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·23 settembre 2026

Trionfini sui giovani dell'Unión: «Non massacrateli se va male»

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Alejandro Trionfini, Direttore tecnico della squadra riserve dell’Unión, ha parlato nel programma ADN su Radio Gol 96.7 in vista del classico santafesino che si giocherà questo venerdì nel centro sportivo del Colón. L’allenatore ha analizzato come si vive la settimana che precede il derby, l’attuale infrastruttura del club e il processo di maturazione dei giovani in un mercato in cui la società ha venduto molti calciatori cresciuti in casa.

Il valore del classico e la convivenza scolastica in città

In vista della partita di venerdì nel centro sportivo sabalero, il tecnico ha sottolineato che, sebbene faccia parte di un calendario di 36 partite e venga preparata con normalità, «è una bella partita, i ragazzi la aspettano, la vogliono giocare». Tuttavia, ha chiarito che nel suo stile di lavoro non puntano su carichi emotivi eccessivi, ma su «metterli in campo e cercare di andare a giocarsela sempre allo stesso modo, ovunque sia, cercando sempre di vincere».


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Analizzando cosa distingue questa sfida nel campionato riserve, Trionfini ha lasciato un’interessante immagine dell’idiosincrasia locale: «Sono tutti ragazzi, tifosi contro tifosi, ragazzi che si incrociano fin dalla categoria Under 15 o addirittura dai Pulcini. Molti condividono la scuola, vanno alla stessa scuola serale, condividono le aule e sono compagni di classe, ma questa rivalità esiste perché sono ragazzi che si incrociano continuamente». Allo stesso modo, ha sottolineato l’importanza di «civilizzare questa partita» per mantenerla entro i normali limiti regolamentari.

La struttura dell’Unión e il rapporto con lo staff tecnico della Prima squadra

Il coordinatore e allenatore ha dato enorme valore alla crescita logistica del club, assicurando che la squadra riserve ha «tutte le necessità coperte» e lavora con una struttura parallela a quella della Prima Divisione. «Abbiamo due campi molto buoni per quanto riguarda il terreno di gioco da Prima squadra, una palestra a disposizione e uno staff ampio con assistenti, preparatori atletici, sala medica, psicologo, nutrizionista e magazzinieri nel centro sportivo. L’Unión, dal punto di vista del lavoro interno, è al livello di ottime istituzioni», ha spiegato.

Per quanto riguarda il rapporto quotidiano con Leonardo Madelón e Nicolás Vazzoler, Trionfini ha evidenziato che gli staff tecnici procedono in parallelo ma si incrociano continuamente. Ha elogiato l’attualità dell’allenatore della Prima squadra, definendolo «un tecnico riconosciuto, molto intelligente nell’impostare le partite e con un ottimo rapporto con il giocatore», e ha sottolineato l’impatto positivo di Vazzoler, il cui arrivo «ha fatto molto bene all’Unión e allo staff tecnico».

Il salto in Prima squadra: entusiasmo, continuità e il «pacchetto» formativo

Interpellato su come i ragazzi della riserva assimilino le recenti cessioni di calciatori del club e il rapido passaggio di alcuni compagni alla rosa professionistica, Trionfini ha ammesso che lo vivono «con molto entusiasmo perché vedono la porta aperta». In ogni caso, ha avvertito che il calcio professionistico resta un ambiente estremamente selettivo, in cui è necessario accumulare molti meriti.

Il tecnico ha insistito sulle marcate differenze di esigenze che esistono tra le due categorie, soffermandosi sui seguenti aspetti dello sviluppo dei ragazzi del settore giovanile:

  • Il periodo di adattamento: «I giovani hanno bisogno di un periodo di adattamento, di quella che si chiama esperienza. L’esperienza significa entrare in un ambiente che non si conosceva così bene, cercare di fare il proprio, e lungo questo percorso ci sono errori, situazioni e apprendimenti».
  • La mancanza di continuità: «Questo è forse ciò che ai giovani non sempre accade: le prestazioni dei giovani non sono sempre costanti quando giocano in Prima Divisione per un torneo intero».
  • Il contesto della squadra: «C’è sempre un punto che è fondamentale nell’inserimento dei giovani in prima squadra: la prima squadra deve accompagnarli. Quando la prima squadra sta vivendo un buon momento, i giovani normalmente rendono molto di più».
  • Il tempo stimato in Riserva: Concordando in parte con la visione dei coordinatori locali, Trionfini ha stimato che serva un rodaggio prudente prima di compiere il salto definitivo: «In riserva serve solidità, io calcolo, almeno che giochino un anno, un anno intero sono 36 partite».

Infine, l’allenatore della riserva tatengue ha concluso che il successo di un giovane dipende da una combinazione di fattori che va oltre l’aspetto calcistico: «Perché un giocatore possa arrivare in Prima squadra sono fondamentali tre cose: il rendimento attuale del giocatore, il gradimento dell’allenatore e la necessità nel ruolo». Di fronte a ciò, ha chiesto pazienza e sostegno per i ragazzi del vivaio:

Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🇪🇸 qui.

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