Anfield Index
·13 settembre 2026
Un big del Liverpool critica la mentalità dopo il pari col Fulham

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·13 settembre 2026

Ci sono pareggi a reti inviolate che hanno ritmo e intensità, e ci sono pareggi a reti inviolate che lasciano uno stadio a stropicciarsi gli occhi e a chiedersi dov’è finita la scintilla. Questo è stato il secondo caso. Lo 0-0 del Liverpool con il Fulham ad Anfield è sembrato un pomeriggio in cui l’ambizione continuava a sbattere contro la nebbia, in cui l’urgenza era smorzata e in cui uno dei pochi uomini in rosso a uscire davvero con merito è stato il portiere.
Alisson Becker non si è nascosto dopo la partita. In una prestazione di squadra priva di ritmo, incisività e mordente, ha offerto un giudizio privo di qualsiasi conforto. “Non abbiamo giocato bene e non siamo contenti di questo.” È stata una di quelle frasi che dicono subito la verità. Niente giri di parole, nessuna ricerca di scuse facili, nessun tentativo di far passare una prova piatta come un punto guadagnato.
Il Liverpool arrivava a questa partita inseguendo la terza vittoria consecutiva, ma si è invece trovato soffocato da un Fulham organizzato, disciplinato e con le idee chiarissime. I padroni di casa hanno avuto fasi di possesso e momenti di pressione, ma troppo spesso sono sembrati una squadra che cercava di tirare fuori musica da uno strumento scordato.
Il contributo dello stesso Alisson è stato significativo. Ha compiuto parate importanti ed è rimasto in piedi in uno dei momenti più tesi della partita, dopo che il Liverpool si era messo nei guai giocando in modo pericoloso nella propria area. Eppure anche allora la sua reazione non è stata quella di puntare il dito. Ha riportato l’attenzione sugli standard, sulla responsabilità collettiva, sulla necessità di reagire meglio quando il piano iniziale comincia a incrinarsi.
Ha ammesso che ci sono stati momenti negativi anche da parte sua oltre che dell’intera squadra, e questa onestà è stata importante. Il Liverpool a tratti è stato impreciso nel possesso, incerto nel pressing e incapace di trasformare le intenzioni in pressione continua. Ha inseguito la partita senza mai prenderne davvero il controllo.
Questo si è visto soprattutto nel primo tempo, quando sembrava che venisse spesa troppa energia nel cercare di pressare nel modo giusto e che da tutto ciò arrivasse troppo poco. Il Fulham è riuscito a uscire da abbastanza di quelle situazioni da innervosire il pubblico e ricordare al Liverpool che il solo impegno non basta a dare struttura. Correre tanto è una cosa, correre bene è un’altra.

Foto: IMAGO
C’è stata anche frustrazione per la scarsità di occasioni nitide. Per una squadra con le risorse e l’ambizione offensiva del Liverpool, questa è stata una prestazione spuntata. Ad Anfield l’aspettativa non è semplicemente dominare il territorio, ma trasformarlo in pericolo. Troppo spesso è mancato l’ultimo passaggio, i movimenti sono stati fuori tempo oppure il ritmo è calato proprio quando avrebbe dovuto alzarsi.
Siamo agli inizi dell’era Andoni Iraola, e questo contesto conta. Un cambio di allenatore porta sempre con sé un periodo di adattamento, anche nei club che pretendono coerenza immediata. I sistemi cambiano, le distanze si modificano, le abitudini vengono messe in discussione e i giocatori devono assimilare nuove indicazioni mentre i risultati continuano a essere giudicati con la stessa vecchia impazienza.
Alisson ha chiarito che Iraola mantiene la fiducia della rosa. Ha parlato con calore dell’influenza del tecnico, del suo lavoro sul campo di allenamento e della sua capacità di correggere i problemi a gara in corso, citando il modo in cui il Liverpool ha reagito dopo l’intervallo a metà settimana. Questo sostegno è importante, perché questa squadra è ancora nel processo di capire cosa vuole essere sotto la nuova guida.
Ma al Liverpool la comprensione dura poco. Alisson lo sa, lo spogliatoio lo sa e Anfield di certo lo sa. L’adattamento può richiedere tempo, ma il tempo è proprio la merce che il calcio d’élite concede più raramente. Tre pareggi restando imbattuti soddisferebbero alcuni club. Al Liverpool, tendono piuttosto ad attirare scrutinio.
Si è parlato anche del peso del calendario. Una grande sfida europea a metà settimana, una partita di Premier League il sabato sera, un’altra gara martedì, poi un’altra domenica: questo è il ritmo che mette alla prova non solo la condizione fisica ma anche la mentalità. Alisson non ha negato che queste partite tolgano qualcosa ai giocatori. Si è limitato a insistere sul fatto che gestire questo carico fa parte del prezzo da pagare per qualsiasi squadra con ambizioni serie.
Questo è sembrato il punto chiave. Il Liverpool può parlare di stanchezza, ma non può nascondersi dietro di essa. Se vuole competere su tutti i fronti, deve trovare il modo di esprimere qualità e intensità con regolarità incessante. Il messaggio del portiere è stato abbastanza chiaro: l’atteggiamento mostrato contro il Fulham non è stato all’altezza degli standard richiesti.
Non c’è comunque alcun senso di panico. Piuttosto un senso di irritazione, di impazienza, di un gruppo consapevole di aver lasciato per strada qualcosa. La porta inviolata è stato un piccolo aspetto positivo, ma non è stata presentata come una consolazione su cui soffermarsi. Il problema più grande è stata l’assenza di quel margine, di quell’autorità e di quella convinzione che separano un pomeriggio discreto da uno vincente.
Il Liverpool resta una squadra di grande qualità e con rinnovata speranza sotto Iraola. La rosa è talentuosa, l’ambiente è sano e c’è entusiasmo attorno alla direzione intrapresa. Eppure tutto questo dovrà prima o poi riflettersi dove conta davvero: sul campo, in partite di campionato difficili come questa, quando gli avversari sono compatti e la strada verso la vittoria va scavata, non concessa.
Anfield ha sempre apprezzato l’onestà quasi quanto l’eccellenza. Alisson ha offerto la prima dopo il Fulham. Ora il Liverpool deve ritrovare la seconda. La prossima partita arriva in fretta, come sempre, e con essa un’altra occasione per dimostrare che questo pareggio è stato un fastidio e non un presagio.
Per ora, ciò che resta è la valutazione schietta del portiere: “Non abbiamo giocato bene e non siamo contenti di questo”. I tifosi del Liverpool saranno d’accordo. E si aspetteranno anche una reazione immediata.
Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🏴 qui.
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