Inter News 24
·2 giugno 2026
Toldo ad AS: «Mourinho è il migliore di tutti i tempi. Ho rinunciato a tutto per aiutare l’Inter a vincere il Triplete»

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·2 giugno 2026

In una lunga intervista concessa ad AS in occasione della sfida tra le leggende di Inter e Real Madrid, Francesco Toldo ha raccontato alcuni dei capitoli più importanti della sua carriera. Dall’esperienza in nerazzurro al rapporto con José Mourinho, passando per il Triplete del 2010, l’Europeo del 2000 e le occasioni sfumate con Barcellona e Liverpool.
«INTER E REAL MADRID SONO DUE CLUB ACCOMUNATI DALLA RICERCA DELLA QUALITÀ: COSA LI RENDE SPECIALI?» «Inter e Real Madrid sono forse le due squadre che hanno investito di più nella qualità nella storia recente. Guardate la famiglia Moratti, padre e figlio… Sì, dagli anni Sessanta non hanno mai smesso di comprare stelle per forgiare la storia nerazzurra. Il Real Madrid, ancora di più, e lo dimostrano i tanti trofei vinti. Condividono la stessa passione per il calcio e la sua bellezza».
«HA VISSUTO L’ERA MORATTI: QUANTO CONTA OGGI IL FASCINO DI QUELLE DUE SOCIETÀ?» «Credo che quando si guardano i video storici di queste due squadre, si venga pervasi da un po’ di romanticismo. Sì, il Real Madrid ha vinto di più, ma la passione è identica. Ronaldo, Figo, Cambiasso, Seedorf, Roberto Carlos, Zamorano e Santiago Solari hanno giocato in entrambe le squadre. Anche Borja Valero. Sono stati fortunati a far parte di questi due storici club calcistici europei».
«CHE POSTO OCCUPA IL BERNABÉU NELLA STORIA E NEL FASCINO DEL CALCIO MONDIALE?» «Scusate se dico qualcosa di impopolare, ma quando sei un professionista – almeno è così che la vedo io – non vedi la differenza tra uno stadio di altissimo livello e quello del quartiere in cui sei cresciuto. Quando l’arbitro fischia, onestamente, non ci importa se ci sono 100.000 persone a guardarci o nessuno. Siamo concentrati. Questo è quello che facciamo. Lo sappiamo e siamo molto ben preparati. Però sì, il Bernabéu è lo stadio in cui abbiamo battuto il Bayern, ma è anche il luogo in cui puoi sempre affrontare giocatori di altissimo livello. Per me è la sfida definitiva, l’emozione, l’essenza del calcio italiano. Un luogo in cui sai che affronterai il miglior portiere del mondo o uno dei migliori attaccanti del pianeta. Ecco come immagino uno stadio di una certa importanza, anche se ripeto che l’emozione è identica se ami veramente il calcio».
«MOURINHO TORNA AL REAL MADRID: PUÒ ANCORA ESSERE TRA I MIGLIORI?» «Non so se mi credete, ma sono fuori dal mondo del calcio da quando mi sono ritirato. Non lo seguo con contuità. Sì, José ha cambiato squadra diverse volte, ma sono completamente fuori dal giro. Se mi chiedi come lo ricordo, direi che per me, forse, è tra i tre migliori di sempre. Forse addirittura il numero uno al mondo in termini di capacità umane, psicologiche e tecniche. Per me, lo ripeto, è il migliore di tutti i tempi, senza dubbio. Poi c’è anche Sacchi, con l’Italia, e Helenio Herrera, un altro che ha fatto la storia all’Inter. Sì, Arrigo ha rivoluzionato il calcio italiano, ma quello che ha fatto Mourinho… Un uomo preparato sotto ogni aspetto. Mi sono subito trovato in sintonia con lui. Ho sacrificato la mia carriera per dare una mano alla squadra, mettendo a disposizione la mia esperienza, nella ricerca della vittoria finale. Da tempo desideravo ritirarmi, ma sono rimasto per questo motivo. Forse quel fantastico gruppo avrebbe potuto trionfare anche senza di me, ma ho deciso di sacrificarmi per loro e per l’Inter. È stato un onore per me».
«AVRÀ MODO DI RIVEDERE E SALUTARE MOURINHO A MADRID?» «L’ho chiamato una volta quando siamo andati a giocare con le leggende dell’Inter nel nuovo stadio del Tottenham. Lì allenava, ma ha accettato di farmi da assistente. Potrei fare lo stesso a Madrid se ci sarà. Lo chiamerò così potrà venire negli spogliatoi a salutare i suoi amici dell’Inter. Della squadra che ha vinto il Triplete siamo Zanetti, Cambiasso, Maicon, Lucio e Paolo Orlandoni».
«EURO 2000 E LA SFIDA CONTRO L’OLANDA: SI È SENTITO IL MIGLIOR PORTIERE DEL MONDO?» «Quello che dici è vero. Ho capito, nel corso della mia carriera, che dovevo arrabbiarmi davvero per essere inarrestabile. Non era facile, perché richiedeva un notevole dispendio di energie fisiche e mentali. Sì, sono d’accordo, credo ci sia stato un periodo in cui ero il miglior portiere del mondo. Lo dico a me stesso, senza vantarmi. A volte, certi eventi lo dimostravano, altre volte no. Sai, ci sono sempre molte variabili. Anche la squadra gioca un ruolo importante, ma dovevo arrabbiarmi per essere molto più competitivo».
«COSA RENDE DAVVERO GRANDE UN PORTIERE?» «Sì, esattamente. Basta che infonda fiducia alla squadra. Per esempio, quando riceve un retropassaggio da un difensore… Che sia lucido e capace di giocare bene la palla, con un passaggio all’attaccante… Si può essere grandi anche senza parate spettacolari».
«QUANTO È STATO VICINO A FIRMARE PER IL BARCELLONA?» «Era il 2001. Un contratto quinquennale. Stavo per firmare. Mi pagavano molto di più dell’Inter, dove ero arrivato quell’anno dalla Fiorentina. Accettai di rimanere in Serie A. Sono un patriota e volevo vincere titoli in Italia. In quegli anni, noi che venivamo dalla provincia, se facevamo bene, finivamo alla Juve, all’Inter o al Milan. Erano anni d’oro, sì».
«BENÍTEZ LA VOLEVA AL LIVERPOOL: PERCHÉ DISSE NO?» «Sì, Rafa mi voleva in Premier League. Ho detto di no, perché sapevo che prima o poi avrei vinto qualcosa di importante con l’Inter. C’erano delle situazioni strane in Italia e volevo superare questo ostacolo. E ci siamo riusciti».
«COL SENNO DI POI RIFIUTEREBBE ANCORA IL BARCELLONA?» «Guarda, se dai la priorità alla lealtà verso un luogo o una squadra, non ti interessano i soldi che arrivano da altre parti. Né quelli, né niente. Guarda Totti, che avrebbe potuto andare ovunque, ma ha scelto di restare a casa. Il romanticismo nel calcio esiste ed è improbabile che muoia».
«IL CALCIO ROMANTICO ESISTE ANCORA OGGI?» «Ad esempio, guarda l’Inter di oggi, con un nucleo di giocatori che ci sono da molto tempo. Con una serie di vittorie importanti e mantenendo sempre quella solidità».
«PERCHÉ ALCUNI SPAGNOLI HANNO FATTO FATICA AD AFFERMARSI IN SERIE A?» «De la Peña ha fatto bene alla Lazio. Ricordo che, quando giocavamo contro di loro, avevamo molto rispetto per lui. Farinos non ha giocato molto, è vero. Ma quell’Inter aveva delle superstar in quel ruolo. Fisicamente erano fenomenali. Avevamo una squadra competitiva e se arrivava un giocatore importante dall’estero, doveva dare il massimo».
«CHE RICORDO CONSERVA DELLE SFIDE CONTRO IL VALENCIA DI CUPER E FARINOS?» «Sì. Ricordo che una volta fui espulso e, dopo che erano state effettuate tutte le sostituzioni, lui andò in porta con la mia maglia. Gli arrivò alle caviglie. Vincemmo quella partita. Impossibile da dimenticare».







































