Bologna Sport News
·27 settembre 2026
Tra cambio ruolo e nuovo modulo: come Palladino può esaltare Cambiaghi con un’evoluzione alla Saelemaekers

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·27 settembre 2026

Le difficoltà realizzative dell’esterno e la sua applicazione difensiva potrebbero cambiare il futuro di Cambiaghi. L’approfondimento
Talvolta per valorizzare davvero un giocatore, è necessario smettere di considerarlo soltanto per ciò che dovrebbe essere e iniziare a osservarlo per ciò che, sul campo, ha dimostrato di saper fare con maggiore naturalezza. È una riflessione che può riguardare Nicolò Cambiaghi, il cui percorso racconta la parabola di un attaccante vivace, generoso, capace di muoversi con intelligenza sul fronte offensivo e di dare profondità alla manovra, ma ancora lontano, nei numeri della carriera, da una dimensione realizzativa propriamente incisiva.
La sua capacità di arrivare negli ultimi metri non ha infatti trovato, con la necessaria continuità, un corrispettivo nella finalizzazione: un limite che induce a interrogarsi non tanto sull’opportunità di impiegarlo, quanto sul modo più funzionale per trasformare le sue qualità in un vantaggio concreto per la squadra.
Quindi sottrarre Cambiaghi alla necessità di essere costantemente giudicato attraverso il numero dei gol e consegnargli un ruolo nel quale possa incidere attraverso una gamma più ampia di contributi, potrebbe rivelarsi una mossa ideale per esaltare le sue doti e far volare il Bologna.
Infatti un arretramento del raggio d’azione, con conseguente adattamento a esterno di centrocampo, lo priverebbe del compito di finalizzare l’azione, ma gli chiederebbe di rifornire gli attaccanti e ripiegare in difesa andando a formare una linea a cinque in fase di non possesso.
Una soluzione che collima anche con il modulo scelto da Palladino per il suo esordio sulla panchina del Bologna. Oltretutto avendo abilità nel crossare con entrambi i piedi, potrebbe ricoprire l’esterno di centrocampo su entrambe le fasce del 3-4-2-1.
Qualora il tecnico decidesse di cambiare modulo e passare al 4-4-1-1, Cambiaghi potrebbe comunque agire come esterno di centrocampo, con Bernardeschi dietro il riferimento centrale e Orsolini sulla corsia opposta di centrocampo ma con compiti differenti. Un’evoluzione alla Saelemaekers per intederci, che potrebbe attribuire all’ex Empoli il ruolo di equilibratore della squadra.
Un primo indizio sulla buona riuscita di questo suggerimento tattico l’ha fornito la partita di esordio dell’Italia in Nations League, persa 0-2 contro il Belgio. In quell’occasione il ct Mancini ha optato per un 4-3-3 mascherato: la scelta di Calafiori come terzino e delle due punte ha difatti evoluto il modulo in un 3-5-2, in cui Cambiaghi ha coperto tutta la fascia, rivelandosi tra i migliori e servendo due buoni rifornimenti, non capitalizzati, dagli attaccanti.
Perché se la sua carriera suggerisce che la finalizzazione non rappresenti ancora il terreno sul quale può garantire maggiore continuità, è altrettanto vero che corsa, intensità, applicazione e disponibilità al sacrificio possono diventare armi di notevole valore quando vengono incastonate in un sistema capace di esaltarne anche le qualità difensive.







































