Inter News 24
·7 luglio 2026
Terremoto in casa De Laurentiis: Aurelio e Luigi indagati per bancarotta

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Giornata di tensione per la famiglia De Laurentiis. Aurelio, patron del Napoli, e suo figlio Luigi, amministratore unico del Bari, risultano indagati dalla Procura della Repubblica di Bari per le ipotesi di reato di false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta. L’inchiesta, coordinata dal procuratore Roberto Rossi, ha portato i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria a eseguire perquisizioni nelle sedi delle due società calcistiche e presso gli uffici della Filmauro a Roma.
Il provvedimento scaturisce da approfondimenti sui bilanci, note integrative e relazioni sulla gestione della società barese. Secondo l’accusa, il Bari — in «perdita sistemica» (circa 30 milioni di euro nel periodo 2019-2025) — sarebbe gravato da un rilevante deficit patrimoniale e da una consistente esposizione debitoria, in assenza di un piano di riequilibrio.
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L’attenzione degli inquirenti si è concentrata sulla cessione del portiere Elia Caprile, avvenuta il 24 luglio 2023 dal Bari al Napoli per 2,2 milioni di euro. Il decreto della Procura evidenzia un’anomalia nella gestione dell’affare: «In particolare, quest’ultima [la società barese] dopo aver acquistato il cartellino del calciatore, per il quale aveva riconosciuto alla cedente premi connessi all’eventuale valore di rivendita, lo vendeva, a sua volta alla correlata [il Napoli], in assenza di qualsivoglia clausola di partecipazione al futuro plusvalore». Il calciatore, dopo un prestito all’Empoli, è stato poi ceduto dal Napoli al Cagliari per 8 milioni di euro, «con realizzazione di una plusvalenza rilevante (circa 7 milioni), totalmente sottratta al Bari».
Oltre ai vertici societari, l’attività ha coinvolto — pur non risultando al momento indagati — tre direttori sportivi e un procuratore: Ciro Polito (ds pro tempore del Bari), Cristiano Giuntoli (ds del Napoli fino al giugno 2023), Mauro Melluso (ds del Napoli dal luglio 2023 al maggio 2024) e l’agente Graziano Battistini. Gli inquirenti ritengono che, nella cessione del calciatore, nel bilancio della società barese siano stati «esposti fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero, ovvero omesse informazioni la cui esposizione era necessaria ai fini di una corretta valutazione della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della predetta società».







































