🎙️ Vicenza, Stefano Rosso: "Merkaj? Un'opportunità che abbiamo colto. Sulle critiche..." | OneFootball

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·3 settembre 2026

🎙️ Vicenza, Stefano Rosso: "Merkaj? Un'opportunità che abbiamo colto. Sulle critiche..."

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Stefano Rosso, presidente del Vicenza ha parlato a 360 gradi, toccando diversi argomenti, a partire dal futuro: «Porte aperte agli investitori, da soli non riusciamo a realizzare una grande opera come il nuovo Menti».

Di seguito la sua intervista al Giornale di Vicenza:


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Bilancio sul mercato

Presidente, nuovi acquisti e budget da rispettare, è andata come voleva?Innanzitutto dico che finalmente il mercato si è chiuso, fa solo confusione. Non si può tenerlo aperto a campionato iniziato, credo sia una formula da rivedere. Destabilizza squadra, ambiente, tifosi ora per fortuna parla il campo. Abbiamo fatto il mercato che volevamo fare con l’infortunio di Tsadjout era rimasta scoperta una casella in attacco e siamo intervenuti per alzare a qualità della rosa. Siamo più che soddisfatti. Il budget è stato costruito in base alle necessità richieste dall’area tecnica e non ci siamo risparmiati. Questa società ha sempre investito molto ed è successo che quando abbiamo speso di più siamo retrocessi e quando abbiamo investitomeno siamo saliti in serie B.

Quindi per lei contano altri fattori?Certo, non conta cosa si fa ma come lo si fa, il calcio ci ha insegnato che bisogna spendere con equilibrio, conta il campo e come si lavora. I campionati sono pieni di squadre da extra budget che poi deludono. Secondo me si sbaglia focus, i soldi sono importanti ma è più importante l’organizzazione e il modo di lavorare, guardare solo al budget è un errore di principio. Detto questo, la società ha sempre investito in ogni campionato coinvolgendo i soci con l’obiettivo di spendere bene su un budget concordato.

L'acquisto di Silvio Merkaj

L’operazione Merkaj è stata onerosa, cosa vi ha spinto a investire così tanto?Avevamo la necessità di portare a casa un attaccante, Merkaj è sempre stato un obiettivo ma serviva la volontà di tutti, le caselle si dovevano incastrare e nell’ultimo giorno si è aperta l’opportunità giusta a partire dalla volontà del Südtirol. È stato un mercato strano che ti spinge ad operare all’ultimo minuto, quello che prima rappresenta un ostacolo, poi diventa un’opportunità come nel caso di Merkaj. E poi a frenarci sono state le uscite, eravamo vincolati dalle cessioni necessarie che sono arrivate a fine mercato.

A questo punto qual è l’obiettivo di classifica?Vogliamo salvarci il prima possibile e poi vedremo quello che verrà. Ma dobbiamo restare uniti: società, tifosi, ambiente devono essere compatti come lo siamo stati l’anno scorso.

Sulla cessione di Broggian al Como

Perché è stato venduto Broggian, può fare chiarezza su questa operazione?Prima di tutto va detto che noi non volevamo venderlo. Il Como è tornato alla carica tre volte per portarlo a casa e di fronte all’aumento dell’offerta abbiamo valutato due cose. Quel forte interessamento ci avrebbe aiutato a fare mercato, e poi abbiamo ragionato sul futuro del ragazzo. Qui non avrebbe avuto spazio se non per qualche scampolo di partita, mentre adesso ha la possibilità di giocare in serie A o in Europa. Era la cosa giusta per tutti, un’opportunità per lui e per noi.

In molti si chiedono perché si è arrivati al gong di mercato per chiudere la campagna trasferimenti quando il Lane aveva mesi di tempo per programmare.Se guardiamo bene, siamo arrivati in ritiro a Bedollo con l’80% della rosa, quello che ci ha rallentato sono state le operazioni da fare in uscita e l’infortunio di Frank. Ripeto, è stato un mercato dormiente per un oltre un mese e si è acceso negli ultimi due giorni con tutti i club che dovevano far quadrare bilanci e rose. Noi siamo stati compatti fin dal primo momento, il progetto Vicenza di quest’anno è nato con l'input dell’area tecnica, la proprietà era tutta d’accordo.

Sulle critiche dei tifosi

Molti tifosi erano critici nei confronti della società per l’andamento del mercato, è un problema di aspettative o del far west che si scatena sui social?Credo sia un mix di cose, in generale non ci si rende conto delle difficoltà che si ha nel fare calcio e delle crisi economica che tocca l’Italia. Mettere pressione sulla società è l’ultima cosa da fare, dobbiamo tutti avere un approccio più sereno, questa proprietà ha sempre dimostrato di lavorare per il bene del Vicenza, abbiamo dato tanto alla città e soprattutto abbiamo ridato dignità ai tifosi che dopo gli anni bui avevano smarrito la passione per il Lane. In società ci mettono tutti l’anima, ho passato mesi a non dormire per i risultati della squadra, come presidente mi sento il “primo” tifoso del Vicenza. A volte penso che siccome il nostro cognome è Rosso, la gente pensa che i soldi piovono dal cielo. Non è così, l’impegno della mia famiglia e dei soci è quello di fare le cose per bene per rispetto della storia del Vicenza e dei tifosi. Siamo qui per dare una mano ma non siamo “Paperon de paperoni”, serve razionalità, calma, evitiamo inutili tensioni. Dobbiamo essere compatti.

Sul futuro societario

Presidente, il Vicenza è in vendita?Stiamo cercando persone che ci aiutino a portare avanti il progetto Vicenza. Le porte sono aperte da sempre ma oggi siamo solo e solo noi, ma se vogliamo alzare il livello servono investitori perché da soli non ce la facciamo. Il salto di categoria è legato anche al nuovo stadio ma servono investimenti veri. Per dare un’idea lo studio di fattibilità del 2021 prevedeva tre scenari con investimenti che andavano dai 60 ai 100 milioni, sei anni dopo i costi sono esplosi.

La solidità della società è dunque il presupposto per tentare di andare in serie A Sì, ma con i passi giusti e senza frenesia. In Italia meno del 40% dei club è longevo quanto noi, abbiamo un’idea chiara: crescere di anno in anno, dare continuità al progetto Vicenza, se c’è continuità si può progettare il futuro e noi siamo qui per questo. I risultati sportivi sono la conseguenza della buona gestione. Presto sarà realizzato il centro sportivo a San Lazzaro dedicato alle Giovanili del Vicenza, è un altro mattone.

Otto anni da presidente, a questo punto quali sono i personali obiettivi?Il primo l’ho raggiunto. I tifosi hanno riconquistato dignità dopo gli anni bui, vengono allo stadio felici, vedere tanti bambini con la maglia del Lane è la cosa più bella che abbiamo realizzato. Poi mi piacerebbe essere il presidente che ha riportato il Vicenza in seri A e in ultima, il grande obiettivo è quello di regalare alla città e ai tifosi lo stadio nuovo. Voglio farlo per la gente, per tutto l’amore che hanno per questi colori.

Il Comune ha annunciato che tra un mese potrebbero iniziare i lavori in curva Nord per trovare duemila posti da destinare ai tifosi vicentini. È possibile che siano disponibili per il girone di ritorno?Me lo auguro davvero. Noi abbiamo presentato il progetto qualche mese fa, per noi si tratta di un’urgenza ma lo stadio non è nostro. In questo momento ci stiamo rimettendo noi e i tifosi.

Sulla sconfitta del Partenio

Torniamo al campo, come si spiega la prestazione di Avellino dopo la vittoria esaltante contro il Catanzaro?Ha fatto la differenza la qualità dell’avversario, ci stiamo ancora adattando alla categoria, forse ad Avellino c’è stato un eccesso di zelo, quasi dovessimo dimostrare di dover fare di più. Penso invece che in campo conta soprattutto l’equilibrio. La nostra forza è sempre stata la compattezza in campo, l’atteggiamento, la mentalità, la fase difensiva e la concentrazione dei singoli. Se sei lungo ti infilano come è successo.

Su mister Gallo

Conosce Gallo da vicino, un aggettivo per rappresentarlo?L’ho scelto io, mi ha convinto il suo carattere, è uomo onesto intellettualmente e senza compromessi, dice quello che pensa ma con grande equilibrio. Sa perfettamente dove si trova, non ti chiede di più di quello che può ottenere. È un uomo e un allenatore molto determinato che sa dove vuole arrivare e con noi ha avuto un approccio ottimo, con la dirigenza, la proprietà e staff. Ho sempre apprezzato la sua schiettezza. La cosa importante è che tutto è condiviso nell’ambito delle diverse responsabilità.

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