. Su alcune cose, come il fallo di mano o lo step on foot, sapete che c’è grande discussione. Quello che chiedono i presidenti e i dirigenti è: stabiliamo quali sono le regole, poi una volta che si conoscono, giuste o sbagliate che siano, tutti sappiamo che quelle sono le regole da seguire».

«Questo incontro non ha ancora una data fissata, perché è difficilissimo trovare delle date libere. Quando si vogliono far venire gli allenatori bisogna trovare una data in cui non ci sia partita né il giorno stesso né quello successivo. Aspetteremo credo la fine del mese, quando avremo anche il calendario della Champions, per capire chi giocherà i playoff e chi andrà direttamente al turno successivo, per cercare di individuare una data. Entro fine mese dovremmo riuscire a trovarla. Sappiamo già che non riusciremo ad avere l’unanimità degli allenatori, perché qualcuno inevitabilmente giocherà il giorno dopo. La data che avevo immaginato, il 12 febbraio, che qualcuno aveva anche scritto perché era circolata, obiettivamente era la più facile perché non c’è partita, ma è chiaro che gli allenatori sono impegnati anche il giorno prima della gara. Quindi anche quella non era una data realmente praticabile. Ci muoviamo in quell’orizzonte, tra il 9 e il 13 febbraio, ma ancora non siamo in grado di dire quando».

«Abbiamo poi analizzato gli scenari internazionali. Il nostro obiettivo è rendere più appetibile il calcio italiano all’estero, aumentare i ricavi e colmare, nei limiti del possibile, il gap che ci divide non tanto dalla Premier League, che sappiamo oggi essere difficilmente raggiungibile, ma cercare di avvicinarci alla Spagna e rimanere davanti alla Germania, che ci tallona. Abbiamo discusso come fare. Parliamo di cose future, non è che si risolve domani mattina. Il problema di fondo è se e quanto investire per sviluppare il calcio italiano all’estero, perché per ottenere risultati bisogna prima spendere dei soldi per pubblicizzare e rendere più appetibile il prodotto».

«Non parlo delle società: sarebbe facile dire compro Yamal, Bellingham e altri e tutti vengono a vedere il calcio italiano, ma non è così semplice. Dobbiamo investire nel far capire la qualità del nostro calcio, la competitività del campionato, che è forse il più competitivo, il fatto che negli ultimi sei anni abbiamo avuto quattro vincitori diversi, che il campionato si decide spesso all’ultima giornata, per lo scudetto, per la Champions e per le retrocessioni. Vogliamo che il pubblico si appassioni a una competizione che non è affatto scontata. E poi dobbiamo puntare sul glamour dell’Italia, che all’estero ha sempre grande fascino, raccontando le bellezze del Paese oltre a quelle del calcio. È un lavoro lungo e non facile, ma la struttura della Lega ci sta lavorando».

«Poi abbiamo dedicato molto tempo alle modifiche di Statuto. Stiamo valutando una serie di modifiche e anche cambiamenti organizzativi che richiedono condivisione. Ogni volta che si tocca qualcosa deciso in passato bisogna capire perché cambiarla. La discussione è stata ampia e positiva e continuerà anche nelle prossime riunioni. Abbiamo poi approvato l’algoritmo di ponderazione per la ripartizione dei diritti TV per un anno. È un aspetto tecnico ma importante per stabilire la quota dei diritti attribuita a ciascuna squadra».

«Ho dato atto a Lotito e alla Lazio di aver sollevato un tema condiviso da molte altre società. Gli arbitri possono essere bravi o meno bravi e sbagliano, come sbagliano i portieri, gli attaccanti e i difensori. Quello che vogliamo è che l’errore umano sia omogeneo, che la casistica sia la stessa. Non vogliamo che si sbagli una volta a favore di uno e una volta a favore di un altro, ma che ma che, se c’è un errore, sia sempre quello. E poi se ne può discutere. Il tema di fondo poi è se vogliamo una partita spezzettata con un VAR che interviene continuamente o una partita in cui il VAR interviene solo nei casi eclatanti. Questo è un tema anche di valorizzazione del prodotto, perché le grandi interruzioni non aiutano né il pubblico televisivo né quello estero. È una scelta di filosofia che dobbiamo fare insieme, allenatori, dirigenti e arbitri».

«Il designatore è dispiaciuto quanto noi – se non più di noi – quando si verificano degli errori. Il suo obiettivo è sempre quello di offrire un prodotto perfetto, a prova di sbavature. Tuttavia è inevitabile che, ogni domenica, si presentino situazioni in cui la decisione non è quella ideale. In questi casi possiamo e dobbiamo migliorare, puntando sulla formazione».

«Proprio per questo abbiamo chiesto una maggiore formazione e, magari, anche una presenza a Lissone durante il periodo del VAR: qualche figura di supervisione in più. Secondo me remiamo tutti nella stessa direzione: trasparenza e riduzione degli errori. Saremmo noi, ma prima ancora gli arbitri, i più felici se gli errori non ci fossero. Detto questo, scordiamoci un campionato senza errori perché è oggettivamente impossibile. Un supervisore dei VAR? In passato, nella sala di Lissone, oltre alle varie cabine c’era un punto in cui, in qualche modo, con la Procura federale o con altre figure, si garantiva un’ulteriore forma di controllo. Oggi nella sala grande non c’è nessuno. Noi sappiamo che le decisioni VAR avvengono in ambienti chiusi, dove nessuno può interloquire o intervenire. Avere qualche presenza in più darebbe comunque una garanzia ulteriore. Tecnicamente non sappiamo dire come e perché, ma è una strada che cerchiamo di percorrere».

«Le proteste sul calendario? Non so se il calendario del Napoli sia fatto male, ma il calendario in generale è una cosa difficilissima da costruire. Io non vorrei essere nei panni del dottor Butti, che di fatto lo organizza e lo prepara. È tutto schedulato con grande attenzione ed è difficile che sbagli. Spesso, quando si parla di calendario, nessuno si mette nei panni di chi lo deve fare e delle infinite variabili che entrano in gioco».

«Io stesso me ne sono reso conto: lo abbiamo fatto prima del solito, con sorteggi e calendario pronti un mese, forse un mese e mezzo prima. Abbiamo cercato di anticipare il più possibile la programmazione, ma poi si arriva a momenti come questo in cui è oggettivamente impossibile pianificare: non si sa chi giocherà i preliminari di Champions League, chi passerà il turno e chi no. Facciamo il massimo, ma questi sono i limiti oggettivi del sistema. Tutti si lamentano del calendario e, quando si lamentano tutti, vuol dire che non ci sono favoritismi per nessuno».

«Stage per i playoff Mondiali? La Lega cercherà di fare tutto il possibile per anticipare le partite prima del 26 marzo, quando ci sarà la gara decisiva. Anche in questo caso, però, tutto dipende dai calendari internazionali, dalla Champions League e da chi andrà avanti. L’obiettivo è mettere a disposizione di Gattuso i calciatori il prima possibile: questo è scritto a caratteri cubitali nella costruzione del calendario e Butti ne è pienamente consapevole. Ma ci sono variabili che non dipendono da noi e che, di fatto, ci legano le mani».

«PGMOL all’italiana? Non ne abbiamo parlato e, al momento, non è sul tavolo. Non è detto che in futuro non ci si arrivi, ma oggi la priorità è avere uniformità di giudizio. Quello che interessa è un campionato il più possibile equilibrato, con decisioni omogenee e neutrali, pur accettando che possano esserci errori. Questo deve essere lo spirito con cui operano arbitri e VAR in Serie A».

«Infine, sullo statuto, stiamo valutando diversi modelli. Oggi siamo un’associazione non riconosciuta, ma stiamo prendendo in considerazione sia l’ipotesi di diventare un’associazione riconosciuta sia quella di trasformarci in una società di capitali. Sarebbe un cambiamento potenzialmente epocale. Per questo abbiamo incaricato un professionista di confrontare i vari modelli, con tutti i pro e i contro. Solo dopo questa analisi entreremo nel merito delle scelte operative. Quando parliamo di società di capitali, però, non intendiamo l’apertura a capitali terzi: i soci resterebbero le venti società attuali, con vincoli precisi, come l’obbligo di cessione delle quote in caso di retrocessione. Si tratta comunque di un tema complesso, ancora in fase embrionale. Oggi il vero titolo non è “la Lega diventerà una Srl”, ma piuttosto se la Lega resterà un’associazione non riconosciuta o diventerà un’associazione riconosciuta».

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