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·27 novembre 2025

Troppi progetti in difficoltà: il fondo saudita PIF a corto di liquidità

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A seguito dell’incontro alla Casa Bianca con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman ha promesso investimenti negli USA per 1.000 miliardi di dollari, senza però aggiungere ulteriori dettagli.

Ma la situazione del fondo PIF, il fondo governativo primario per gli investimenti che controlla anche alcune società di calcio locali (compreso l’Al Nassr in cui milita Cristiano Ronaldo) e il Newcastle, sarebbe in crisi di liquidità sul fronte della garanzia di nuovi investimenti. A riportarlo è il quotidiano statunitense New York Times.


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Negli ultimi mesi, infatti, il principe e i suoi collaboratori hanno speso una importante somme di denaro in progetti finanziari all’estero, e non solo, che sarebbero però ora in difficoltà e non genererebbero alcun profitto. La maggior parte della liquidità è stata investita nel progetto Neom, un’enorme regione utopistica nel nord dell’Arabia Saudita che avrebbe dovuto includere robot lavoratori, una stazione sciistica e spiagge di marmo frantumato, nonché uno stadio avveniristico e sospeso, ma che invece si è scontrata con montagne di ritardi.

Poi ci sono ulteriori investimenti che sembrano essere sulla strada giusta, ma comunque lontani ancora dall’essere completamente operativi e quindi in grado di generare profitti: una catena di caffè con un solo negozio e l’ambizione di esportare chicchi in Austria; una compagnia di crociere con una sola nave; e un’azienda di veicoli elettrici avviata tre anni fa che non ha ancora consegnato un’auto. Tutto questo è sopportabile grazie alla grandissima ricchezza del regno mediorientale, ma comunque le riserve di liquidità sono ritenute scarse. E poi c’è la questione del petrolio.

Negli ultimi tempo la capacità di produzione del greggio da parte dell’Arabia Saudita è fortemente limitata da accordi geopolitici per ridurre l’offerta e dal basso prezzo del petrolio in generale. Il governo sta accumulando un crescente deficit di bilancio e ricorrendo al debito per mantenere le promesse interne del principe Mohammed. Sebbene il PIF dichiari di detenere quasi 1.000 miliardi di dollari in attività, una parte enorme del suo portafoglio è vincolata in asset difficili da vendere, per i quali non esistono valutazioni pubbliche disponibili.

Nelle ultime ore, un portavoce del fondo, Marwan Bakrali, ha dichiarato di poter disporre di 60 miliardi di dollari in contanti e strumenti finanziari simili, definendo PIF «molto liquido secondo gli standard regionali». Ma dietro le quinte, il fondo governativo ha dato istruzioni per una ristrutturazione delle sue attività sotto la sempre vigile attenzione del principe ereditario bin Salman.

Proprio il principe, secondo le indiscrezioni, avrebbe licenziato il responsabile di almeno uno dei progetti più in difficoltà, Neom. Nel frattempo, il fondo sta tagliando drasticamente le proiezioni finanziarie interne per vari investimenti, inclusa una serie di resort di lusso sul Mar Rosso che sono perlopiù vuoti. Il consiglio sta anche elaborando piani per agire diversamente in futuro, investendo in aree più convenzionali come azioni e obbligazioni quotate. L’obiettivo è raddoppiare le dimensioni del fondo, arrivando a 2.000 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni, anche se non è chiaro quanto di quell’aumento deriverebbe dai rendimenti e quanto da nuovo denaro del governo saudita.

Nell’ultimo periodo, il più grande investimento del PIF questo autunno è stato un’offerta per una quota di controllo nel più grande produttore mondiale di videogiochi, Electronic Arts. I rappresentanti del PIF affermano che si tratta di un investimento a lungo termine che raddoppierà il proprio valore. Dal 2015, da quando Mohammed bin Salman gestisce PIF, c’è stato un costante versamento di liquidità da parte del governo saudita nel fondo. A questo si aggiungono i numerosi prestiti e il dirottamento di parte dei ricavi dovuti alla vendita del petrolio, che attualmente, secondo le stime, equivalgono a 500 milioni di dollari al giorno. A oggi, PIF ha oltre 3.000 dipendenti e il suo rapporto annuale, pubblicato in agosto, indica che i ricavi sono aumentati del 25% nell’anno precedente. Risorse che però non basterebbero per far fronte agli ingenti, e numerosi, investimenti portati avanti da PIF in questi anni, di cui pochi, al momento, fruttano ricavi, limitando così la disponibilità a farne di nuovi.

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