Calcio e Finanza
·5 maggio 2026
Simonelli: «Siamo indietro sui diritti tv internazionali: valutiamo una media company con nuovi investitori»

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·5 maggio 2026

«L’Italia è già molto attrattiva visto che più della metà dei club di Serie A appartiene a proprietà straniere. E’ chiaro che l’Italia ha arretratezze strutturali, ma sono quelle che possono dare agli investitori un maggiore incremento di valore». Lo ha detto il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli, intervenuto questa mattina durante il “Merger & Acquisition Summit 2026” organizzato da Il Sole 24 Ore.
«Arretratezza che fa si che una società come il Milan qui presente (sul palco era presente anche il CFO del club rossonero Stefano Cocirio, ndr), insieme all’Inter, abbia incassi annui per 70-80 milioni. Se paragonati al Real Madrid che fa 350 milioni è molto meno. Questo fa si che loro possano avere calciatori più bravi, ambire a certi risultati, andare avanti nelle coppe e aumentare tutto il valore dell’indotto di conseguenza», ha spiegato.
Un altro aspetto da migliorare è quello legato ai diritti televisivi a livello estero: «Sui diritti tv siamo molto contenti della capacità di vendita a livello nazionale, è un prodotto appetibile, mentre a livello di diritti internazionali c’è molto da fare, ma torno al problema degli stadi. Che sono poco accoglienti e poco apprezzabili, così il modo in cui lo spettacolo è presentato in tv influisce anche sulla vendita dei diritti. Esiste anche un problema strutturale in certe zone, con gli orari in cui diamo le partite. Le nostre partite clou sono alle 20.45 e in Medio Oriente, uno dei nostri principali mercati, le persone dormono».
La difficoltà di vendita alzare i ricavi dalla vendita dei diritti tv all’estero apre le porte all’ingresso dei fondi di investimento in Serie A, un tema già affrontato in passato: «Assolutamente sì. La Lega è già una media company, che fa 1,5 miliardi di fatturato grazie ai diritti, ma che produce anche le immagini, i feed che vanno in giro per il mondo a seconda di dove viene data la partita e commercializza i diritti. Stiamo ragionando sui diritti tv internazionali e stiamo valutando con alcuni consulenti la possibilità di creare una media company con qualche altro investitore. Siamo in fase embrionale, non possiamo dire che la faremo, ma non vogliamo lasciare nulla di intentato».
«Riuscire a trovare soluzioni che soddisfino tutti è una cosa difficile perché gli interessi sono vari. In passato il tema sui fondi era quello di governance, ma oggi si parla di entrare in una società veicolo che gestirebbe i diritti di natura internazionale, senza ingressi nella governance. Investimenti di natura finanziaria che se ben fatti potrebbero portare benefici a tutti. E’ una cosa che stiamo studiando, non vedo una grande ostilità e capiremo meglio quando avremo dati reali», ha aggiunto.
In chiusura, una battuta sulla ricetta per rilanciare il calcio in Italia: «Come si fa? Guardando quello che hanno fatto anche altri Paesi, dalla Germania alla Spagna. Noi abbiamo una carenza strutturale di base, abbiamo 190 giocatori selezionabili per la Nazionale, pochissimi. Abbiamo due regioni, Sicilia e Calabria, con il 12-13% della popolazione italiana e ci sono solo due calciatori che giocano nelle principali leghe europee, non è accettabile».







































