Sneijder racconta Chivu, Mourinho e l’Inter del Triplete: «Dopo tre mesi dissi che avremmo vinto tutto. E Cristian…» | OneFootball

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·4 ottobre 2026

Sneijder racconta Chivu, Mourinho e l’Inter del Triplete: «Dopo tre mesi dissi che avremmo vinto tutto. E Cristian…»

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Wesley Sneijder ripercorre gli anni più importanti della sua carriera: dal rapporto speciale con Cristian Chivu ai segreti di Mourinho, fino al gruppo del Triplete e alla notte indimenticabile di Madrid

Tra Wesley Sneijder e Cristian Chivu c’è un rapporto che affonda le proprie radici ben oltre il campo. I due hanno condiviso lo spogliatoio dell’Inter, ma soprattutto tante ore lontano dai riflettori, essendo compagni di stanza durante gli anni nerazzurri. L’ex numero 10 olandese ha ripercorso quei momenti raccontando il carattere dell’attuale tecnico interista, per poi tornare sulla straordinaria cavalcata del Triplete, sul rapporto con José Mourinho e su alcuni dei protagonisti di quella squadra entrata nella storia.


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IL RAPPORTO CON CHIVU – «Adesso che è diventato allenatore dell’Inter non mi risponde più», ha scherzato Sneijder. Poi ha parlato con grande affetto di Chivu: «È un grande leader. Era il mio compagno di stanza ai tempi dell’Inter, è un ragazzo incredibile. Sta facendo un lavoro incredibile da allenatore e bisogna fargli un grande applauso».

LA CONVIVENZA IN CAMERA CON CHIVU – «Era una persona calma, vedevamo film sul computer, parlavamo ed eravamo molto intimi. Ogni tanto arrivava Mourinho, che ci lasciava un CD con i ‘compiti’ da fare per il giorno dopo. È un bravo ragazzo, è stato fantastico condividere con lui quei momenti».

COME VEDE OGGI CHIVU IN PANCHINA – «Ha le sue idee da allenatore e le porta alla squadra. Non mi aspettavo che fosse così scatenato in panchina, ma significa che si sente come uno di loro, come se fosse ancora un giocatore e volesse condividere i bei momenti con i suoi ragazzi. Gli auguro di vivere davvero bei momenti all’Inter e di rimanere il più possibile».

L’ESPERIENZA AL REAL MADRID – «Il Real è il club migliore del mondo. Ma è anche quello con più pressione, che arriva da parte di tutti. Il primo anno è stato fantastico, ho fatto una buona stagione, ma lì devi vincere la Champions League e non siamo andati bene». Un periodo complicato anche fuori dal campo: «Poi ho avuto questioni personali, il divorzio per esempio, e una situazione del genere ti influenza mentalmente e fisicamente. Non rimpiango nulla però. Poi, dopo queste vicende, sono arrivato all’Inter».

LE TELEFONATE DI MOURINHO E LA SCELTA INTER – «Io non volevo lasciare il Real, ma Mourinho continuava a chiamarmi. Era seriamente convinto che potessimo vincere la Champions e che io fossi il pezzo mancante. Mi dicevo allora che sarei stato il numero 10 e che avrei vinto la Champions». Anche Ibrahimovic aveva spinto per il suo arrivo: «Anche Ibrahimovic insisteva con Mourinho, pensava che potessi giocare alle sue spalle, poi se ne andò al Barcellona». Sneijder arrivò a Milano pochi giorni prima del derby, con l’allenatore portoghese che reputava l’olandese pronto fin da subito: «Lui mi diceva che fossi pronto. Io ero scettico, non mi ero mai allenato, ma aveva ragione lui». E quella fiducia sarebbe stata ripagata nel modo migliore.

QUANDO CAPÌ CHE L’INTER POTEVA VINCERE TUTTO – «Dopo tre mesi all’Inter ho detto a tutti che avremmo vinto tutto. Perché era impossibile batterci: troppo forti in difesa, centrocampo fortissimo, e in attacco Milito segnava a ogni pallone che toccava».

IL SOPRANNOME DI MATERAZZI E IL SUO MODO DI ESSERE – «Penso che sia perché dico sempre quello che penso, sono diretto, non penso a quello che gli altri potrebbero dire».

L’UNITÀ DELLO SPOGLIATOIO DEL TRIPLETE – «Eravamo molto uniti, ogni mese avevamo una cena, spesso bevevamo qualcosa insieme. Condividevamo momenti insieme». E poi un aneddoto su Zanetti: «Beveva solo acqua, dopo la vittoria della Champions ha bevuto la Coca-Cola e si è ubriacato di Coca-Cola». Proprio Zanetti occupa un posto speciale nei ricordi di Sneijder: «Era già una leggenda per me prima che lo conoscessi, lo è diventato ancora di più quando ci ho giocato insieme. Era il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene. I tifosi cantavano ‘c’è solo un capitano’ ed è effettivamente così: c’è solo un capitano ed è lui».

LE SENSAZIONI PRIMA DELLA FINALE DI MADRID – «Pensavamo solo a battere il Bayern. Sapevamo che ci fosse il rischio, ma non ci pensavamo. Sapevamo che era la nostra notte. Già il giorno prima sapevamo che avremmo vinto e bisognava solo capire con quale punteggio».

IL METODO MOURINHO E I SUOI SEGRETI – «Quando ho visto la serie su Mourinho ero un po’ triste, perché ero così orgoglioso di averci lavorato e geloso dei nostri segreti. Ora li conosce il mondo». L’olandese ha poi ricordato il modo in cui il tecnico proteggeva i propri giocatori, raccontando un episodio che coinvolse Maicon: «Una volta Maicon si fece espellere e prese due giornate di squalifica. Un altro allenatore lo avrebbe sgridato, lui gli diede due settimane di riposo per tornare in Brasile. Potete immaginare come tornò dal Brasile, con l’intento di non deludere mai più la squadra e l’allenatore». Sneijder ha poi dedicato un pensiero anche al Mourinho di oggi: «Anche ora è speciale, è l’unica persona che possa oggi allenare al Real Madrid. Gli auguro le migliori fortune».

LA FINALE MONDIALE E IL PALLONE D’ORO 2010 – «Il dito di Casillas ci impedì di vincere i Mondiali nel 2010. Non me ne frega un ca**o del Pallone d’Oro di quell’anno, ho vinto la Champions con l’Inter!».

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