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·3 maggio 2026
🧨 Stroppa: "Il mio Venezia come Sinner, in Serie A non gioco per salvarmi! Chiamata da un top club? Non mi siedo neanche..."

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Giovanni Stroppa, allenatore del Venezia, ha concesso una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport; tra i tanti temi trattati la cavalcata stagionale in arancioneroverde, le quattro promozioni da allenatore e il futuro. Di seguito le dichiarazioni più rilevanti.

Venezia FC/s.fornasini
CAVALCATA - “Di sicuro è stata esaltante, da protagonista per il gioco proposto, dominando le partite. Rispetto alle altre tre promozioni, stavolta siamo stati davanti per mesi (da gennaio, ndr). Credo di essere stato coerente con quello che avevo detto all’inizio: per qualità è una squadra superiore alle altre, lo pensavo quando eravamo quinti o sesti ma vedevo prestazioni di altissimo livello”.
QUATTRO PROMOZIONI - “Ci sono nomi e cognomi... Devo essere presuntuoso, ma il gioco è sempre lo stesso, vista l’identità delle squadre. Mi dispiace che sia finita, perché giochiamo a memoria: potrei anche non sedermi in panchina. Così era anche a Foggia, o nella Cremonese che ha perso la finale playoff proprio a Venezia. L’idea di gioco è sempre quella”.
DUE PROMOZIONI DI FILA - “Noi allenatori siamo scelti, ma poi la decisione di accettare una squadra è nostra. Essere rimasto a Cremona un anno fa mi dava quella certezza, anche se non tutti lo credevano. Sono venuto a Venezia perché Pippo Antonelli (dg del club, ndr) mi ha massacrato: ho detto sì solo se avesse mantenuto la squadra che era scesa dalla A. E così è stato”.
ANTONELLI - “Ci intendiamo al volo, basta uno sguardo: è il dirigente perfetto. Trasmette serenità. Così tutti lavorano senza tensioni ma a tremila all’ora”.
PROPOSTA DI GIOCO - “Io l’ho sempre fatto, lo dovete chiedere agli altri. Se si può scegliere come morire, io voglio morire nella metà campo avversaria, giocando. E poi ci vogliono i giocatori, e così facendo si vince. Il più grande orgoglio? Il gioco espresso”.
RETROCESSIONE E RISALITA - “Niente sofferenza? Per il lavoro della società, in particolare di Antonelli. Mi era già capitato di ricominciare dopo una delusione: a Crotone, Monza, Cremona. Si crea un ambiente in cui si dà tutto per scontato, invece bisogna rimboccarsi le maniche e pulire le scorie. Il primo giorno c’era subito grande entusiasmo, tutti non vedevano l’ora di ricominciare. L’ho capito guardando negli occhi i ragazzi, nessuno era abbattuto. Chi voleva andare via, è andato: la cosa peggiore è tenere chi non vuole restare".
PRESSIONE DI MONZA E FROSINONE - “Se avessimo sbagliato una partita, anche l’ultima a La Spezia, con una vittoria del Monza tutto sarebbe stato compromesso. Abbiamo avuto un percorso come Sinner: vince perché stimolato dalle vittorie di Alcaraz. In tensione lavori meglio”.
MONZA - “Ha rovinato tutto? Magari no. C’è una partita, poi i playoff. Tutto è aperto, anche se quello che ha fatto il Frosinone è stato straordinario, davvero”.
VENEZIA - “L’ho detto dall’inizio della stagione, ero certo di arrivare alla fine davanti: comunque ce la saremmo giocata. È una squadra completa, omogenea, con enormi qualità tecniche e mentali”.
STANKOVIC E DOUMBIA - “Io dico che se faranno la Serie A con noi potranno confrontarsi con un campionato che sarà la loro vera vetrina. Se però vanno in un grande club subito, mi dovranno fare un... bonifico”.
RINNOVO AUTOMATICO - “Ci penseremo più avanti. Stroppa di sicuro non gioca per salvarsi. Serie A? Dipende dai progetti che mi presenterà la società: se vogliono costruire qualcosa, noi ci siamo. La A è un altro sport, ricordiamolo”.
NUOVO STADIO - “Nessuno in Italia a questo livello sta facendo una cosa del genere. Lo stadio è impressionante per quanto è bello. Ma ci vorrà almeno un altro anno, io devo pensare a cosa fare tra due mesi”.
STRUTTURA SOLIDA - “Assolutamente sì, la società è molto solida e ben strutturata. Ha fatto investimenti che rendono, la mentalità è di alto livello. Io so che sono legato ai risultati, e mi piacerebbe tanto poter stare su quella panchina nel nuovo stadio”.
CHIAMATA DI UN TOP CLUB - “No, lasciamo stare. Oggi il Venezia per me vale troppo, non mi siederei nemmeno a parlare”.






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