Lazionews24
·14 giugno 2026
Stadio Flaminio, primo stop della Soprintendenza. No a pensilina e secondo anello

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Il cammino per la realizzazione della nuova casa della Lazio si arricchisce di un capitolo complesso che rischia di rallentare i piani della dirigenza. Le prime concrete difficoltà istituzionali sono emerse a seguito dell’analisi dettagliata della documentazione tecnica presentata per la ristrutturazione dello storico impianto. Come rivelato dall’edizione romana de Il Corriere della Sera, l’organo di tutela ministeriale ha espresso un parere fitto di riserve, evidenziando elementi strutturali giudicati incompatibili con le attuali norme di conservazione dei beni culturali e architettonici della Capitale. Il presidente Claudio Lotito e i suoi progettisti si trovano ora a dover ricalibrare la strategia per non veder sfumare l’ambizioso piano di restyling.
Il primo grande ostacolo emerso dalle carte riguarda la demolizione programmata di una delle parti più iconiche della struttura originaria. Secondo i tecnici ministeriali, la storica copertura superiore non può essere abbattuta, ma deve essere rigorosamente conservata e integrata nel nuovo disegno architettonico dello Stadio Flaminio. Questa prescrizione mira a tutelare l’identità visiva del manufatto, impedendo alterazioni radicali della facciata esterna che cancellerebbero il disegno storico. Per la società biancoceleste si tratta di una modifica non da poco, poiché la rimozione di quel blocco era considerata funzionale alla creazione di spazi commerciali moderni e di nuove vie d’accesso per il pubblico.
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La seconda criticità, definita ancor più complessa dagli addetti ai lavori, tocca il cuore ingegneristico dell’opera. Il progetto della dirigenza prevede la costruzione di una sopraelevazione interna, ma l’idea di realizzare un secondo anello è stata bocciata poiché finirebbe per inglobare e nascondere il catino originario ideato dal celebre ingegnere Pier Luigi Nervi. La Soprintendenza ha chiarito che l’unicità della forma dello Stadio Flaminio deve rimanere pienamente leggibile e visibile dall’esterno, impedendo soluzioni che ne alterino i volumi storici. Questo vincolo costringerà i progettisti a studiare soluzioni alternative per aumentare la capienza complessiva senza modificare l’altezza e il profilo della struttura d’epoca.
Il cronometro ha già iniziato a scorrere per gli uffici legali e tecnici della compagine biancoceleste. La società avrà a disposizione un mese di tempo per rispondere formalmente alle perplessità sollevate, presentando integrazioni documentali o varianti progettuali capaci di superare i rilievi legati ai vincoli storici dello Stadio Flaminio. Nel frattempo, la dirigenza dovrà monitorare i pareri degli altri enti comunali e regionali coinvolti nella conferenza dei servizi, in una fase burocratica estremamente fluida e delicata che determinerà se l’impianto potrà davvero diventare la nuova fortezza per le partite casalinghe della squadra o se rimarrà un’opera incompiuta.







































