Taarabt ricorda il Milan e promuove Amorim: «Moreira è forte, con lui può solo crescere. Modric mi chiamava Zizou» | OneFootball

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·29 settembre 2026

Taarabt ricorda il Milan e promuove Amorim: «Moreira è forte, con lui può solo crescere. Modric mi chiamava Zizou»

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Taarabt ricorda il Milan e promuove Amorim. Le parole dell’ex centrocampista rossonero, arrivato in prestito nel 2014, alla Gazzetta.it

Sei mesi sono bastati ad Adel Taarabt per lasciare un ricordo indelebile nei tifosi del Milan. Il fantasista marocchino, arrivato in prestito nel 2014, ha conquistato il pubblico rossonero con le sue giocate tecniche e il suo talento, nonostante una permanenza breve. Intervistato da Gazzetta.it, l’ex calciatore ha ripercorso quel periodo e ha parlato anche dell’attuale squadra allenata da Ruben Amorim, tecnico che conosce dai tempi del Benfica.

Taarabt ha espresso la propria opinione sul nuovo progetto rossonero, soffermandosi sui giocatori arrivati dal Portogallo come Diego Moreira e Gonçalo Ramos, oltre a ricordare alcuni episodi della sua carriera, compresi i rapporti con campioni come Luka Modric e Kakà.


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IL MILAN DI AMORIM – «Conosco Amorim dai tempi del Benfica, anche se non abbiamo mai giocato insieme. È un allenatore top: ha grande classe ed è molto diretto. Se c’è da mettere qualcuno fuori rosa, lo fa senza problemi. Dice quello che pensa. Prima che firmasse con il Milan, avevo sentito anche la voce di un possibile ritorno al Benfica. Prima o poi, secondo me, lo allenerà. Lo paragono un po’ a Gasperini, per lui il collettivo viene prima del singolo».

IL GIOCATORE ROSSONERO CHE GLI PIACE DI PIÙ – «Diego Moreira è un amico. L’ho conosciuto al Benfica e parla anche marocchino, grazie al compagno di sua mamma. Ci ho parlato prima che firmasse per il Milan. Gli ho detto: ‘Diego, vai in un grande club. Devi avere le spalle larghe perché la pressione è tanta’. Lui queste cose le sapeva già. È un ragazzo umile, sempre sorridente. Nel tempo libero ama ballare e poi quelle treccine lo rendono unico».

IL RUOLO DI MOREIRA E LE SUE QUALITÀ – «È un esterno destro, ha un’intensità incredibile e può fare tutta la fascia. Con Amorim può solo crescere. La doppietta alla Lazio è stata solo un antipasto di quello che vedranno i milanisti. È forte, lo assicuro».

IL GIUDIZIO SU GONÇALO RAMOS – «Un altro caro amico. Non gli ho parlato ultimamente, ma è forte. Anche se non so se sia un vero numero 9. Nel Benfica B giocava da esterno, prendeva palla e partiva. Era un cavallo. Al Milan mi sembra faccia fatica nel lavoro spalle alla porta. Può fare la seconda punta, ma dà tutto per la squadra. Contro la Juve è rimasto troppo solo in area, però penso che con il tempo Amorim riuscirà a valorizzarlo».

IL RICORDO DI MODRIC AL TOTTENHAM – «E mi chiamava ‘Zizou’. Avevo 18 anni e una volta Luka mi disse che ero simile a Zidane per il modo in cui giocavo. Detto da un futuro Pallone d’Oro fa un certo effetto».

IL MANCATO RISCATTO AL MILAN NEL 2014 – «Inzaghi non voleva tenermi. Semplice. In quel periodo ero stato il migliore, con quattro gol e due assist. E lo dico con tutto il rispetto per Robinho, Kakà e Balotelli, che erano giocatori fortissimi. Seedorf mi stimava. Avevamo un rapporto quasi da padre e figlio. L’esordio in Champions contro l’Atletico Madrid me lo ricordo ancora oggi: all’andata feci una partita meravigliosa. Pensavo di essere confermato, invece non fu così e caddi in depressione. Insieme al mancato trasferimento al Psg, sono i due grandi rimpianti che mi porto dietro».

IL CARATTERE E IL TALENTO – «Nessuno mi ha mai visto in allenamento. Facevo sombreri, elastici, doppi passi. Facevo impazzire Mexes. Balotelli mi paragonava addirittura a Neymar. Poi è vero: durante le partite mandavo a quel paese gli allenatori se mi sostituivano quando non volevo. Ma sono sempre stato buono e gentile. Poi fuori dal campo mi divertivo…».

LA VITA FUORI DAL CAMPO A MILANO – «Ristoranti e discoteche. A Milano, dopo le partite della domenica, andavamo all’Hollywood. Lì incontravamo anche tutti i giocatori delle altre squadre. Era divertente».

L’EPISODIO CON KAKÀ – «Era un’esercitazione, attacco contro difesa. Non passai il pallone a Ricky e lui iniziò a urlarmi addosso per diversi minuti. Non la smetteva. A un certo punto gli misi le mani al collo. Persi la testa per un secondo. Alla fine, ci scusammo a vicenda».

IL RAPPORTO CON ABATE – «Parlava sempre. A volte Seedorf mi faceva giocare ala destra e Abate era il terzino. Continuava a rompermi le scatole: ‘Vai di qua, vai di là, attacca, difendi…’. A un certo punto persi la pazienza e gli dissi: ‘Stai zitto!’. Non ce l’aveva con me, però in campo era veramente pesante. Ignazio rimane comunque una persona straordinaria».

LA MANCANZA DI FANTASISTI NEL CALCIO MODERNO – «Ormai i giocatori sono tutti dei cavalli. Corrono e basta».

L’ADDIO AL CALCIO – «Lo scorso dicembre mi sono rotto il crociato con lo Sharjah. Da lì ho detto basta, a 37 anni non ce la faccio più. Ora vivo a Marrakech, ma a breve mi sposterò in Galles: farò il corso allenatori lì».

Le parole di Taarabt raccontano il legame speciale con il Milan e con una fase della sua carriera che ancora oggi ricorda con grande affetto. L’ex rossonero guarda con curiosità al nuovo corso di Amorim, convinto che il tecnico portoghese possa valorizzare i talenti a disposizione e costruire una squadra basata sul collettivo.

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