Stankovic si racconta: «Non servono tante parole per l’Inter: è un amore unico ed è una cosa che non potrò mai nascondere» | OneFootball

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·12 febbraio 2026

Stankovic si racconta: «Non servono tante parole per l’Inter: è un amore unico ed è una cosa che non potrò mai nascondere»

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Stankovic svela: «Non servono tante parole per l’Inter: è un amore unico ed è una cosa che non potrò mai nascondere». Le parole

Nel corso dello speciale di Sky Sport “Sulle orme del drago”, Aleksandar Stankovic – centrocampista classe 2005 oggi in forza al Brugge – ha raccontato il momento che sta vivendo e le ragioni delle sue scelte. Cresciuto nel settore giovanile dell’Inter, il talento serbo ha spiegato cosa lo abbia spinto a trasferirsi in Belgio per trovare continuità e spazio, sottolineando al tempo stesso il legame profondo e ancora intatto con i colori nerazzurri, che considera una parte fondamentale del suo percorso.


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INDIPENDENZA – «Lui ha fatto il suo percorso, io il mio. Ora è il mio momento di andare per la mia strada».

VITA IN BELGIO – «La vita qua è molto tranquilla, io vivo vicino al centro sportivo. È molto tranquillo, ha i suoi spazi. Hai tutto il tempo di dedicarti al lavoro e per questo sto molto bene qua. Diciamo che ho avuto il coraggio di prendere una decisione difficile, lasciare casa, Milano, amici e famiglia, tutto, soprattutto lasciare l’Inter, la parte più difficile lasciare l’Inter. Ho avuto un anno fantastico al Lucerna, è stato uno step fondamentale. Poi venire qua… è un club enorme. Le strutture che hanno qua ti spingono a fare sempre meglio e di non accontentarti mai. Hai tutto il tempo del mondo per dedicarti a questo sport, a questo club e a questi tifosi».

SIPARIETTO CON TRESOLDI – «Purtroppo è milanista» dice Aleksandar Stankovic riferendosi a Nicolò Tresoldi, giovane attaccante nato a Cagliari in forza al club belga. Quest’ultimo ha risposto: «Ci conosciamo da sei mesi ma è come se ci conoscessimo da una vita. Purtroppo ha il difetto di essere interista, però… Pura follia, è una follia».

IL MOMENTO AL BRUGGE – «Credo nei miei compagni, nel lavoro del mister, abbiamo una buona idea di gioco, non abbiamo paura di nessuno. Per me può arrivare in fondo questo Brugge. Quando indossi una maglietta devi dare tutto, senza sudore non hai gloria e quindi devi vivere ogni giorno al massimo ed è una mentalità che senti solo quando sei coinvolto. Il momento più bello che ho vissuto qua finora è stato pochi giorni fa con due assist e un gol e abbiamo vinto tre a zero. Una cosa che sogni da bimbo, un’emozione unica».

IL LEGAME CON L’INTER – «Sono consapevole di avere un cognome importante, soprattutto quando ero nelle giovanili dell’Inter non era facile con quel cognome. Il mio ex allenatore Cristian Chivu (ex difensore nerazzurro e tecnico della Primavera) però mi diceva: “Nel calcio nessuno ti guarda la carta d’identità”. Il mio rapporto con lui è speciale, ha giocato tanti anni con mio papà. Per me l’Inter è speciale e parlarne è anche difficile e penso che ogni interista che mi sente dire questo capisce che parlare dell’Inter non è semplice o ce l’hai dentro o non ce l’hai. Non servono tante parole per l’Inter: è un amore unico ed è una cosa che non potrò mai nascondere. Mi fa piacere sapere che l’Inter mi segue e mi guarda perché sono nato a Milano ed essendo interista e tifoso mi fa piacere sapere che c’è l’Inter dietro».

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