Calcio e Finanza
·22 maggio 2026
Tra lo stop ai casi tipo Chelsea e la stretta sulle multiproprietà: le novità del regolamento UEFA sul FPF

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·22 maggio 2026

L’approvazione è arrivata nei giorni scorsi dal Comitato Esecutivo UEFA e non rivoluziona il Financial Fair Play europeo, ma introduce una stretta mirata su alcuni dei temi più controversi emersi negli ultimi anni: dai casi Chelsea e multiproprietà fino alla trasparenza sugli assetti societari dei club.
Il nuovo “UEFA Club Licensing and Financial Sustainability Regulations – Edition 2026”, che entrerà in vigore dal 1° giugno 2026, interviene soprattutto sui margini interpretativi che diversi club avevano imparato a sfruttare negli ultimi anni.
La novità più rilevante riguarda probabilmente il trattamento delle attività extra-calcistiche e, indirettamente, casi come quello del Chelsea di Todd Boehly e Clearlake Capital. Negli ultimi anni il club londinese aveva migliorato i propri conti attraverso la cessione di due hotel di Stamford Bridge a una società collegata alla proprietà, operazione consentita dalle regole inglesi ma finita inevitabilmente sotto osservazione anche in ambito UEFA.
Con il regolamento 2026, Nyon introduce una distinzione molto più precisa tra attività “related to the club” e attività “not related to the club”, definendo quali business possano effettivamente essere considerati parte dell’ecosistema del club nel calcolo della sostenibilità finanziaria.
Rientrano nel perimetro ammesso – a determinate condizioni – attività come concerti allo stadio, hotel adiacenti agli impianti, ristoranti brandizzati, palestre o spazi commerciali direttamente collegati al club. Restano invece fuori business non strettamente calcistici come real estate development (quindi operazioni immobiliari, come nel caso della vendita degli hotel), casinò o attività retail indipendenti. Una modifica che sembra andare anche nella direzione di limitare operazioni infra-gruppo utilizzate per migliorare artificialmente i bilanci, chiarendo cosa possa davvero essere considerato “club related” ai fini UEFA.
Ma il regolamento introduce anche una stretta sulla multiproprietà e sulla governance. L’articolo 64 cambia titolo e approccio: non più soltanto “ultimate controlling party” e beneficiario finale, ma un nuovo capitolo dedicato a “Ownership and governance”. I club dovranno indicare non solo chi controlla economicamente la società, ma anche i soggetti responsabili della governance – organi amministrativi, manageriali e di supervisione – oltre a comunicare in modo più dettagliato eventuali cambiamenti societari intervenuti tra la chiusura del bilancio e la presentazione della documentazione UEFA. L’obiettivo è aumentare la trasparenza sui legami societari e sui soggetti che esercitano influenza, in un contesto in cui i gruppi multi-club sono sempre più diffusi. Basti pensare ai modelli City Football Group, INEOS, BlueCo o Red Bull.
Accanto a questi interventi, il Comitato Esecutivo UEFA ha approvato anche una serie di modifiche più tecniche ma significative. Tra queste, nuove disposizioni mediche e anti-doping – dall’obbligo di assicurazione sanitaria per i giocatori alla partecipazione della prima squadra a eventi formativi sul doping –, un aggiornamento delle regole contabili sugli scambi di calciatori per evitare penalizzazioni di operazioni considerate genuine, oltre ad aggiustamenti nel calcolo dello squad cost ratio, il rapporto tra costo della rosa e ricavi. Infine, la UEFA ha inoltre rivisto alcuni criteri di mitigazione delle sanzioni per i club eliminati nei preliminari delle competizioni europee e “retrocessi” in tornei meno prestigiosi.
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