Inter News 24
·7 luglio 2026
Stankovic torna a casa: «Il mio sogno era giocare a San Siro»

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È iniziata ufficialmente la seconda avventura di Aleksandar Stanković con la maglia dell’Inter. Dopo l’importante esperienza vissuta al Club Brugge, il centrocampista classe 2005 è tornato in nerazzurro con entusiasmo e ambizione. Nell’intervista rilasciata ai canali ufficiali del club, il giovane talento ha ripercorso le tappe della sua crescita, parlando del legame speciale con l’Inter, dell’influenza di Cristian Chivu, dell’eredità lasciata dal padre Dejan Stanković e dell’emozione di poter finalmente indossare la maglia della Prima Squadra. Ecco le sue dichiarazioni.
«Troppa, non so spiegarla: io ho iniziato a giocare a calcio per l’Inter perché il mio sogno era giocare a San Siro. Per me questa è un’emozione che devo ancora elaborare».
«È stata un’esperienza fantastica, ho imparato tanto sia in campo che fuori, il Club Brugge è una società clamorosa. Tengono tanto ai giovani, dentro e fuori dal campo: mi hanno dato una grossa mano e li ringrazierò per sempre».
«Lui ha avuto un grande impatto nella mia carriera, mi ha trovato che ero ancora un bambino in Primavera e avevo appena iniziato a giocare un calcio “serio”. Mi ha insegnato tantissime cose, in campo e fuori: Chivu mi ha fatto capire davvero cos’è il calcio e che alla fine conta ciò che fai in campo per poi vincere. Lo ringrazierò a vita: sono contentissimo di rivederlo».
«Lui è molto emozionato, forse anche più di me, così come i miei fratelli e mia mamma. Sicuramente per noi come famiglia interista, avendo un papà che ha giocato nell’Inter e ha vinto tutto è veramente un sogno: siamo tutti contenti e sono sicuro che anche lui è fiero di me».
«Sarà da vedere con il lavoro e le idee del Mister, che sicuramente sono cambiate rispetto a quando eravamo insieme in Primavera. Dovrò capire tanti aspetti, ma con i campioni che ritroverò imparerò davvero molto, non vedo l’ora. Cercherò di dare una mano e aiutare la squadra con la mia piccola esperienza».
«Sento spesso Pio e Federico Dimarco: quest’ultimo per me è come un fratello maggiore, ci sentiamo quasi ogni giorno e con lui ho un rapporto speciale. Con Pio invece ho iniziato a giocare quando eravamo in Under 12 se non sbaglio, quindi anche lui per me è come un fratello».
«Sono contento di rivederli allo stadio, questa volta da giocatore e non da tifoso. Spero di regalare loro tante emozioni e non vedo l’ora di sentirli gridare il mio nome».







































