Calcio e Finanza
·2 giugno 2026
Tra soldi, cultura e talento: le previsioni di UniCredit sui Mondiali 2026

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·2 giugno 2026

Si può prevedere il risultato di un Mondiale di calcio con gli strumenti dell’economia? È la domanda da cui parte The Investment Institute by UniCredit nel report “Football forecasts and World Cup banana skins”, un esercizio costruito su un modello razionale per stimare le chance delle nazionali alla Coppa del Mondo 2026.
Il torneo che si giocherà tra Stati Uniti, Canada e Messico sarà il più grande di sempre: 48 squadre, 104 partite, tre Paesi ospitanti, 16 città coinvolte e distanze enormi da coprire. La massima distanza tra due stadi, quella tra Vancouver e Miami, è di quasi 4.500 chilometri, paragonabile alla tratta Londra-Baghdad. Un elemento che renderà il Mondiale non solo una competizione sportiva, ma anche un test logistico e climatico, tra viaggi, fusi orari, caldo, umidità e adattamento ambientale.
La novità del formato cambia anche la struttura competitiva. Le 48 nazionali saranno divise in 12 gironi da quattro squadre: passeranno le prime due di ogni gruppo e le otto migliori terze. Questo significa più partite, più incroci a eliminazione diretta e più possibilità che una favorita inciampi contro una squadra teoricamente inferiore. UniCredit definisce questo rischio con l’espressione “banana skins”, le classiche bucce di banana su cui anche le grandi possono scivolare.
Il cuore del report è però economico. Gli autori provano a costruire una sorta di “funzione di produzione calcistica”, prendendo in considerazione i fattori che possono spiegare il successo di una nazionale. Il punto di partenza è intuitivo: il denaro conta. Paesi più ricchi possono investire in centri sportivi, infrastrutture, medicina, preparazione atletica, tecnologia e staff specializzati. Ma il calcio, sottolinea il report, non è la Formula 1: non serve una galleria del vento da miliardi per scoprire un grande talento.
Proprio per questo, variabili come PIL, PIL pro capite e popolazione vengono messe alla porta dal modello finale. La ricchezza aiuta, ma non garantisce il successo. Allo stesso modo, avere tanti abitanti significa in teoria poter contare su un bacino più ampio di potenziali giocatori, ma il dato grezzo sulla popolazione non basta. Conta molto di più quante persone giochino davvero a calcio e quanto il calcio sia centrale nel sistema sportivo di un Paese.
Da questo punto di vista, il Mondiale 2026 offre esempi evidenti. Curaçao, con circa 150mila abitanti, sarà la nazione più piccola di sempre a partecipare a una Coppa del Mondo maschile. Capo Verde, con circa mezzo milione di abitanti, sarà la terza più piccola dopo l’Islanda del 2018. Due qualificazioni che, secondo UniCredit, mettono in crisi qualsiasi previsione basata esclusivamente sulla dimensione demografica.
Il fattore davvero decisivo è la cultura calcistica. Alcuni Paesi vivono il calcio come parte della propria identità collettiva: Brasile, Argentina, molte nazioni europee e diverse realtà africane ne sono esempi chiari. In queste aree il calcio non è solo uno sport, ma un sistema sociale, culturale ed economico che produce giocatori, allenatori, competenze e aspettative. Per misurare questo elemento, il report utilizza come proxy gli anni di affiliazione alla FIFA, un indicatore imperfetto ma utile per capire da quanto tempo il calcio sia radicato a livello istituzionale.
Un altro elemento chiave è il vantaggio di giocare in casa, o comunque nello stesso continente. Nella storia dei Mondiali, in 13 edizioni su 22 la nazionale ospitante è arrivata almeno tra le prime quattro. Sei volte ha addirittura vinto il torneo:
Per il 2026 questo dato diventa particolarmente importante per Stati Uniti, Canada e Messico, ma più in generale per le squadre del continente americano, favorite da minori problemi di adattamento rispetto alle europee.
Il modello tiene poi conto della persistenza dei risultati. Le nazionali forti tendono a restare competitive per più cicli, perché il successo deriva da un accumulo di capitale umano: generazioni di giocatori, sistemi tecnici, esperienza internazionale e strutture federali. Gli esempi richiamati sono la Croazia, seconda nel 2018 e terza nel 2022, e la Francia, campione nel 2018 e finalista nel 2022. Per misurare questa continuità, UniCredit considera i punti ottenuti nell’ultimo Mondiale e la presenza in finale agli ultimi Europei o alla Copa America.
Infine, c’è il talento giovanile. Il report considera le prestazioni delle nazionali Under 17 e Under 20 come un indicatore della capacità di produrre futuri giocatori per la nazionale maggiore. È qui che viene citata anche l’Italia, assente per il terzo Mondiale consecutivo ma forte di risultati importanti a livello giovanile: finale al Mondiale Under 20 nel 2023, vittoria dell’Europeo Under 19 nel 2023 e successo nell’Europeo Under 17 nel 2024. Segnali che, secondo la logica del modello, potrebbero produrre effetti positivi nel medio periodo.
Le previsioni finali sono interessanti perché non coincidono del tutto con il sentiment dei mercati. Secondo il report, infatti, la finale del Mondiale 2026 sarà ancora Argentina-Francia, come nel 2022, e a vincere sarà nuovamente l’Argentina. In questo scenario, la nazionale albiceleste diventerebbe la terza squadra nella storia a vincere due Mondiali consecutivi, dopo l’Italia nel 1934 e 1938 e il Brasile nel 1958 e 1962.
Le semifinaliste previste dal modello sono Argentina, Francia, Brasile e Spagna. La Francia batterebbe la Spagna in semifinale, mentre l’Argentina supererebbe il Brasile in una sorta di “Clásico” sudamericano. Nella finale per il terzo posto, il Brasile avrebbe la meglio sulla Spagna.
Tra gli scenari più sorprendenti c’è il percorso di Stati Uniti e Canada, che secondo il modello arriverebbero fino ai quarti di finale, spinti anche dal vantaggio continentale. Agli ottavi, invece, la Germania dovrebbe incrociare la Francia, un accoppiamento durissimo che gli stessi autori del report definiscono con una certa preoccupazione.
Il modello assegna spazio anche alle outsider. Curaçao, Haiti e Uzbekistan, ad esempio, vengono indicate tra le squadre in grado di raggiungere il turno dei 32. È uno degli effetti del nuovo formato allargato: più nazionali, più combinazioni, più matematica legata alle migliori terze e più possibilità di sorprese.
UniCredit sottolinea però che nessuna previsione può eliminare l’imprevedibilità del calcio. Infortuni, cali di forma, rigori, errori arbitrali, scelte degli allenatori e singoli episodi possono ribaltare qualsiasi modello. Il Mondiale 2022 lo ha dimostrato con la sconfitta dell’Argentina contro l’Arabia Saudita nella fase a gironi e con la corsa del Marocco fino alla semifinale.
Il messaggio conclusivo è quindi doppio. Da un lato, il successo calcistico non è completamente casuale: cultura, storia, talento, risultati recenti e vantaggio ambientale contano più della semplice ricchezza o della popolazione. Dall’altro, il Mondiale 2026 sembra disegnato apposta per mettere in difficoltà ogni previsione, con più squadre, più partite e più variabili logistiche rispetto al passato.
Secondo il modello di UniCredit, alla fine vincerà ancora l’Argentina. Ma nel calcio l’ultima parola non spetta mai ai modelli: spetta al campo.







































