Inter News 24
·29 novembre 2025
Stankovic sul suo passato: «L’Inter è la mia casa, ma il Bruges mi ha dato una chance unica»

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·29 novembre 2025

Aleksandar Stankovic, centrocampista serbo che ha recentemente firmato per il Bruges, ha aperto il suo cuore in una lunga intervista alla rivista belga HLN, raccontando le motivazioni che lo hanno portato a lasciare l’Inter e a scegliere il club belga.
BRUGES – «Ho deciso con il cuore il Bruges», racconta Stankovic, sottolineando che la scelta è stata influenzata dalle prime conversazioni con i dirigenti del club. «Dopo due minuti di conversazione con Devi e Bob, ho detto ‘sì’. Il Bruges è un grande club che ha il coraggio di dare una chance ai giovani, anche in Champions League. Questo è stato il fattore decisivo per me», aggiunge. La decisione è stata ponderata, anche se l’Inter aveva mostrato interesse. Stankovic afferma che la tardiva conclusione delle trattative con il club milanese non ha influenzato la sua scelta, poiché sentiva che il trasferimento al Bruges fosse giusto per il suo percorso.
FUTURO – «Non ne ho idea, quella clausola non era necessaria per me». Il centrocampista ha anche condiviso un sogno più personale: «Il mio sogno è giocare un giorno con mio fratello Filip nella stessa squadra». Filip, che gioca nel Venezia, ha militato nelle giovanili dell’Inter, e per Stankovic questo rimane un obiettivo a lungo termine.
INTER – «Diciamo sempre che siamo nati con la maglia dell’Inter. Quella squadra è come casa per noi», afferma, aggiungendo che anche se ora gioca al Bruges, sarà sempre un tifoso dell’Inter. «Questo non può cambiare», dice con fermezza.
SAN SIRO – «Quando pensi a Milano, pensi a San Siro e al Duomo. La demolizione di quello stadio è come se qualcuno ti portasse via un pezzo di vita», riflette con nostalgia. «Da bambino mi svegliavo e guardavo fuori dalla finestra, San Siro era la prima cosa che vedevo. Mi dicevo sempre: un giorno giocherai lì!», racconta, aggiungendo che, nonostante la sua carriera, quel sogno non è mai stato realizzato.
POST STAGIONE – «Ho imparato a crescere e affrontare le difficoltà da solo», ammette, riflettendo anche sul percorso del fratello Stefan, che ha lasciato il calcio a 17 anni a causa della pressione psicologica derivante dal cognome pesante. «Sono il più duro dei tre, sono diretto e posso dirti le cose in faccia. Stefan è più sensibile», conclude, dimostrando un lato umano e riflessivo che ha consolidato la sua maturità come calciatore e persona.









































